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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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La rivoluzione di Generazione Rosarno

Scritto da on 25 novembre 2015 – 08:10nessun commento

Si possono condividere giochi, sogni, energie, scuola, progetti, presente e futuro con altri bambini dalla vita segnata dall’essere “figli dei clan”?  Si può nascere, e crescere, in una famiglia di ‘ndrangheta e sognare un destino diverso, per sè e i propri figli? Si può desiderare una vita non dominata dal sangue, dalla violenza, dalle regole della ‘famiglia? Naturalmente la risposta è si. Lo spiega Serena Uccello nel suo libro libro, Generazione Rosarno (Melampo editori),

viaggio all’interno di una terra tenuta sotto scacco dalla criminalità organizzata e di una generazione rosarno copgenerazione che è riuscita a superare steccati e pregiudizi, che verrà presentato, dopo l’anteprima rosarnese, il prossimo 25 novembre ore 16,30, al Complesso Monumentale di Santa Chiara, sede del  Sistema Bibliotecario Vibonese.

Rosarno città di frontiera, come Napoli e come Palermo. Dove la scuola può fare la differenza. Insegnando alle nuove generazioni a decifrare la complessità del mondo, mostrabdi gli strumenti per districarsi nella foresta della nostra quotidianità, a distinguere tra una visione delle cose veloce e a portata di mano e una in cui predominano il senso di responsabilità verso sè stessi e gli altri e l’impegno per un mondo diverso.

Serena Uccello, palermitana, giornalista de Il Sole 24 Ore, per il quale si occupa di lavoro e Mezzogiorno e pubblicato interessanti reportage su contraffazioni, riciclaggio, criminalità organizzata, ha percorso il viaggio al contrario, da Milano alla Piana, per raccontare le storie dei ragazzi del Liceo Piria di Rosarno e della loro Preside, Maria Rosaria Russo.

Lo stridore tra il senso d’abbandono trasmesso da marciapiedi inesistenti, facciate scrostate, edifici a metà, e l’ordine della scuola è reale. Quando fuori tutto sembra casuale, tanto dentro tutto appare organizzato. Una contrapposizione palpabile. Da una parte il paese, dall’altra la scuola. E per quanto la seconda sia parte integrante del primo, in fondo è un corpo a sé. I ragazzi esauriscono a scuola la quasi totalità del loro tempo. La sua capacità aggregativa in questo luogo, è la migliore delle azioni antimafia. Un fortino appunto, dentro il quale i ragazzi vengono protetti e tutelati. In mezzo le famiglie, la famiglia.

Un fortino nel quale tutti, i figli dei boss e quelli dei collaboratori di giustizia convivono con le generazione_rosarno 2vittime, in una terra di mezzo, una volta tanto specchio non dell’ illegalità ma dei desideri, dei sogni, dei dolori di ragazzi come tanti, visti nella loro umana essenza e non nella loro appartenenza, a un territorio o a una famiglia, poco importa.

Il liceo rosarnese diventa allora esempio reale di buona scuola, fuori dalle derive burocratiche e spersonalizzanti, capace di tornare sui sui passi, al  ruolo che le è proprio di strumento per imparare a leggere il mondo e di emancipazione. Una scuola accudente e che sostiene quando l’attrito tra i due mondi è forte e ti senti andare giù in caduta libera.

…quando la scuola riesce a far passare il messaggio che non esiste una predestinazione al male ma che ognuno ha in se stesso la capacità per ribaltare il proprio destino. Quando l’istruzione non è trasferimento di capacità formali e tecniche, utili solo a creare perfetti colletti bianchi al servizio della criminalità, ma formazione degli individui, o meglio formazione di individui liberi. (Serena Uccello, Intervista)

Non è facile far dialogare due modelli, due visioni del mondo. Non è facile spiegare perchè ti ritrovi nello stesso carcere in cui è detenuto tuo padre. Non è facile dare voce a quel che provi di fronte al corpo di tua madre, pieno di acido muriatico.  Non è facile narrare lo scempio di un territorio bellissimo, invaso dal cemento e dalla incuria. Non è facile raccontare con le parole che conosciamo la tragedia di una comunità che vede infrangere i suoi sogni contro un muro che si è costruita da sè.