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Quello strano oggetto del desiderio. I rapporti tra Mafia e Stato in un libro di Piergiorgio Morosini

Scritto da on 4 maggio 2012 – 07:45nessun commento

<<L’impunità costituisce un fattore di sopravvivenza e sviluppo di cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta nel nostro Paese. Lo perseguono scientificamente. Lo insegna la loro storia…Per l’impunità si intimidiscono testimoni, si arriva persino a sciogliere nell’acido il familiare minorenne di un pentito. Si infiltrano nei procedimenti penali falsi pentiti. Per l’impunità ci si comporta da terroristi per indurre lo Stato a sottoscrivere papelli, insomma a scendere a patti. E’ l’impunità a garantire potere e prestigio. E’ l’impunità che rende quelle organizzazioni maggiormente competitive rispetto a bande che si sgretolano alla prima retata>>.

Così esordisce Piergiorgio Morosini nel suo ultimo libro, Attentato alla giustizia (Rubbettino) nel quale l’autore, giudice presso il Tribunale di Palermo, autore di numerose sentenze contro i capi storici della mafia siciliana e profondo conoscitore della criminalità organizzata, scandaglia documenti, pronunce, ordinanze, relazioni parlamentari, per illuminare una verità poco nota al grande pubblico sino ai giorni nostri: quella dei rapporti tra mafia/e e Stato.

 

Una “relazione pericolosa” risalente nel tempo, che percorre la nostra storia nazionale dalla fine ‘800 per svilupparsi in forme diverse ma sempre riconducibili ad un progetto preciso: garantire alla malavita organizzata l’impunità e la libertà di agire liberamente, senza lacci e laccioli giuridici.

 

In cambio le mafie assicurano la pax socialis e un esercito di fedeli esecutori dei progetti portati avanti dai pezzi deviati della politica e delle istituzioni e dall’establishment economico-finanziario.

 

Non si tratta secondo Morosini di semplici infiltrazioni criminali nel tessuto sociale o di schegge impazzite ma di una tela pazientemente e pervicacemente costruita nel tempo, alimentata dal contributo quotidiano di diverse categorie (imprenditori, funzionari dello Stato, politici, banchieri, affaristi) che senza distinzioni territoriali e politiche, da Nord a Sud, dalla Sicilia alla Lombardia di Comunione e Liberazione e della Lega, trovano logico oltre che utile mantenere redditizi rapporti con le cosche, protagoniste indiscusse del business mondiale delle armi, della droga, dei rifiuti pericolosi, del traffico di uomini.

 

Il volume, scritto con un linguaggio asciutto e rigoroso ripercorre anche la storia di quanti, dalla magistratura alle associazioni antimafia ad imprenditori onesti, hanno seguito la strada del rispetto delle leggi senza cedere alla logica delle commistioni e dei patti scellerati.

 

Ancora molto c’è da fare sopratutto sul terreno della confisca dei beni, delle indagini patrimoniali e della lotta alla corruzione – su cui si gioca la partita delle alleanze tra politici, amministratori, imprenditori e politici- sulla quale il Parlamento non è ancora intervenuto incisivamente. Ma le indagini degli ultimi mesi hanno rivelato lo straordinario potere pervasivo delle cosche nel tessuto socio-economico del Paese. Ed il tempo è già scaduto.