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Il folk, la musica ribelle, in un libro di Goffredo Plastino

Scritto da on 17 giugno 2016 – 08:23nessun commento

All’inizio furono i Re Niliu. Una band, ma soprattutto un metodo, quello della ricerca sul campo nelle tradizioni musicali del Sud d’Italia, ascoltando i suonatori tradizionali, studiando gli strumenti, il tutto pazientemente ripreso, fotografato, catalogato. Sulle orme di Lomax e Carpitella, che riuscirono a documentare l’enorme ricchezza della musica etnica italiana. Poi l’esperienza con i Re Niliu si chiuse ma a Goffredo Plastino la passione per questo genere di musica non è passata.

Alan-Lomax_copAnzi, ne ha fatto il suo lavoro visto che insegna Etnomusicologia alla Newcastle University, presiede l’International Association for the Study of Popular Music, travasando i frutti delle sue ricerche in alcuni saggi, che percorrono scritti e documenti di Alan Lomax (L’anno più felice della mia vita) le sue riflessioni sulla musica popolare (Made in Italy, insieme a Franco Fabbri) o analizzano il mondo criminale nell’immaginario musicale collettivo (Cosa Nostra Social Club), tutti pubblicati con il Saggiatore.

Oggi Plastino, calabrese di Catanzaro, torna all’antico amore in La musica folk, ancora per i tipi de il Saggiatore, in cui  raccoglie documenti, saggi, interviste, approfondimenti che intendono riflettere la ricchezza, la complessità e le contraddizioni della folk music, che cinquant’anni fa si propose al pubblico come uno dei processi culturali tra i più intensi e fertili in Italia, tra tradizioni musicali, reinterpretate e reinventate, istanze di protesta, ricerca. Un’onda che sia pur con diversa intensità arriverà sinlomax3o a noi in tutta la sua portata deflagrante, fino all’attuale revival delle danze (pizzica, tarantella) e degli strumenti della tradizione, che imperversa soprattutto tra i giovani,  assidui frequentatori di festival, laboratori di canti e danze, eventi vari.

La prima parte del ponderoso testo, che si snoda tra oltre milleduecento pagine, raccoglie analisi e dibattiti sul folk revival anni ’60. Si prosegue con interviste e discussioni con i protagonisti di quella stagione irripetibile e una selezione di contributi. Il saggio è chiuso da un atlante ragionato del folk revival nelle regioni italiane. L’intento è quello di ricostruire un’epoca ma anche di dare il dovuto spazio alla produzione di quanti -singoli e gruppi- hanno superato il giro di boa del Terzo Millennio, contribuendo a costruire il presente della musica folk. Produzioni colpevolmente sottovalutate qui da noi, al contrario di quanto avviene nel resto d’Europa, e sovente affidate al regno dei luoghi comuni.

lomax_cinquefrondi_aug1_1954Il folk, spiega Plastino, è tuttavia fenomeno più ampio di quanto si sia teorizzato. Dentro si muovono Carpitella e Profazio, ma anche Pippo Franco e Little Tony, il Circolo Bosio e Canzonissima. Un susseguirsi di volti, scritture, immagini che compongono un quadro abbastanza inaspettato. Ma in cui si intravedono pure i molteplici e stratificati percorsi di un genere che ne hanno decretato nel tempo la permanente vitalità.

(Le foto sono state scattate da Alan Lomax nel suo viaggio in Italia)