Primo Piano »

Arrivederci a presto!

3 aprile 2018 – 09:39 |

Cari amici e amiche, il nostro sito sospende le pubblicazioni.
 
Share

Leggi tutto »
Home » Libri, Tradizioni, turismo

Seta: quel filo sottile che collegò Catanzaro all’Europa

Scritto da on 4 dicembre 2015 – 08:24nessun commento

V, V,V. Tre V per identificare il volto di Catanzaro. Una per indicare il vento, che spira da secoli sui tre colli cittadini, portando con sè il fuoco appiccato dai nemici nei secoli passati e oggi l’inevitabile inquinamento atmosferico; la seconda per indicare il protettore, Vitaliano. E una terza V (come Velluto) che riguarda forse il più importante tratto caratterizzante il capoluogo regionale, quello di centro di produzione della seta.

 

Foarte della seta torandorse introdotta dai bizantini, che l’avevano importato dalla Cina, la seta di Catanzaro, insieme all’industria palermitana, nel XII secolo era rinomata in tutta Europa.

La seta diventa il cuore di una filiera produttiva distribuita nei quartieri cittadini e con un ‘indotto’ nei paesi vicini, come San Floro, dove si allevano i preziosi bachi.  Non solo il nome della città, che potrebbe essere  ricondotto a quel katartizen che significa produrre, lavorare, ma la stessa toponomastica (un esempio è Via del Gelso Bianco)  rinvia a questa straordinaria industria che trovava nell’acqua dei due fiumi che circondano Catanzaro, nel sole e nel vento i suoi alleati oltre a esperte maestranze arrivate dall’Oriente.

Ne parla un libro che esce oggi in liberia, L’arte della seta a Catanzaro tra il Mezzogiorno e l’Europa nel Sei e Settecento (Rubbettino) dello studioso catanzarese Amedeo Toraldo, arricchito da un saggio introduttivo dello storico del Mezzogiorno Guido Pescosolido,  primo volume monografico di livello accademico sull’arte della seta a Catanzaro e tra i pochi interamente dedicato allo studio del settore serico in Calabria.

Il saggio  esamina, utilizzando una ricca documentazione archivistica, la tradizione serica catanzarese, che ha segnato nei  secoli l’identità della città, e conferma il ruolo giocato, ancora nella tarda età moderna, dall’arte della seta nell’economia della penisola e la sua influenza nei mercati internazionali tra torcitoio seta cz webil XVII e XVIII secolo.

Lo studio delle esportazioni dei «drappi di Catanzaro» in Italia e in Europa nel secolo XVII ha permesso, per la prima volta, l’elaborazione di dati quantitativi e seriali sulla commercializzazione e produzione delle tessiture catanzaresi.  Toraldo ne trae un’analisi economica cui  affianca  la ricostruzione della geografia dei mercati.

La Via della Seta calabrese parte da Catanzaro per toccare i mercati di Napoli, Salerno e Aversa, ed arrivare ovunque, in Italia come all’estero, in Francia, Germania, Inghilterra, portando la creatività e il talento di una città del Mediterraneo fin nel cuore dell’Europa.

Un contributo essenziale proviene da una fonte pressochè inedita: lo Statuto dell’Arte della seta di Catanzaro del 1718  che  ci svela a distanza di secoli le lavorazioni comprese nel ciclo serico,  metodologie e tecnologie utilizzate, i tessuti prodotti, le diverse figure professionali impiegate, visto che tra le vie cittadine lavoravano maestri filatori, tintori e tessitori ma anche una folla di operai come «patellari» e «coglitori».

Che nel 1600 furono chiamati anche a Lione per insegnare ai francesi le loro tecniche. Un esempio-di-gros-de-toursuniverso in cui  spicca la presenza delle donne, impegnate in lavori poco qualificati come nella realizzazione dei filati per cucire e nella tessitura di passamanerie, che dimostrano  il profondo radicamento di una  cultura del lavoro che ha contaminato di sè la storia e il volto della città.

Che si trattasse di un’industria di una certa importanza lo rivela anche il numero di prodotti realizzati e immessi sul mercato nel 1700,  ben 25 qualità di drappi e 5 tipologie di passamanerie, oltre a 5 qualità di drappi diverse dalle precedenti. Non è un caso che i «drappi di Catanzaro» furono apprezzati ovunque, dalla nobiltà napoletana alle alte cariche ecclesiastiche a personaggi di spicco dell’epoca.

L’autore è Amedeo Toraldo, docente di scuola secondaria e dottore di ricerca. I suoi interessi si sono rivolti anche agli ambiti dell’archivistica e della diplomatica che ha approfondito presso l’Archivio di Stato di Roma e l’Istituto storico italiano per il Medioevo.  Si è occupato di storia religiosa e storia della giustizia in età moderna con articoli apparsi su diverse riviste.