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Vergassola, Sparaco, Gioffrè in finale al Premio Tropea: chi vincerà?

Scritto da on 3 settembre 2015 – 08:47nessun commento

Un bar di provincia, piccolo microcosmo di varia umanità; il viaggio di un padre e di una figlia tra i versanti incantati dei monti Sibillini che  da secoli attraggono alchimisti, viandanti, poeti; la Calabria rinascimentale,  teatro delle guerre tra francesi e spagnoli. Sono i temi toccati dalle tre opere finaliste del Premio Letterario Città di Tropea 2015, che si terrà i prossimi 5 e 6 settembre a Tropea.

Promosso dall’Accademia degli Affaticati, il Premio, che si è acquistato un suo spazio all’interno della rosa dei migliori premi letterari italiani, tanto da essere segnalato fra i Premi di qualità dal Ministero dei Beni culturali, quest’anno ritorna nel Centro Storico di Tropea, nell’ elegante salotto di Largo Galluppi, dove verrà presentata la terna finalista:  Il Gràn Capitano e il mistero della Madonna nera, di Santo Gioffrè (Rubbettino), La ballata delle acciughe di Dario Vergassola (Mondadori) e Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco (Giunti).

Dopo l’aggiudicazione del Premio nell’edizione 2014 ad Antonio Moresco, ritenuto da molti il più grande scrittore italiano vivente, la competizione quest’anno propone un esordiente, il comico Dario Vergassola, e due scrittori  rodati come Santo Gioffrè e Simona Sparaco.

vergassolaNon ha bisogno di presentazioni Dario Vergassola, protagonista di diversi format televisivi e radiofonici (Alle falde del Kilimangiaro), esordi con Gaber e Costanzo, passando per il cinema, la scrittura per alcune importanti testate nazionali per arrivare, oggi al debutto in letteratura con La ballata delle acciughe. Un po’ romanzo un po’ sceneggiatura, “un racconto lungo senza battute”, come lo definisce il diretto interessato, per raccontare, con ironia e nostalgia, un “gruppo di squinternati”, specchio fedele di una buona porzione di umanità e di vita di provincia, ormai perduta tra le autostrade della Rete. Tra le ansie, gli attacchi ipocondriaci, le chiacchiere, le interminabili partite a biliardo sotto l’occhio vigile di Gigipedia, il barista depositario di tutto lo scibile umano, e delle acciughe sul bancone, che seguono ogni accadimento, parte il pellegrinaggio laico a Woodstock di Gino, impiegato come tanti, con moglie e figli come tanti, costretto a lasciare la comoda vita di provincia per un’avventura che lo cambierà in modo radicale.

Nella terna dei finalisti c’è anche Simona Sparaco, che torna in libreria con Se chiudo gli occhi, che simona sparacoancora una volta, dopo Nessuno sa di noi, continua a scrutare all’interno del complesso rapporto genitori-figli.  Romanzo di formazione di una donna che recupera sè stessa e un nuovo orizzonte di vita dopo aver ritrovato un padre assente e le proprie  radici in una terra che sa di mito e di magia.

La sua postazione era ancora lì, sotto la libreria: un sottile tavolo di alluminio e una sedia di legno, incrostata di gesso, con tutti gli strumenti al loro posto. C’erano le spatole, i pennelli, le carte abrasive, i coltelli da formatore con i manici di legno tutti imbrattati. Sembravano reperti fossili, ma come sul punto di rianimarsi da un momento all’altro, e alle sue spalle, una delle poche sculture, forse l’unica, che non aveva ancora venduto, la prima della serie di bassorilievi in gesso che ricevette più consenso. Eikasia era il suo nome, che in greco antico vuol dire «immaginazione». Se ne stava appesa proprio accanto alla finestra, leggermente in ombra. Un riquadro bianco sul bianco del muro. Geometrica e al tempo stesso primitiva. Non avevo mai saputo cosa raffigurasse. …era stata il suo primo bassorilievo, nonché il grande spartiacque nel nostro rapporto
.

Calabria-UltraAncora una terra, quella di Calabria, che fa non solo da sfondo ma da protagonista dell’ultimo lavoro editoriale di Santo Gioffrè, medico prestato alla scrittura, autore del fortunato Artemisia Sanchez, apprezzato dal grande pubblico grazie anche alla omonima serie televisiva. Il romanzo, selezionato per la finale del Tropea, è Il Gràn Capitano e il mistero della Madonna nera, e dentro c’è la storia di una terra percorsa in lunga e in largo nel XV secolo da tutti gli eserciti di Oriente e Occidente, campo di battaglia dove si scontrano le mira dei regnanti di mezzo continente, il coraggio e l’orgoglio sono messi a dura prova, monaci, nobili e concubine tramano per accaparrarsi una fetta, piccola o grande, di potere. Gioffrè mette in scena gli ingredienti tipici di una storia di successo: odio, amore, sesso, potere, sangue, ambizioni. Il tutto sotto l’occhio vigile della Madonna nera di Seminara.