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Il Risorgimento di Anna Banti in un incontro organizzato dal Sistema Bibliotecario Vibonese

Scritto da on 8 febbraio 2012 – 07:03nessun commento

Venerdì 10 febbraio 2012 alle ore 17.30 presso il Polo Culturale Santa Chiara, Vibo Valentia  il Sistema Bibliotecario Vibonese e l’associazione Donne per le donne presenta L’amaro Risorgimento di Anna Banti,  un’occasione per conoscere –per chi già non lo abbia fatto-  o per re-incontrare Anna Banti, grazie al contributo di Claudia Andolfi, Nella Perciavalle  e Cecilia Tagliabue che leggerà alcuni brani tratti dal libro Noi Credevamo.

 

Nata a Firenze nel 1895 da una famiglia della buona borghesia calabrese, la Banti, nome d’arte di Lucia Lopresti, conosce al liceo il noto critico e storico dell’arte Roberto Longhi, che sposa stringendo un sodalizio sentimentale, artistico  e professionale solidissimo, culminato nella fondazione e nella gestione della rivista Paragone, uno dei  titoli di punta della critica italiana del dopoguerra.

Dagli anni ’40 in poi la Banti si divide equamente tra la narrativa, con testi divenuti famosi come Artemisia (dedicata alla figura della pittrice Artemisia Gentileschi), Il coraggio delle donne, Le donne muoiono, Matilde Serao, Le mosche d’oro, Campi elisi, Un grido lacerante, la traduzione delle amatissime Jane Austen,  Virginia Woolf, Colette ,   e la critica d’arte, che la impegnò tutta la vita nello studio soprattutto del ‘400 italiano.

Dal suo romanzo Noi credevamo, pubblicato nel 1967, Mario Martone ha tratto l’omonimo film nel 2010.

Il libro è imperniato sulla figura di don Domenico Lopresti, ispirato dal nonno della Banti, gentiluomo calabrese di incrollabile credo repubblicano che inizia a scrivere le proprie memorie ed a fare i conti con il proprio passando, ripercorrendo l’attività politica clandestina, gli anni trascorsi nelle carceri borboniche, l’impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi ed infine l’impiego presso le dogane del Regno unitario.

Noi credevamo è la fedele narrazione di una generazione, delle sue illusioni e soprattutto delle sue disillusioni, della consapevolezza di avere in fondo fallito.

<< ….eravamo tanti, eravamo insieme, il carcere non bastava; la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce parola. Noi credevamo… >>.