Primo Piano »

Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

Il prossimo week end, dal 22 al 24 settembre, torna il fumetto a Cosenza al Festival del Fumetto Le Strade del Paesaggio, diventato uno degli spazi più interessanti dedicati al fumetto e al suo universo. Promossa da Cluster con la …

Leggi tutto »
Home » Musica, Tradizioni, Video

Anna Maria Civico: se la voce dice più delle parole

Scritto da on 5 luglio 2017 – 08:24nessun commento

Nella sala lo sguardo si perde nelle volte arcuate, verso cui si inerpicano preziose colonne ricoperte dai versetti del Corano, tra lame scintillanti di luce. Tre donne intonano un canto della tradizione arbereshe di Calabria di fronte al pubblico attento del Festival internazionale di Entrerritmos a Larache, a poche decine di chilometri da Tangeri, in Marocco. Conosco Anna Maria Civico (qui è con le rrosa trio) da tempo, ma ogni volta che l’ascolto penso che la sua voce ogni volta si arricchisca di echi e cromatismi, insinuandosi nel caos con magnifiche simmetrie e arditi equilibri.

Anna Maria Civico, casa in Umbria e radici a Catanzaro, è artista totale. Cantante, attrice, performer, musicoterapeuta, sperimentatrice entusiasta del teatro-danza contemporaneo quanto studiosa delle tradizioni musicali popolari, esplorate in lungo e in largo, da Sud a Nord, sulle tracce di suoni nomadi lomax3che appartengono a ciascuno e a tutti. Un mix che a qualcuno può sembrare audace e che invece funziona. Tra qualche giorno tornerà in Calabria con Voce specifica, un seminario di dinamiche vocali, tenuto dal 27 al 29 luglio allo Spazio Confine incerto – Teatro Incanto (in via Lucrezia della Valle di Catanzaro) mentre dal 21 al 26 agosto sarà con il suo laboratorio a U STEGG a Cataforio (RC).

Niente scale e spartiti o brani mandati a memoria. Ma uno spazio vuoto e profondo in cui trovarsi insieme, apprendere, sperimentare, creare. Dove poter scoprire di “avere una voce”, che “può avere un vincolo talmente profondo con il nostro corpo e psiche da evidenziare tratti emotivi o di personalità nuovi e inattesi, con cui fare i conti”. Dove riappropriarsi del filo che unisce corpo e voce, movimento e suono, canto e performance. Di un suono dotato di  una sua fisicità, che si incontra con altri suoni, umani e naturali.

Un movimento insito, ad esempio, nell’espressione ‘jettare na voce’, che può significare tanto chiamare qualcuno che cantare,  che rimanda a una tradizione orale radicata, più che nella performance musicale, proprio nella singolarità di quel timbro, di quella qualità vocale in cui si sedimentano energie creative, storie, modelli personali e più spesso collettivi.

C’è una voce che “dice” più delle parole –spiega Anna Maria –. Anzi più che dire, la voce stride, soffia, sibila, fischia. Ed è fredda, stanca, rarefatta, dolce, fluida, spessa, fitta e poi arresa, sincera, circospetta, seducente ed infine, o prima di tutto, è femminile e maschile. E’ voce di bambina o Alan-Lomax_copbambino, è voce di persona anziana. L’esistenza della voce, la consapevolezza che essa esista come segno comunicativo profondo è qualcosa che si scopre nel tempo, in percorsi di conoscenza, e non tutti/e ne diventano consapevoli nella propria vita.

Nella mia esperienza la consapevolezza di essere anche nella voce è arrivata dopo i primi anni in cui praticavo il canto. Soprattutto alcune canzoni provocavano in me quella risposta emotiva, sempre eccedente che mi indicava di indagare ancora. La frase, il ritmo, la fonetica di una parola, un picco melodico o intensità. Tutti questi sono stati indizi. Cantare per capire cosa ci fosse dietro quell’emozione, entrarci per ritrovarne i perché, e soprattutto i come. Ancora non sapevo che stavo indagando sui parametri del suono in una relazione di comprensione profonda che rendeva la sperimentazione e l’osservazione già il seme per una pedagogia. Cosa che oggi mi consente di creare e trasmettere le tecniche. L’emozione era solo una spinta, una traccia da seguire. La cosa invece difficile da trasmettere oggi è che il percorso di apprendimento di un’arte è articolato, richiede tempo, pazienza, dedizione e che le arti hanno una funzione che ci dovrebbe condurre verso una vita più pacifica, integrata e socialmente evoluta.

 

Il canto e la voce da 30 anni sono diventati il mio strumento di lavoro. Le tecniche che uso provengono lomax6dalle arti performative di teatro e danza contemporanei per ciò che riguarda l’integrazione corpo-voce. Le arti contemporanee a cui mi riferisco hanno preso molto in considerazione le tecniche tradizionali marziali e di movimento di varie culture extraeuropee, che sono state a loro volta praticate e sono fluite nel linguaggio corporeo (poi diventati vari training a secondo dei maestri, o soluzioni estetico-poetiche) di molti attori, registi, danzatori e a volte musicisti/cantanti. Mi riferisco poi alla musica sperimentale contemporanea utilizzandone modelli e concetti sui parametri, per sperimentare, durante i laboratori insieme alle allieve e allievi, possibilità creative musico-vocali originali. Un altro contesto musicale e linguistico centrale alla mia ricerca è la pratica dei modi del canto contadino italiano (nella definizione di Giovanna Marini che io preferisco), specialmente calabresi e del Sud Italia. Cerco di tenere insieme due estremi del lavoro musicale-vocale, quello contemporaneo e quello della tradizione orale.

(Immagini Archivio Alan Lomax)

Per Info sul Laboratorio Voce Specifica

Contatti: cell. 331.7171011 email: s.civico@alice.it.