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Inizia da Lamezia il #tourpendolare di Domenico D’Agostino

Scritto da on 17 giugno 2015 – 09:03nessun commento

Prende il via ufficiale il 26 giugno, ore 18, da Palazzo Nicotera di Lamezia Terme #tourpendolare, il progetto che nasce da e intorno a Poesia per pendolari, di Domenico D’Agostino, con la collaborazione del Sistema Bibliotecario Lametino diretto da Giacinto Gaetano e il Patrocinio del Comune di Lamezia Terme.

10635761_1047617941931498_4094610124493237420_n#tourpendolare è un progetto multimediale, nel quale D’Agostino sollecita il pubblico a usare tutti e cinque i sensi per catturare le sue liriche, che si esprimono non solo attraverso la parola poetica ma anche le immagini fotografiche di Aldo Tomaino, la colonna sonora, eseguita dal vivo, di Giorgio Caporale e le illustrazioni di Simona Ponzù Donato.

Al centro c’è un binario, una strada, un finestrino, da cui osservare il mondo, uno squarcio sulla realtà che apre innumerevoli mondi, una serie di fermo-immagini per tentare di cogliere la bellezza delle piccole cose.

Fin da quando è nata l’idea del libro ho immaginato di non presentare mai Poesia per pendolari nella forma classica di presentazione –spiega D’Agostino-. Questo per vari motivi. Il primo è senza dubbio quello ideologico: la poesia non va spiegata, o narrata. … è più giusto che la poesia, nascendo come fatto intimo, venga subito “messa in mostra” e provi a reggersi in piedi da sola, per perseguire l’obiettivo di toccare qualche corda all’interno di qualcuno. Un secondo motivo è invece formale: in un’estenuante ricerca di autenticità, che è stata anche la causa di numerosi dubbi circa revisioni, stili e altro, e ammettendo che per sua “natura” l’ars poetica è sempre un artificio, ecco che la soluzione migliore per discutere il libro diventa quella di un monologo. “Norveggia” è un semplice monologo di circa venti minuti, attraverso il quale, grazie anche al dialetto, racconto come e perché è nato Poesia per pendolari. In “Norveggia” il protagonista è un giovane contadino, soddisfatto forse solo in apparenza o forse con grossi rimpianti. Il più grande è quello di non esser mai riuscito ad andare in Norvegia, paese che fin dall’infanzia lo ha colpito in maniera forte. Ricordando i tempi dell’università, si concentra soprattutto sui quotidiani viaggi da pendolare, che nel corso di cinque anni lo trasformano insieme alla sua percezione, in un processo graduale che culmina nella “riscoperta” dei luoghi e dei paesaggi visti dal finestrino dell’autobus e soprattutto nel quasi meccanico bisogno di scrivere… scrivere poesie. L’euforia diventa così grande da sentirsi quasi, per davvero, in Norvegia. Ecco che “a Norveggia” diviene il simbolo della volontà di percezione, di osservazione del circostante, o forse anche – più semplicemente – della meraviglia che è possibile trovare anche nelle piccole cose. 

Piccole cose che trovano immediata trasposizione visiva nelle foto di Tomaino, 11406885_1129441297082495_7746431311196706996_nripercorre le rotte seguite da Domenico, tentando di cogliere in uno scatto persone, paesaggi, situazioni, assumendone a sua volta lo sguardo nomade, quello di chi abita il qui e l’altrove, di chi oltrepassa ogni giorno i confini –geografici, sociali, politici-, sapendo che ogni posto è buono per ‘attaccare il cappello’ come scrive Bruce Chatwin.

Sapendo che solo la poesia -come la fotografia- è capace di cogliere in modo profondo e intenso il senso ultimo delle cose.