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Rubbettino ricorda Andrea Frezza pubblicando l’ultimo romanzo in ebook

Scritto da on 11 luglio 2012 – 07:41nessun commento

<<Non so aggrapparmi alla vita. Avrei voluto volare ancora ma, come dicevo, resto qui. Solo. Sperduto. Confuso. Sconfortato. Disperato. (…) chiudo spesso gli occhi per abituarmi all’oscurità della morte. Vorrei sparare agli orologi come i comunardi per azzerare il tempo.

Le ultime foglie cadono nell’inverno che raggela la mia anima. Ru’ah, il vento, porta via i miei pensieri, le memorie, la felicità e il dolore. Ancora non so come dire addio ma sento che imparerò presto>>.

 

Così si chiude Così viviamo per dire sempre addio, l’ultimo romanzo che Andrea Frezza, scomparso qualche mese fa, pubblicato da Rubbettino editore anche in ebook.

Romanzo struggente, che dipana sul filo dei ricordi e della malinconia la storia di una nobile famiglia, i Santavelica, che decide di sacrificare tutto sull’altare della bellezza pur in mezzo alle brutture del secondo conflitto mondiale.

Io narrante è l ’ultimo discendente dei Santavelica, che ha deciso di trascorre la fine della sua vita rifugiandosi a pochi metri dalla villa dov’è nato, di fronte all’azzurro dello Stretto di Messina. L’opprimente solitudine è rischiarata dalle candele dei ricordi: lo zio Gioacchino in pellegrinaggio circolare verso la Terra Santa; Sisina sposa per un giorno; l’estate del ’52 ad Anacapri insieme a nonna Ruth; gli anni in America, la visita ad Hemingway, Chandler, Marilyn.

Matteo trascorre in questo modo il tempo che rimane per imparare a dire l’ultima volta addio.

Avrebbe dovuto essere il soggetto di un film intitolato Boogie Woogie che Frezza non riuscì a realizzare per la difficoltà di trovare i finanziamenti.

Andrea Frezza, calabrese di Laureana di Borrello, è stato regista, sceneggiatore, critico cinematografico e scrittore. Soggetto nomade, visse a lungo tra l’Italia e la California dove ha lavorato come sceneggiatore per gli Studios di Holliwood e come docente universitario a Berkeley, e tra le sue due grandi passioni, il cinema e la letteratura, ai quali ha lasciato  opere di grande valore come Il gatto selvaggio, il suo film forse più noto.