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Le inutili vergogne, di Eduardo Savarese e la dolorosa conquista della libertà

Scritto da on 17 luglio 2014 – 12:16nessun commento

E’ Eduardo Savarese, magistrato e scrittore napoletano, a inaugurare venerdì 18 luglio gli eventi notturni alla Libreria Ubik di Catanzaro con la presentazione del suo ultimo libro, Le inutili vergogne, edizioni e/o, fresco di stampa ma già sotto i riflettori di pubblico e critica.

 

le inutili vergogneSesso, omosessualità, feticismo, angeli e demoni, corpi nomadi che hanno perso la capacità d’amare, travolta nei meandri di cuori anestetizzati dalla paura. Amori incompleti, mai consumati fino in fondo. L’ amore carnale e le contraddizioni di Benedetto e l’amore per Dio di Gilda. Una recita a soggetto che ha protagonisti vittime e carnefici. Al centro, la paura, il senso di colpa e la fatica di svelarsi, a sé e agli altri, per come si è, in una lotta a armi (sempre) impari a quanto si oppone all’espandersi gioioso della nostra libertà. E la vergogna, ogni volta inutile, ma pronta a scomparire quando si è arrivati a accettarsi per quel che si è.

 

Cammino difficile per Benedetto, incapace di guardare in faccia la verità, celata dietro uno specchio o in un rossetto… Ma la verità è un osso duro a morire e quando arriva non fa sconti a nessuno. Anche per Benedetto il momento arriva, grazie a un trans, Nunziatina, che lo aiuta a sciogliere il cristallo di ghiaccio interiore, guidandolo nei gironi infernali di una figura divisa a metà fino alla liberazione.

 

Il libro di Savarese affronta in modo originale e con un linguaggio secco e denso nodi problematici e complessi, come l’identità sessuale, che ancora ‘fa problema’ a una società che si considera evoluta.

Lo specchio se ne sta lì, come sempre. Però… nell’angolo in alto a destra si agita qualcosa… è un’immagine vera e propria, solo che, piccolo particolare, non rispecchia affatto né un oggetto presente nella camera né un movimento proveniente da fuori. Controlla il giardino ma non c’è niente, l’aria è immobile, quasi tiepida, i passeri cinguettano invisibili. Torna con lo sguardo allo specchio. L’immagine misteriosa è lì, ancora più nitida. Un calice d’oro, dell’altezza di una quindicina di centimetri. Ma non resta ferma, anzi, è come se una presenza non visibile stia tenendo tra le mani il calice e lo sposti in più direzioni. Benedetto ha l’impressione che ne fuoriesca qualche goccia rosacea.
«Non è possibile» dice forte, rivolto allo specchio. Tossisce e si avvicina risolutamente, arriva a un palmo dall’immagine, sperando che svanisca. Ma tutto rimane com’è. … Il calice è ancora lì, come un richiamo a un altro tempo, un tempo remoto ma agganciato a qualche evento imminente. Un simbolo così sfacciatamente religioso in una casa dove hanno vissuto una zia quasi mistica e una nonna ultraconservatrice è più di un monito, è un esplicito annuncio di dannazione eterna.

 

Eduardo Savarese si divide tra la magistratura e la scrittura e l’attività di volontariato con i disabili.  E’ stato finalista al Premio Calvino nel 2012 con il suo romanzo L’amore assente, rielaborato e pubblicato con il titolo Non passare per il sangue (Edizioni E/O, 2012), accolto con favore dalla critica. Più di recente ha scritto un racconto nella raccolta Se Stiamo Insieme, curata con L. Battilo, racconti sulle coppie di fatto (Edizioni Caracò, 2013).