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Libri. Al Caffè Letterario di Catanzaro Anna Maria Scarfò e Cristina Zagaria presentano Malanova

Submitted by on 31 dicembre 2010 – 00:0035 Comments

Lunedì 25 ottobre, ore 18, al Caffè Letterario di Catanzaro presentazione del libro “Malanova” di Anna Maria Scarfò e Cristina Zagaria.

Una ragazza abusata due volte: la prima da un branco, la seconda dall’omertà e dalle minacce dei suoi concittadini. Una ragazza che ha avuto il coraggio di  denunciare i suoi aguzzini e un intero paese e che adesso ha il coraggio di raccontare la sua storia terribile una voce sincera e forte che commuoverà e indignerà tutte le donne. Malanova è un libro che ha due autrici, Anna Maria Scarfò ha 24 anni e in questo libro racconta la sua storia e Cristina Zagaria, 35 anni, giornalista de
La repubblica e autrice di diversi libri fra cui Miserere e L’osso di dio, entrambi ispirati a storie vere.

A 13 anni Anna Maria è ancora una bambina. Il piccolo paese di San Martino di Taurianova, in Calabria, la famiglia, gli amici, la scuola e la chiesa sono il suo mondo. Quando il primo amore le sorride, le sembra un sogno. Ma il ragazzo non è un principe azzurro: l’attira con l’inganno in una cascina abbandonata, dove l’aspettano altri tre giovani. Da quella sera terribile, per tre anni, la ragazza subisce in silenzio violenze e minacce. soltanto quando il “branco” reclama la sorella minore, Anna Maria trova il coraggio di denunciare e far condannare i suoi aguzzini, anche grazie all’appoggio di una donna avvocato, Rosalba Sciarrone. Ma i problemi non sono finiti: i paesani insorgono contro Anna, che «se l’è cercata», che è «una puttana», che ha violato il patto di omertà. Una storia vera, ambientata nel sud Italia di oggi, che tocca le corde più profonde del cuore e della coscienza, raccontata con grande maestria, senza morbosità.

“Ma qual’era il punto del non poterne più? Lo spostava sempre più avanti, come un traguardo: della volontà in gara con il dolore”. (Leonardo Sciascia, Il Cavaliere e la morte)”.

E’ questa la frase che Cristina Zagarìa sceglie quasi per sintetizzare l’inizio del suo libro ed ecco come l’autrice racconta l’inizio di questa avventura che poi è diventato il libro che è oggi .

“Sono partita per la Calabria, per San Martino di Taurianova, il 27 marzo scorso. Avevo una traccia che partiva proprio da un blog. E un appuntamento, con Rosalba Sciarrone, un avvocato. E basta.
In stazione ho comprato “Il Cavaliere e la morte”.  Da Sciascia, da questa frase è cominciato il mio cammino verso Anna Maria . Malanova non è stato questo il primo titolo scelto, neanche il secondo, ma è il titolo giusto, perchè è anima e forza del racconto. Perché è l’inizio di tutto. “Malanova” in dialetto calabrese significa cattiva notizia, nel peggior senso della frase è quasi una maledizione”. Ecco da dove parte tutto dalle parole stesse della giovane Anna Maria Scarfò che dice:  : “Nella mia testa non c’è amore, c’è solo l’eco stanca delle loro maledizioni. Non mi danno pace. Come le statue di ghiaccio della prima notte. Inaridiscono i sogni. Fiaccano le mie energie.
“Malanova”. È la parola che mi fa più male. Per il mio paese io sono la brutta notizia, la creatura maledetta e come tutte le cattive notizie nessuno mi vuole vedere, accogliere, capire. È più facile allontanarmi. Come fossi un’untrice. Come se potessi incrinare il loro equilibrio millenario.
Odio questa parola. La odio con tutta me stessa. “Malanova”. È una bestemmia. È quello che loro hanno cercato di farmi sentire dal giorno della denuncia. E durante gli anni dei processi.
Io sono stata violentata due volte. La prima dal branco. La seconda da chi mi ha isolato, maledetto, minacciato, da chi mi ha fatto sentire sporca, inadeguata, sbagliata.
È la mia terra che mi ha chiamato: “Malanova”. Battesimo di espulsione ed esclusione il mio.
“Malanova”. Sembra il nome di una stella. Una stella che porta distruzione e pestilenze. Una stella che assorbe luce e vita, che risucchia tutto e lascia il niente. Ci penso e comincio a tremare.  Da sola. Immagino un punto dell’universo e la luce che viene inghiottita in una piega del cielo. Ho freddo. Sono questo? “Sono una Malanova?”. Voglio togliermi di dosso questa maledizione. Questo malocchio. Questa iettatura. Voglio tornare libera. Voglio imparare ad amarmi e a credere nelle stelle, quelle che guardi cadere, esprimendo un desiderio. E per farlo c’è un solo modo. Partire da dove chi mi maledice si ferma. Partire dalla cattiva notizia. E così recito la formula di liberazione: “Io sono la Malanova, per chi ha abusato di me, perché non mi fermerò se non davanti alla verità. Io sono la Malanova per chi non crede nella forza delle donne. Io sono la Malanova per quelle madri e quelle mogli, che difendono i loro mariti e i loro figli, per paura, abitudine, ignoranza. Io sono la Malanova per chi nella mia terra ha paura di denunciare, di rompere il silenzio, di cambiare. Io sono la Malanova perché cerco l’amore”.

 

Giulia Zampina

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