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Lombroso, il brigante e il cranio conteso in un libro di Maria Teresa Milicia

Scritto da on 4 aprile 2014 – 08:49nessun commento

E’ una mattina come tante del 1870, quella in cui Cesare Lombroso fa’ la scoperta della sua vita esaminando il teschio di Giuseppe Villella, di professione brigante, che gli consente di mettere un primo tassello alla teoria che, legando tesi darwiniane e fisiologia, riconduce i comportamenti criminali alla struttura fisica di un individuo. Ne parla Maria Teresa Milicia, origini calabresi, docente di antropologia culturale a Padova, nel suo libro Lombroso e il brigante. Storia di un cranio conteso (Salerno editore), che verrà presentato all’Unical il prossimo 9 aprile con il contributo di storici e antropologi come Vito Teti, Marta Pétrusevicz, Mary Gibson, Brunello Mantelli.

 

Poco o nulla si sa di Villella, se non che nacque a Motta Santa Lucia, nella valle del Savuto, che morì nel carcere di Pavia e del suo incontro, post mortem, con il padre dell’antropologia criminale, il quale ne fece il testimonial eccellente delle proprie tesi, che ebbero vasta eco internazionale, salvo essere smentite a distanza di qualche decennio dagli studi successivi.

 

Il libro ricostruisce con rigore scientifico, utilizzando i documenti dell’epoca, l’ esistenza di quest’uomo, che probabilmente non era né brigante  e neppure un patriota, come vorrebbero alcuni, ma un semplice ladruncolo.

Lombroso_1

La ricerca riattizza polemiche mai sopite contro lo studioso veronese, accusato di razzismo e di teorizzare la “naturale inferiorità” dei meridionali, e contro il Museo Lombroso,  a Torino, che raccoglie diversi reperti anatomici e documenti di raro valore scientifico, accusato di avallare e perpetuare le teorie lombrosiane.

 

Un dibattito riaperto di recente dalla richiesta dell’amministrazione comunale di Motta, insieme al Comitato No Lombroso, di ottenere dal Museo la restituzione del cranio dell’illustre concittadino, sfociata in un procedimento giudiziario.

 

220px-C_LombrosoLa professoressa Milicia dice di essere stata spinta dalla stanchezza, “anche da calabrese“, di fronte al moltiplicarsi di stereotipi, leggende e luoghi comuni, che passa a smentire nel suo lavoro, dati alla mano. Lombroso, in realtà, non conobbe mai Villella né fece un’autopsia del suo corpo, così come non legò in alcun modo caratteristiche anatomiche (fossa occipitale) o fisiognomiche con un’area geografica.

 

E’ vero invece che lo studioso venne in Calabria, la girò in lungo e largo e ne ricavò un reportage in cui criticò aspramente le condizioni della popolazione, di cui ritenne responsabile la politica e una “unificazione d’Italia, troppo più formale che sostanziale” (In Calabria, Rubbettino, 2009).

 

In fondo è questo il lato, progressista e sensibile ai temi sociali, di Lombroso che preferiam0.