Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Innovazione, media

Giovani startup crescono: DtoK Lab, come far parlare i Big Data

Scritto da on 24 novembre 2014 – 09:03nessun commento

Si è appena chiusa la due giorni di Smau Calabria che ha certificato ancora una volta l’ottimo stato di salute delle startup made in Calabria premiandone sette, impegnate nei settori più disparati, dal turismo alle acque alla domotica, e ospitandone diverse all’interno dell’area espositori e degli incontri programmati. Tante storie, tra loro diverse, e una comunità di persone che credono in un nuovo modello italiano di sviluppo…

Tra loro ci sono Domenico Talia, Paolo Trunfio, Eugenio Cesario e Fabrizio Marozzo, big datamente e anima di DtoK Lab, start up completamente made in Calabria, che si è già aggiudicata diversi premi elaborando, analizzando, e rendendo utilizzabili i Big Data, una mole enorme di dati, di diversa origine e struttura, da cui si possono trarre informazioni di enorme valore.

 

L’ordine di grandezza, per intenderci, è quello dello Zetta-Byte, ossia miliardi di Terabyte che vanno trattati con tecnologie di ultima generazione e che richiedono investimenti cospicui. La conoscenza di queste informazioni e delle loro interrelazioni può essere essenziale per conoscere e categorizzate interessi e comportamenti del pubblico, come rivela il crescente interesse di colossi come Amazon, Facebook, Twitter.

 

Ma analizzare in maniera affidabile questo diluvio di informazioni non serve solo al business o allo spionaggio globale ma soprattutto a decifrare realtà complesse, alle pubbliche amministrazioni a prendere decisioni in real time e ai cittadini a ‘contare’ di più nei processi decisionali. Perchè i Big Data possono misurare lo stato delle reti sociali o la salute di un territorio, aiutandoci a prevedere un evento meteo o l’espansione di un’epidemia o a verificare il benessere di un’area. Se n’è accorta anche l’ONU che ha creato un gruppo internazionale di esperti, capitanato da Enrico Giovannini, chiamati a confrontarsi su come la Data Revolution può sostenere  lo sviluppo sostenibile. Ne è venuto fuori un Report presentato qualche giorno fa al Segretario dell’ONU, da cui si possono ricavare analisi e proposte interessanti.

 

Ne abbiamo parlato con Domenico Talia, Professore di sistemi di Elaborazione delle Informazioni dell’Università della Calabria e membro del team di DtoK Lab, appena rientrato dallo Smau di Lamezia Terme.

 

Si parla diffusamente di Big Data e delle loro applicazioni in diversi settori,  non necessariamente business, come ad esempio per il giornalismo. Vogliamo spiegare che cosa sono?

Oggi c’è molto interesse intorno ai Big Data e a volte il termine è abusato. I Big Data sono dati e domenico taliacontenuti digitali di enormi dimensioni, di formato eterogeneo e spesso non strutturati. Dati che è arduo o impossibile elaborare con computer tradizionali e con strumenti software di gestione di dati standard. Il termine racchiude in sé non solo la dimensione, ma anche la complessità, la varietà dei dati e il valore che si può ottenere da essi utilizzando tecniche di analisi intelligenti ed efficaci. Tecniche e strumenti di analitica possono aiutare ad estrarre informazioni necessarie per prendere decisioni informate in molte applicazioni, da quelle aziendali a quelle scientifiche, fino ai servizi al cittadino. La combinazione di tecniche di analisi su Big Data con sistemi di calcolo scalabili, come ad esempio i sistemi di Cloud computing, ci condurrà a fare nuove scoperte in tempi più brevi rispetto al passato, anche nel giornalismo, campo in cui l’uso dei Big Data contribuisce allo sviluppo e all’affermazione di quel nuovo settore che è il data journalism.

 

E DtoK Lab, professore, in tutto questo, cosa fa?

DtoK Lab è uno spin-off accademico dell’Università della Calabria costituito da docenti e ricercatori. L’acronimo indica la missione aziendale: dai Dati alla conoscenza (Knowledge). L’azienda realizza soluzioni ad alte prestazioni per l’analisi di Big Data nei settori business, sociale e scientifico, utilizzando tecnologie Cloud. Ci rivolgiamo a imprese, analisti di business ed enti che vogliono analizzare in modo efficiente le grandi quantità di dati che accumulano ogni giorno nei propri data center o nei Cloud pubblici. Abbiamo sviluppato un algoritmo che ci permette di elaborare in parallelo i flussi di dati, sfruttando le enormi potenzialità di elaborazione dei sistemi Cloud.

 

Di quali progetti vi state occupando in questi giorni?

Realizziamo analisi di dati in settori importanti e innovativi quali i social networks, la sentiment analysis e il data journalism. Per Gianni Riotta, giornalista e scrittore notissimo al grande gianni riottahpubblico, che da tempo lavora sui Big Data, in collaborazione con TSC Consulting, abbiamo analizzato  i dati di Twitter durante i Mondiali di calcio del Brasile, per capire gli spostamenti dei tifosi, e quelli relativi al referendum in Scozia per comprendere il sentiment degli elettori (trovi tutto sul sito riotta.it). Ora stiamo lavorando sui dati delle vendite di una grande catena commerciale per scoprire trend e preferenze dei clienti e sulla previsione dei ritardi degli aerei dovuti alle condizioni meteo.

 

La Calabria ha enormi potenzialità inespresse, soprattutto nel comparto allargato cultura e turismo. Possono i Big data aiutarci, secondo lei, nel valorizzare i nostri beni artistici e il nostro territorio, anche sul piano della sicurezza, un tema ‘caldo’ in questi giorni? Un esempio al quale si pensa immediatamente è quello delle ricadute dell’analisi dei dati di Expo 2015 e di Matera 2019 sulla nostra regione, da sempre relegata fuori dai grandi circuiti nazionali e internazionali…

L’uso dei tantissimi dati digitali memorizzati nei computer delle amministrazioni pubbliche sono una ricchezza che attualmente non viene organizzata nè sfruttata per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il discorso vale ancor più in Calabria, dove i Big e gli Open Data potrebbero farci capire molte cose del turismo, dei trasporti, della valorizzazione e della difesa del territorio e nel settore agroalimentare. Purtroppo molto poco viene fatto anche nelle altre regioni. Bisognerebbe seguire gli esempi di città  come Chicago, New York o Copenaghen, dove i Big Data di interesse pubblico vengono usati per diminuire l’inquinamento, per snellire il traffico o fornire servizi migliori ai cittadini nella sanità, nell’educazione e in altri settori. Tutte cose che si potrebbero fare anche da noi. La tecnologie e le competenze in Calabria esistono, servono organizzazione e volontà politica per farlo.