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Sud bello e dannato, come lo vedono i media e l’immaginario collettivo

Scritto da on 23 marzo 2016 – 08:19nessun commento

Cosa c’è nella mente degli italiani quando si evoca la parola Sud? Pino Daniele, il commissario Cattani ne La Piovra, Montalbano, la Notte della Taranta, Gomorra, la soap Un posto al sole, Massimo Troisi, un primo piano di Totò Riina, “i cento passi” di Peppino Impastato, i fatti di Rosarno, il bandito Salvatore Giuliano, i disoccupati organizzati di Napoli, Mario Martone, Le mani sulla città di Francesco Rosi, Totò, Eduardo, Camilleri, Sciascia, una piazza di spaccio a Secondigliano, il record del mondo dei 200 metri di Pietro Mennea, Renzo Arbore,

Andrea Pazienza, la galleria di Lucio Amelio a Napoli, la Cassa del Mezzogiorno, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, la chiusura di Bagnoli, i fumi dell’Ilva di Taranto, la terra dei fuochi, il terremoto di Napoli del 1980, Carmelo Bene, il Cretto di Burri, i Bronzi di Riace, Capri, la morte del giornalista Giancarlo Siani, Falcone e Borsellino, l’alba a Santa Maria di Leuca, la Costa Smeralda, l’ecomostro di Punta Perotti, i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, l’omicidio di Sara Scazzi, la disoccupazione giovanile, il mercato di Ballarò…

cremonesini-parte-cattiva-italiaStefano Cristante e Valentina Cremonesi prendono da qui le mosse per esplorare, nel loro libro La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo (Mimesis, 2015), come sia cambiata la narrazione su e intorno al Sud sui media e come oggi esso sia percepito.

Gli autori mettono insieme i pezzi di un racconto che pendola continuamente tra stereotipi e storie di cambiamento, confermando come la rimozione della questione meridionale dal dibattito intellettuale e dall’agenda politica del Paese (e dell’Europa) a beneficio di un non meglio identificato Fattore M, che nella sua visione tipizzata e negativa del Sud, lo inchioda a uno stato di cose ormai cristallizzate e immodificabili, non ha fatto altro che ritardare la soluzione, e incancrenire sempre più, nodi atavici.

Non è facendo finta di nulla o cambiando terminologia che il problema sparisce. Anzi. Lo dimostrano le cifre della grande crisi che ancora da queste parti diffonde i suoi miasmi in tutta la loro virulenza. Lo dimostra l’attuale narrazione del Meridione articolata dai media. Nel Tg1 delle 20, nel periodo 1980 – 2010, lo spazio riservato al Mezzogiorno è stato pari al 9%. Ancora più significativi i dati relativi alle due testate di riferimento nazionali, Corsera e Repubblica, che dal 1980 al 2000 hanno dedicato al Mezzogiorno uno spazio decisamente marginale, oltre 2.000 articoli, via via scremati a 500 nel decennio successivo. Alla riduzione degli spazi mediatici si connette, poi, una narrazione per stereotipi, collegata pressochè esclusivamente alle due  categorie criminalità/cronaca nera e meteo/bellezze naturali.

Anche dall’altro lato della barricata il risultato non cambia. Sui siti web è maggioritaria infatti una rappresentazione di un Sud che rimpiange i Borboni per addebitare all’Unità d’Italia la responsabilità dei mali che affliggono il territorio, contribuendo a rafforzare l’orizzonte delle mitologie e dei luoghi comuni.

Questo crescente sentimento antiunitario, questa nostalgia per un mitico passato glorioso (il Regno delle Due Sicilie), la dice lunga sulla disperazione di un popolo che ncalabriaon vede e non crede più nel futuro e si rifugia in un afflato nostalgico, commenta Tonino Perna nella recensione al saggio.

L’altra faccia della stessa medaglia è la rappresentazione sui siti di una natura meridionale selvaggia, di una grande storia testimoniata da innumerevoli monumenti, di una gastronomia eccellente e sconosciuta. Insomma, anche nelle nuove generazioni ritorna il leit motiv di sempre: abbiamo le risorse naturali e culturali ma non le sappiamo sfruttare.

Ben diverso è lo sforzo fatto nel nuovo secolo dal nuovo cinema meridionale, dai giovani registi meridionali, di cui ci offrono una approfondita carrellata i sociologi Cremonesi e Cristante.

E’ un cinema che prova a modificare la struttura classica del narrare e che rompe con i cliché del passato nella rappresentazione del Mezzogiorno. Dal grande Tornatore ai nuovi autori (Crialese, Frammartino, Marra, Mollo, Winspeare, ecc) è il Sud come magia, mito, fiaba che si va affermando sul grande schermo.

E il Sud diventa protagonista anche nelle fiction televisive che fanno il giro del mondo, modificando lentamente la sua immagine: dal Sud criminale di Piovra e Gomorra si passa felicemente a Montalbano, dove il crimine è un pretesto per far emergere la ricchezza, varietà, e fascino di questa terra, a partire dalla ricchezza della lingua siciliana.

Il dibattito quotidiano come il cinema e i media offrono un quadro, a volte carino ed edulcorato, a volte mitizzato e floklorico (riciclato per il marketing territoriale), in ogni caso parcellizzato, del Meridione che ne cela la complessità come la distanza abissale rispetto al resto del territorio nazionale, per non parlare di quello europeo, e la difficoltà della politica, a Roma come a Bruxelles, di affrontare il tema di un Nord sempre più ricco e distante da ciò che avviene sulle sponde del Mediterraneo (spazio comune dalle radici millenaria, alla quale si richiama anche Franco Cassano Giuseppe Torcasio Statale 18 Calabrianel suo Il pensiero meridiano).

Nessuna forza politica -prosegue Perna- crede ancora che sia possibile fare qualcosa per ribaltare questa situazione, qualcosa che abbia a che fare con il «riscatto» morale, civile ed economico della popolazione meridionale. Forse, come tentano di spiegare alcuni giornalisti e scrittori, è tutta l’Italia che si è meridionalizzata ed è per questo che è scomparsa la specificità della questione meridionale.

E’ vero che mafie e corruzione fanno ormai parte del patrimonio nazionale, che sono presenti da Milano a Trapani, ma è altrettanto vero che in termini di servizi pubblici, di tasso d’occupazione, di opportunità di vita e di lavoro c’è ormai un abisso tra le due parti del paese.

In realtà una questione meridionale non esiste più come questione nazionale ma è da tempo diventata una questione europea, del divario crescente tra il Nord e il Sud Europa che rischia di far saltare definitivamente questa precaria costruzione istituzionale che è l’Unione Europea.