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Pensa frugale, sii flessibile, segui il cuore. È la rivoluzione di Jugaad

Scritto da on 5 giugno 2014 – 16:28nessun commento

Frugale, flessibile, inclusivo, semplice. Sono i principi guida di Jugaad, il modello culturale e economico che arriva dall’India e si sta propagando in tutto l’Occidente. Grazie a un libro, Jugaad innovation, scritto da Navi Radjou, Jaiswwp Prabhu, Simone Ahuja, tradotto in italiano da Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss, e Leonardo Previ per la casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli.

jugaad innovationJugaad in hindi, una delle lingue ufficiali in India, indica un’idea che serve a risolvere rapidamente un problema. Un espediente ingegnoso e low cost per aggirare l’ostacolo. Come una lavatrice da 50 euro munita di una scheda elettronica che neutralizza gli effetti di un blackout (in alcune zone dell’India sempre in agguato) e fa ripartire il lavaggio lì dove si era interrotto.

Niente di nuovo sotto il nostro cielo. Nel Bel Paese siamo avvezzi da sempre all’arte di arrangiarsi, che si tratti di sfuggire agli invasori stranieri o alle gabelle del signorotto di turno o ai morsi della crisi economica, come ci insegna la storia. Una buona abitudine che da qualche tempo a questa parte avevamo perso di vista, come in altri paesi di quell’ Occidente grasso e opulento che oggi rivaluta il riciclo di oggetti quotidiani, utilizza gli avanzi del pranzo o della cena, baratta quel che non serve in casa, tanto per fare qualche esempio.

E’ la crisi, bellezza. Anche, ma non solo. Siamo entrati in una nuova era, un’età ‘frugale’ che può dare risposte nuove a bisogni nuovi, come scrive Federico Rampini nella Prefazione. Bisogni che vanno affrontati con ciò che si ha al momento. Con un’idea semplicissima. E’ così che la mancanza di denaro, di strade, di una burocrazia efficiente, possono tradursi in altrettante opportunità e in pratiche replicabili in altre aree del pianeta.

 

jugaad innovation2-AM

Nel 2008, quando i mercati hanno iniziato a collassare, spiegano i Curatori del volume, l’Occidente ha orientato le energie nella direzione del ripristino dello status quo, quando si trattava di affrontare le sfide imposte dalla inevitabilità del cambiamento e dalla necessità di mutare schemi mentali e routine consolidate.

Nel dopoguerra in Italia si tanti giovani sono rimboccati le maniche e hanno creduto a un futuro possibile, creando, spesso dal nulla, prodotti apprezzati in tutto il mondo. Grazie alla forza di volontà (Lo Storto e Previ la chiamano disciplina), all’irrequietezza, all’insoddisfazione dell’esistente, alla tenacia, alla capacità di vedere oltre e di gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Jugaad, come altri modelli di resilienza, insegnano che nulla può essere più come prima. E che occorre prenderne atto per guardare al futuro. Mettendo a frutto quella capacità di creare dal nulla che qualche tempo fa ci ha salvati dal baratro.

 

Solo offrendo al lavoro la nostra disponibilità a apprendere potremo aggiustare quel che si è rotto. Solo riuscendo a trascurare quello che sappiamo già, orientandoci a quello che stiamo per imparare attraverso i nostri errori, sapremo seguire la regola suggerita ai nostri antenati dalla jugaad. Solo allora potremo superare la nostalgia per la terra dell’abbondanza dalla quale siamo recentemente usciti e ridivenire i pionieri di un territorio inesplorato, dove è possibile inventare soluzioni impreviste, trasformare ogni mancanza in esperimento e tornare a essere felici senza l’aiuto del supermercato.

Per saperne di più jugaadinnovation.com