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Storia di una rivolta mancata nell’ultimo libro di Enzo Ciconte

Scritto da on 9 dicembre 2011 – 07:02nessun commento

 

Esce nelle librerie in questi giorni Banditi e Briganti. Rivolta continua dal Cinquecento all’Ottocento, per i tipi di Rubbettino, l’ultima fatica letteraria di Enzo Ciconte, docente di Storia della criminalità organizzata presso l’Università di Roma Tre, autore di diverse monografie sulla mafia e la ‘ndrangheta (ultima in ordine di tempo, ’ Ndrangheta padana, 2010).

Un libro sulla storia italiana ed alcuni dei suoi protagonisti, banditi e briganti, identificati in un’unica figura dall’immaginario comune ma in effetti espressione tipica del loro tempo.

Una ricerca storica approfondita e ben documentata, corredata da un ricco repertorio iconografico che riproduce xilografie,   stampe ed  acquerelli dell’ ‘800, le prime foto dei briganti catturati o uccisi, su  due delle figure forse più esplorate da storici e scrittori di tutti i tempi, ma che intende anche sfatare le false mitologie, svelando immagini e rappresentazioni costruite a proprio uso e consumo dalla nascente borghesia italica e propaganda militare.

<<Storia di lunga durata. Storie di uomini, e di donne, molto diversi tra loro. Storie di banditi, come venivano chiamati tra il Cinquecento e il Settecento quelli che erano colpiti dal bando, cioè da un decreto di espulsione dalla comunità di cui facevano parte. Storie di briganti come nell’Ottocento i francesi definivano tutti quelli che s’opponevano alla loro dominazione.

Il bandito ed il brigante non sono prodotti solo del Mezzogiorno perché in tempi diversi li troviamo in Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise, Lazio, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna. Una lunga scia di sangue fatta di atrocità, corpi squartati, teste mozzate esposte ovunque.

Crudeltà da tutte le parti. Una repressione cieca, crudele, selvaggia pensa di risolvere problemi, che sono sociali e politici, facendo ricorso alle armi, al carcere, alle fucilazioni indiscriminate.

Dalla Repubblica di Venezia allo Stato Pontificio, dal Regno di Napoli al neonato Regno d’Italia tutti i regnanti si comportano allo stesso modo.

L’altra faccia della repressione è la scelta degli Stati di venire a patti, di scendere a compromessi, di fare accordi con i malviventi. >>.