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Leggere fa bene…anche in carcere

Scritto da on 22 maggio 2014 – 08:28nessun commento

Era entrato in carcere giovanissimo e vi è rimasto fino a quando ha deciso di farla finita. La cella d’isolamento, il ‘buco’ come la chiamava, era tutta la sua vita, e Nel ventre della bestia (ripubblicato in Italia da DeriveApprodi, 2014), un best-seller mondiale, l’ha descritto in tutti i suoi volti, anche quelli più umilianti e brutali. E’ in cella che Jack Henry Abbott conosce i libri, inizia a leggerne centinaia e poi a scrivere, fino ad essere paragonato da intellettuali del calibro di Norman Mailer a Kafka e Dostoevskij.  Abbott, come Solzenicyn, Gramsci, Brodskij, è l’ esempio di come la grande letteratura possa nascere anche in una prigione. Forse perché il dolore è una delle fonti alla quale si disseta la creatività? In questi anni sono nate tante iniziative per avvicinare i detenuti alla letteratura. Una di queste arriva dalla Regione Calabria.

jackhenryabbottChe, sulla scia di altre esperienze, ha approvato una proposta di legge, che dovrà superare la valutazione del Consiglio regionale e poi essere discussa in Parlamento, che consente ai detenuti di accorciare il periodo di detenzione in rapporto al numero di libri letti.

 

Insomma il libro come fonte di piacere e come strumento per ottenere una riduzione del periodo di detenzione, in una sorta di patto con lo Stato.  I detenuti che devono scontare più di sei mesi di reclusione, se leggeranno almeno un libro potranno, infatti, usufruire di tre giorni di sconto di pena, con un tetto massimo di 48 giorni l’anno. In pillole, 16 libri in 12 mesi.

 

Naturalmente, niente scorciatoie: i detenuti saranno seguiti dagli educatori carcerari che verificheranno che il percorso di lettura sia portato effettivamente a termine.

 

Ci hanno provato già in Brasile con il Reembolso atraves da leitura (rimborso attraverso la lettura), con risultati a quanto pare buoni. E l’esperienza positiva delle oltre 160 biblioteche su 230 istituti di pena dimostra che la strada è percorribile. E che può rivelarsi davvero una fonte di redenzione per colui che ha sbagliato così come per un sistema, quello carcerario, ormai saturo e incapace di accogliere degnamente una popolazione carceraria con numeri da brivido.

 

Il sapere viene dall’esperienza, e i libri possono solo aiutare a capire l’esperienza. Non è solo una mia personale considerazione, ma l’esperienza di qualsiasi autorità carceraria: i più pericolosi detenuti – e intendo dire in senso «fisico» – sono «lettori e scrittori» […] I libri sono pericolosi dove c’è ingiustizia. Ho scontato giorni di pena solo per aver fatto richiesta di libri […]. (Jack Henry Abbot, Nel ventre della bestia)