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Storie di calcio, avventura e riscatto nelle stelle uruguayane di Stefano Marelli

Scritto da on 22 aprile 2014 – 08:30nessun commento

Un ticinese e un calabrese. Accoppiata atipica per uno scrittore e il suo editore. Ma vincente. Perché  Stefano Marelli, autore di Altre stelle uruguayane, edito da Rubbettino, ha spopolato prima nelle classifiche dei libri più letti e oggi, dopo aver vinto il premio Parole nel vento, è  uno dei finalisti al 51mo Premio Bancarella Sport.

 

StefanoMarelliStefano D’Orrico, uno che di scrittori se ne intende, non esita a definirlo un “capolavoro” , un libro “trascinante, epico, affasciante, ironico, avventuroso, (che) in una parola dà un premio a chi lo legge”.   Altre stelle uruguayane è il felice esordio di questo benzinaio – giornalista – autista – sottotitolatore  Tv, dal carattere simpatico ed estroverso, che ama Osvaldo Soriano e ha impiegato 10 anni per dare alla luce questo romanzo.

Sauro, ex turista, sopravvive in Sudamerica grazie a un lavoro che mai gli consentirà di tornarsene a casa. In un villaggio amazzonico conosce il Brujo, un vecchio barbone che gli racconta la sua storia. Sotto quei panni laceri si cela Nesto Bordesante, un uruguagio che, dopo aver trascorso l’infanzia in orfanotrofio e l’adolescenza nella pampa, entra nel mondo del calcio.

Siamo negli anni ’30 e Mussolini affida a Vittorio Pozzo il compito di mettere su una squadra, che deve rappresentare l’Italia fascista, con quanto di meglio ci sia in circolazione tra i giocatori del fùtbol.  Così Nesto ruba il cognome italiano al suo migliore amico, viene ingaggiato dalla squadra italiana e diventa una star del pallone. A guerra finita, viene  messo al bando per i suoi trascorsi con il regime. Ma lui riparte da zero, prima alla guida di una squadretta di periferia poi con il gioco d’azzardo, si mette nei guai, torna nell’ombra e lì s’inventa una nuova vita.

Storia di sport ma anche di emigrazione e di revanche sociale, in cui il calcio diventa metafora di tutta un’esistenza e delle sue traiettorie, punteggiate dai sogni, dalla lotta per arrivare, dai traguardi, e poi la parabola discendente e il precipitare sempre più giù, nella polvere.

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La parabole di Nesto è uguale a quella di tanti altri, ex operai o mandriani, arrivati un giorno in Uruguay dall’Europa, che, grazie al calcio, riuscirono ad affrancarsi dalla miseria e dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza, per diventare autentiche stelle del pallone, osannate, divinizzate e mitizzate, dispensatori di sogni lunghi novanta minuti.

Nel cielo una stella brilla luminosa sulle rive del Rio de la Plata e sulla galassia letteraria italiana del ventunesimo secolo.