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Cantare per sorprendere continuamente sé stessi. Intervista a Cinzia Tedesco, signora del jazz italiano

Scritto da on 5 settembre 2014 – 09:19nessun commento

Cosa succede quando Calabria e Puglia si incontrano? Può accadere ad esempio che spunti fuori la voce limpida e cristallina, la grinta e lo swing di una delle signore del jazz italiano, Cinzia Tedesco. Singolare impasto familiare (il nonno di Ardore Marina (Rc), lei è tarantina)  Cinzia, musicista e compositrice, si muove anche nella musica nei territori di confine, tra jazz, soul, canzone d’autore, con ottimi risultati, a sentire la critica che l’ha definita una delle grandi protagoniste del jazz italiano e europeo.

 

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Ph. Fernando Morena

Talento eclettico e versatile, capace di passare dagli standard jazz al rock alla musica classica, voce caldissima e potente dalle tonalità decisamente black, con un’estensione sorprendente, una tecnica invidiabile (a iniziare dallo scat), e un’ ottima presenza scenica, Cinzia Tedesco ha colpito artisti come Pietro Iodice, Rosario Giuliani, Dario Rosciglione, Solis String Qartet, Giovanni Amato, la PMJO, così come vocalist del calibro di Shawn Montero e Miles Griffith.

 

Ciao, Cinzia, vuoi presentarti? Le tue origini si dividono tra Puglia e Calabria….

Volentieri. Mio nonno era di Ardore Marina  e sin da piccola ho respirato aria calabra in casa. Il peperoncino non mancava mai ed io ho sempre amato i sapori forti ed unici di questa terra. Ma non ė solo una questione di cibo perché se ė vero che il cibo fa parte integrante della cultura di un popolo, delle sue radici e tradizioni, c’è una cosa che amo profondamente della Calabria: l’ospitalità generosa e l’amore per la propria terra. Poi ho conosciuto la bellezza del mare della Calabria, un mare che assomiglia in limpidezza a quello della litoranea Salentina che parte dalla mia città, Taranto, e scende verso Lecce. Uno spettacolo della natura!

 

 

La critica ti definisce una delle più belle voci jazz italiane ed elogia il tuo eclettismo e la tua capacità di prestare la voce a progetti di volta in volta diversi, dal jazz al soul, dalla musica pop al melodramma, da Bob Dylan a Verdi, il tuo nuovo progetto. Vuoi parlarcene?    

