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Antonio Pascuzzo, la musica e tre video per raccontare il sogno di un mondo migliore

Scritto da on 6 giugno 2016 – 10:44nessun commento

Il suo primo album da solista è stato accolto da recensioni più che lusinghiere. I suoi testi sono piaciuti a tutti, pubblico e critica, tanto da essere stato selezionato tra quasi trecento gruppi provenienti da 17 paesi. Stiamo parlando di Antonio Pascuzzo, ex avvocato, catanzarese doc ormai di stanza a Roma, direttore artistico di festival che contano come Atina Jazz, che con Pascouche, presentato qualche giorno fa  all’Auditorium Parco della Musica a Roma, ha fatto centro.

Merito in parte anche dei  due deliziosi video animati (il terzo è in arrivo), che stanno facendo il giro del web, sceneggiati da Federico Favot e Susanna Franchetti, che hanno dato vita a teneri personaggi di pongo e cartapesta per raccontare tre  storie di amore, di politica e ordinaria quotidianità, prendendo spunto dai testi  di altrettanti brani, Alta felicità, Un bacio, Lulù,  scelti tra le 14 tracce del cd. Un modo fresco e diretto per parlare a tutti di temi complessi, su cui si giocano contrapposizioni e stereotipi di ogni tipo.

A cosa serve un treno supersonico? Ci porta via dalla felicità…, canta Pascuzzo in Alta felicità,  per raccontare in stile manouche  le lotte No Tav e che  felicità fa solo rima con velocità ma non necessariamente coincide… Il treno superveloce cantato dai futuristi come sinonimo di progresso è l’ennesimo attentato contro la natura, sempre più fragile, come le umane emozioni…

Ispirata al bacio di 2 atlete russe che protestano contro le leggi omofobe di Putin, Un bacio racconta con i ritmi del Calypso che

l’amore non ha genere nè colore della pelle/ ma se un bacio piccolissimo ti dà i brividi ogni volta/ che l’amore non si giudica scoppia come una rivolta/perchè un bacio a occhi chiusi non teme la galera…

Nel video Stella e Lulù vivono l’ebrezza del loro amore, una festa pieno di gioia, di colori e bellezza. Forse proprio per questo il loro amore viene ostacolato e le due ragazze  divise e punite.

Terzo e ultimo atto, Lulù, simbolo di tutte le donne e della violenza che ogni giorno  uomini dall’identità fragile, arroganti e narcisi, praticano su mogli, fidanzate, compagne, figlie, spegnendo in un attimo il fulgore di una stella.

C’era una volta Lulù ciocche d’oro/i suoi occhi brillavano verdi al tramonto/il cielo arrossì ed il sole scomparve temendo il confronto/portava in grembo un segreto troppo ingombrante per il suo destino/trovò la forza di un uomo, senza avere un uomo vicino/non quell’amore di botte e bottiglie/poco padre perché troppo figlio.

Un album intenso, mai banale, Pascouche, originalissimo nell’abbinamento di musiche e testi e negli arrangiamenti, tracciando un confine netto rispetto a tendenze e progetti destinati a passare in breve tempo nel dimenticatoio. Un cd da ascoltare e riascoltare, e riassaporare attraverso l’intenso lirismo delle immagini.