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Antonio Pascuzzo, raccontando i mali del presente a ritmo di manouche

Scritto da on 22 dicembre 2015 – 08:27nessun commento

Finalista  al Premio Tenco, all’ultima edizione del Medimex di Bari ha portato il suo ultimo album, Pascouche, ed è entrato tra i 12 progetti selezionati, superando 275 gruppi, provenienti da 3 continenti diversi, esibendosi sul palco insieme a Natalie Imbruglia e Carmen Consoli. Il soggetto in questione è Antonio Pascuzzo, calabrese, avvocato nella prima vita, chansonnier talentuoso nella seconda. Che torna nella sua terra per dirigere le iniziative varate per Natale dall’amministrazione comunale di Catanzaro e per un mini tour, che non a caso si chiama AbraCalabria, che lo porterà, oltre che a Catanzaro

il 22 dicembre  all’Auditorium Casalinuovo, accompagnato dalla formazione completa dei Rossoantico, il giorno successivo al Teatro dell’Acquario di Cosenza, insieme a due musicisti del jazz manouche, Carmine Joanna e Simone Migliozzi, e a Francesco Forni e, dulcis in fundo, il 25 dicembre al Roccella Jazzy Christmas al Convento dei Minimi di Roccella Jonica.

Pascouche, crasi tra il suo cognome e quel jazz manouche con cui il nostro è nato, filo rosso che mini tour AbraCalabriaattraversa il progetto, sostenuto dalla presenza tra gli ospiti dello straordinario chitarrista Angelo Debarre, (considerato l’erede di Django Reinhart). Che è stato subito salutato come una felice novità da critica e pubblico e per il suo valore artistico e culturale  è entrato nel catalogo dell’etichetta Parco della Musica Record, riservata ai grandi maestri del jazz.

Quattordici tracce in cui si trasfondono sonorità antiche e moderne, di qua e di là dell’oceano, il  fado, il calypso, la musica cubana e quella da camera, i suoni balcanici, lo swing, il blues, il rock, il manouche appunto, in un dialogo costante con i musicisti che hanno contribuito al successo di questo progetto, come i Solis String Quartet, Francesco Forni (anche arrangiatore dell’album), Ilaria Graziano, i Sinfonico Honolulu, i Rossoantico, per citarne alcuni.

Cantore nomade, Pascuzzo, si muove tra  suoni e ritmi internazionali e storie di ordinaria quotidianità, che chiedono  sia data loro voce, dalla lotta dei NoTav in salsa manouche (Alta fedeltà) a quella di Erri De Luca per la libertà di espressione, libertà voluta da quella Costituzione fatta a brandelli con l’alibi della sua inattualità (Fado del Partigiano), alla violenza contro le donne (Lulù) e a quel machismo tipicamente italico e a una delle sue vittime, Fabiana Luzzi, bruciata viva a 16 anni a Corigliano Calabro, nella quale i ritmi di Calabrisella si rivestono di inediti echi wester. E poi il bacio di due atlete russe in un Paese profondamente omofobo,  che si scioglie in un Calipso.

Canzoni nate per voce e chitarra, che a poco a poco hanno assunta una veste più ‘pensata’ e strutturata. Pascuzzo opera di volta in volta di sottrazione, utilizzando il bisturi per entrare nelle nostre ferite aperte. Alla fine, dalle tenebre emerge un pallido raggio di luce. Una immagine che si staglia sempre più nitida. Quella della felicità.