Sono sempre felicemente sorpresa dai giudizi positivi che accompagnano il mio lavoro musicale e le conferme che ricevo mi onorano e ripagano degli sforzi fatti, ma so bene che in questo lavoro per continuare a crescere e mantenere la propria credibilità si deve sempre sorprendere se stessi, prima che il pubblico, sfidare le proprie capacità e trovare vie nuove per esprimersi artisticamente.  Così è stato per l’album dedicato a Dylan, un artista lontano da quanto ho sempre ascoltato, l’espressione di un periodo storico fortemente politicizzato e di protesta, un mondo che non ho mai conosciuto anche per motivi anagrafici. I suoi testi complessi e difficili da cantare sono stati una sfida da cogliere. Abituata a usare la voce come uno strumento, mi sono ritrovata a dover cantare testi che Dylan ha sempre ‘recitato’ con la sua unica ed originalissima monotonia vocale (e lo dico con grande rispetto), che nulla ha a che fare con la mia eclettica energia e libertà espressiva.  Queste difficoltà non sono nulla al confronto di quelle che mi si parano davanti nel progetto che sta nascewe love verdindo quest’anno, We Love Verdi, che ha debuttato con successo al Teatro Sala Umberto di Roma, un tributo in jazz a Giuseppe Verdi, genio indiscusso della musica classica e simbolo della grandezza musicale italiana nel mondo. Con il pianista ed arrangiatore Stefano Sabatini ci siamo avvicinati alle arie verdiane con rispetto e timore, sapendo di essere gli unici in Italia a voler realizzare un progetto del genere.  Confesso che non conoscevo Verdi se non per le sue arie universalmente note (La donna ė mobile; Va’ Pensiero) ma affrontare anche l’opera lirica mi ha fatta crescere musicalmente e arricchito di nuove sfumature la mia vocalità. Abbiamo lavorato su melodie che più sentivo ‘cantabili’ a modo mio e intorno a queste Stefano ha costruito un nuovo tessuto musicale che le accogliesse e le incastonasse in un contesto armonico e melodico jazzistico.  Grazie a Pietro Iodice, batterista italiano tra i più apprezzati della scena jazzistica nazionale ed internazionale, ciascun brano ha un groove che lo caratterizza e l’interplay con Luca Pirozzi al contrabbasso ha dato al progetto un’impronta moderna e godibile anche dai neofiti di queste sonorità. Giovanna Famulari al violoncello ha completato l’ensamble e collaborato a creare il progetto nel suo complesso. Tutti hanno contribuito a cogliere l’obiettivo che mi sono posta con questo lavoro, che ė quello di avvicinare mondi musicali diversi e pubblici eterogenei per cultura e conoscenze musicali.  So bene che questo progetto potrebbe non entusiasmare gli appassionati d’opera, giustamente legati alla tradizione, ma spero che anche loro vorranno ascoltare WE love Verdi senza pregiudizi e con animo aperto.  Ne sarei felice perché è un progetto che mi rappresenta appieno, mi sono sentita libera di esprimermi come sentivo di fare e di mettere in ciascun brano un po’ delle mie esperienze e del mio mondo musicale.  We love Verdi ė per me un punto di arrivo e di sintesi di tutto quello che ho cantato sino ad oggi e spero sia anche un punto di partenza verso nuove meravigliose esperienze musicali.

 

 

Come scegli i tuoi progetti? Ci metti più istinto o ragione?  

Sono una Gemelli, in bilico tra cuore e cervello, in equilibrio precario tra istinto e ragione… Parto con la ragione ma appena inizio a lavorare su di un progetto ė l’istinto a guidarmi. E per me nell’arte l’istinto non può non prevalere perché ė lui a portarti su nuove strade mentre la ragione ti riporta a casa.

 

 

Da tempo abbini all’attività concertistica l’impegno sociale….  

Sono stata onorata di ricevere il titolo di Ambasciatrice di Pace dal Centro Pace di Assisi, organizzazione riconosciuta dalle Nazioni Unite. Ho anche lavorato nel 2012 come testimonial di ManiTese e sono stata premiata dalla Greenaccord nel 2013. La mia musica ė sempre a disposizione di coloro che concretamente lavorano per gli altri.

 

 

Che consigli daresti a un/a giovanissimo/a che dovesse chiederti come muoversi nel mondo del canto nel nostro paese?

Ad un giovane direi di costruire una professionalità solida, di studiare, di non riproporre stereotipi, di cercare davvero un suono personale, di crederci e non mollare mai….Ma direi anche che ė davvero dura in Italia perché le logiche che portano al successo sono spesso molto lontane da una reale consapevolezza del valore di un artista. Suggerirei di essere solidi e pronti e di provare a proporre il loro talento non solo in Italia ma anche all’estero.

 

 

Agosto è il mese giusto per ritemprarsi e pensare ai progetti futuri. A che punto sei? 

Adesso nel mio cuore, nella mia mente c’ė spazio solo per We love Verdi e con Stefano Sabatini, Giovanna Famulari, Luca Pirozzi e Pietro Iodice stiamo completando il CD che spero di presentare presto al pubblico italiano ma anche a quello internazionale.

 

http://youtu.be/dNZ26N2iBQ0

 

Ti vedremo in Calabria prossimamente?  

Mi auguro di poter presentare il mio CD in occasione dei prossimi festival jazz in Calabria quest’inverno o la prossima estate. Ci tengo davvero e sono certa che la Calabria mi accoglierà con l’affetto ed il calore proprio di una grande terra.