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La guerra del Sacro: Paolo Flores D’Arcais alla Ubik Catanzaro

Scritto da on 9 marzo 2016 – 08:18nessun commento
Il 7 gennaio 2015 alle ore 11.30, a Parigi, rue Nicolas Appert 10, il Sacro ha dichiarato guerra al disincanto, la volontà di Dio alla sovranità degli uomini, l’oscurantismo di fede e sangue all’illuminismo e alla laicità, la censura alla libertà d’opinione, la teocrazia alla democrazia.
La raffica di kalashnikov che ha trucidato la redazione del settimanale Charlie Hebdo è il segnale con cui il terrorismo islamico procla ma la fatwa di rivincita contro cinque secoli di civiltà occidentale, la volontà non negoziabile di cancellare valori e istituzioni generati lungo mezzo millennio dalla simbiosi alchemica di eresia e scienza.

Parte da qui, dalla strage di Charlie Hebdo, Paolo Flores d’Arcais, filosofo, intellettuale, direttore di Micromega, in  La guerra del Sacro, sottotitolo Terrorismo, laicità e democrazia radicale (Cortina ed.),  che il prossimo 9 marzo presenta alla Libreria Ubik di Catanzaro. Parte da qui per floresparlare di integralismi vecchi e nuovi che percorrono il nostro mondo, brandendo l’arma della religione per attaccare valori non contrattabili come laicità, libertà, democrazia. Principi nati in Grecia e traghettati attraverso i secoli fino all’Illuminismo, e oggi nelle nostre democrazie. Sempre più divise tra chi quei principi porta avanti e chi lo fa, ma solo a parole, scolorate dall’ onda lunga dei potenti poteri economici e finanziari.

Sta tutta qui la difficoltà di comprendere la natura  della prossima guerra mondiale, forse già in atto, come l’autore ha affermato in un’intervista.

E’ una guerra contro la modernità illuminista e contro ciò che dalla modernità illuminista in poi è stato promesso: una democrazia coerente, radicale, di sovranità uguale per tutti. Il fondamentalismo islamico lancia la propria sfida globale contro questa modernità illuminista. E’ questa la radicalità dello scontro. Purtroppo, gli establishment occidentali non sono quelli che possono davvero combattere questa guerra, perché in larga misura e da molti punti di vista sono la “quinta colonna”, non rappresentano la civiltà nata dai lumi che diventa democrazia. Gli establishment occidentali sono, invece, coloro che la calpestano in continuazione e quindi non hanno credibilità e interesse per reggere questo scontro nei termini in cui si pone. Lo vogliono reggere solo come scontro geopolitico, di interessi nazionali. Ma è molto più di questo.

In questo “di più” c’è di sicuro la centralità del nodo religione – democrazie, che impone a queste ultime il rispetto di qualsiasi opinione e credo religioso, anche estremo, ma non alla sua identità che è e resta soprattutto laica,  a garanzia del pluralismo, e contro l’idea di una religione che diventi identità e metro della politica.

Per Florais d’Arcais nessun dubbio che libertà di espressione o è totale o non è, e che la strada dell’autocensura seguita in molti casi dalla stampa nella pubblicazione di vignette satiriche che libertè fraternitè-477prendono come bersaglio Maometto, come   nella vicenda delle statue coperte ai Musei Capitolini, finisca alla fine per censurare proprio le regole fondative del vivere civile. In questi mesi si fa sempre più profonda la frattura tra xenofobi, fautori dei pogrom, paesi  che innalzano muri, costruiscono enclave e quartieri in cui stipare i migranti  e chi pensa che il terrore e la paura non dissolveranno le nubi che si affacciano minacciose all’orizzonte ma, anzi, contribuirà a farle avanzare sempre più.

Come ha scritto Gustavo Zagrebelski su la Repubblica del 23 gennaio,

Prima o poi, non saremo più gli stessi. Di questo possiamo essere certi. Si tratta di sapere se ci si arriveremo in mezzo a conflitti o, invece, con la disponibilità delle culture a entrare in rapporto. Ferma restando l’intransigenza verso ogni forma di violenza tra e nei gruppi sociali, e fermo l’aiuto che deve essere dato a coloro che liberamente desiderano sottrarsi alle imposizioni delle loro comunità, si tratta di promuovere l’interazione, nella convinzione ch’essa aiuti la conoscenza reciproca e la convivenza pacifica. Convinzione o illusione? Non lo sappiamo, ma sappiamo che questa è l’unica via conforme alle nostre convinzioni democratiche.