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Al Museo del Rock Jenny Sorrenti, Lino Vairetti e…il rock napoletano

Scritto da on 2 febbraio 2016 – 13:08nessun commento

All’inizio c’erano Pino Daniele, Lucio Fabbri (PFM), Peter Kaukonen. Un incontro,  quello con Pino, che darà vita non solo al primo album di Jenny Sorrenti, Suspiro, ma  inaugura anche un’amicizia duratura nel tempo. Era il lontano 1976 e avevano vent’anni entrambi, una sensibilità e gusti musicali affini. Parecchi anni dopo sarà lui a chiederle di cantare un suo brano  per dirle poi, a fine concerto, che la sua interpretazione era più bella dell’originale.

jenny sorrentiNe ha cose da raccontare Jenny nata Gianna Sorrenti, sorella di Alan, che il prossimo 5 febbraio sarà a Catanzaro al Museo del Rock insieme a Lino Vairetti degli Osanna e ad uno dei più grandi collezionisti di vinili al mondo, Pino Imparato, per ricordare una stagione insuperabile della musica partenopea più vicina a noi, quella del rock negli anni ’70-’80.

Quarant’anni di carriera per Jenny, iniziata con i Saint Just (c’erano anche Alan Sorrenti e Tony Esposito), sulle orme del rock progressive. Due album e poi Jenny decide di proseguire da sola, sperimentando rock, folk partenopeo e celtico fino al 2011, anno nel quale torosanna vairettina all’antico amore, il progressive e i Saint Just, rientro inaugurato con un nuovo album totalmente prog e in vinile.

Con Jenny Sorrenti ci sarà anche Lino Vairetti, frontman degli Osanna, punta di diamante del rock d’avanguardia che si muove tra sperimentazione sonora, performance, arte visuale, recentemente rinnovati nella line-up e in tour con il suo nuovo lavoro, Pelepolitana. Li abbiamo visti qualche mese fa al Politeama di Catanzaro (ne abbiamo parlato qui) e abbiamo salutato, insieme a critica e pubblico, con entusiasmo, il loro ritorno sulle scene.

 

Appuntamento venerdì per salire sul treno che  porterà il pubblico tra volti, luoghi, tendenze del rock partenopeo. Uno straordinario impasto sonoro che attinge alla millenaria tradizione mediterranea per incontrare nel dopoguerra il rock, il blues, il jazz e creare un ponte forse unico tra Oriente e Occidente, passando sotto il Vesuvio. Con una capacità senza eguali di rinnovarsi continuamente.