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La scienza in Italia in dieci biografie

Scritto da on 25 marzo 2013 – 10:02nessun commento

<<Siamo tutti figli di una stessa madre di colore>>. Ne è convinto Luigi Luca Cavalli Sforza, tra i massimi genetisti del mondo, uno degli scienziati italiani intervistati da Alessandro Cecchi Paone in Dieci vite per la scienza (Rubbettino, 2012).

Alessandro Cecchi Paone, autore e conduttore radiofonico e televisivo, giornalista, divulgatore scientifico e culturale, apre una finestra sulla vita e l’attività di grandi protagonisti del nostro tempo in diversi campi, dalla medicina alla biologia, dalla fisica alla chimica, all’astrofisica, alle neuroscienze, alla logica e alla matematica, all’informatica, all’elettronica, all’ecologia e all’etologia.
10viteDavanti alle telecamere (il libro è completato da documenti video raccolti in 2 dvd) di Cecchi Paone sfilano Edoardo Boncinelli, Enzo Boschi, Sergio Carrà, Giulio Giorello, Marino Golinelli, Margherita Hack, Danilo Mainardi, Piergiorgio Odifreddi, Luigi Luca Cavalli Sforza, Umberto Veronesi, per parlare della loro vita e del loro lavoro, delle idee e dei sogni, delle aspirazioni e degli incontri che li hanno influenzati e che li spronano, giorno dopo giorno, nelle rispettive attività.

Testimonianze importanti di grandi menti, uomini e donne curiosi ed appassionati ad ogni genere di saperi e discipline, in un Paese in cui la valorizzazioni delle conoscenze avanzate, vere e proprie materie prime per alimentare lo sviluppo, è gravemente trascurata, in cui si assiste da tempo ad una preoccupante regressione delle politiche pubbliche in materia di educazione e ricerca, a tutto svantaggio della innovazione, della sperimentazione, della creatività..

 

<<Uno dei tratti che accomuna quasi tutti i protagonisti di quest’opera –scrive Cecchi Paone nell’Introduzione-  è proprio quello di testimoniare una sorta di resistenza civile a questa deriva, nel nome della libertà di pensiero e del metodo scientifico, che invece chiede e insieme produce sempre nuovi spazi di libertà per tutti. Alcuni di loro hanno anche tentato…la strada dell’impegno diretto in politica, ma sempre con esiti deludenti e deprimenti…. Ma è evidente il tentativo che hanno fatto e continuano a fare di supplire al ruolo secondario imposto loro dalla politica e dalle altre strutture del potere (…..). Fino al coordinamento di tanta generosità civica e sociale offerto da Umberto Veronesi, con le iniziative rivolte alle scuole e alle università della Fondazione che porta il suo nome e con gli appuntamenti annuali di livello internazionale “Future of Science” e “Science for Peace”(……..) intere vite che potevano svolgersi nel chiuso di aule e gabinetti scientifici (e che) invece (si sono) regolarmente aperte alla dimensione collettiva, alla militanza per le grandi cause, alla testimonianza in favore delle minoranze o contro le ingiustizie,  che in termini dimostrativi e volutamente paradossali hanno valso alla eterosessuale Hack il titolo di “gay ad honorem”, e al maschio Veronesi quello di “donna honoris causa”>>.

 

Così, prosegue l’autore, grazie a Cavalli Sforza sappiamo che il razzismo non ha alcuna base scientifica ed a Sergio Carrà che possiamo passare dalla chimica degli idrocarburi a quella verde, che seguendo Odifreddi ritroviamo nei numeri tutto quello che serve per spiegare il mondo come insegnava Galileo, ma anche, come sostiene Giorelli, che le grandi menti come Giordano Bruno non vengono mandate al rogo ma al governo, come ha fatto l’Inghilterra qualche secolo fa con Isaac Newton.