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Concerti A Tarantella Power Etnopiano con Carmen Staiano ed Ornella Cauteruccio

Scritto da on 23 agosto 2011 – 07:06nessun commento

 Festival Tarantella Power – Badolato – Piazza Municipio ore 19,30

www.tarantellapower.it

L’incontro fra pianoforte e musica popolare ha prodotto poche volte risultati artisticamente apprezzabili per una difficile intesa, raramente perseguita e voluta da musicisti e compositori, ma anche per un malverso senso di superiorità e di paternalismo con cui il mondo del pianoforte si è accostato, quasi sempre senza capirla, alla musica popolare. Le biblioteche e gli archivi di conservatori e di istituzioni musicali traboccano di spartiti di canzoni e musiche strumentali popolari trascritte, o meglio “ridotte”, per pianoforte. Nel migliore dei casi, infatti, si tratta di riduzioni alla sola linea melodica principale, nel peggiore di armonizzazioni che trasformano l’impianto modale, ricorrente nei repertori popolari, in un’insopportabile folkloristica alternanza di tonica e dominante su scansione di tempo in quattro quarti.

Per fortuna esistono le eccezioni e questo disco dal titolo inequivocabile, Etnopiano, ne costituisce una sicuramente bella e sorprendente. Le composizioni di Danilo Gatto, attento conoscitore della musica tradizionale calabrese ed etnotastierista egli stesso, eseguite a quattro mani da Carmen Staiano e Ornella Cauteruccio, viaggiano libere tra le musiche, tutte le musiche che il compositore e le esecutrici hanno ascoltato, studiato, amato.

L’idea artistica è originale, non tanto perché sono mischiati i linguaggi e le forme, pratica ormai usuale e quasi stereotipa, ma perché le idee musicali di partenza sono lì pronte all’ascolto come un incipit a ogni brano. Come dire, quello che vi farò ascoltare è esistito, esiste in un’altra forma, in un’altra pratica musicale, in una differente idea del suono e del ritmo. In tal modo, questa volta non sono le oscillanti intonazioni delle voci popolari a doversi adattare al rigido temperamento della tastiera, ma è la stessa tastiera a dover cercare la via per far transitare su di essa gli avvicinamenti microtonali delle voci o della zampogna, le oscillazioni e le contrazioni ritmiche di tamburello e organetto, e via di seguito. Il risultato è sempre accattivante e mai scontato: ritmi e melodie delle esecuzioni popolari sentite nei frammenti introduttivi ritornano all’ascolto dei brani pianistici, a volte con chiarezza fotografica, altre volte in forme impressionistiche ed espressionistiche, altre volte scomposte e sconvolte da un’idea cubista e frammentata della composizione musicale.

L’ascolto della sequenza di brani evoca l’illustre antecedente dei Quadri di un’esposizione di Mussorgskij, per il senso di continuità fra l’uno e l’altro brano e per l’evocazione impressionista di panorami sonori e visivi cui la musica dà corpo. È, infatti, il mondo dei compositori russi o dell’Est europeo che più di ogni altro sembra riecheggiare dai singoli brani: Rimskij-Korsakov, Stravinskij, tra gli altri, ma anche i francesi Ravel, Debussy che con quel mondo ebbero forti connessioni. Ma il rinvio più diretto è a Bela Bartók e alle sette Danze popolari rumene per pianoforte, vera e propria collezione di etnopiano ante litteram. Il richiamo alle Danze del grande compositore rumeno non sembri eccessivo o scontato perché si tratta dell’unica raccolta di composizioni per pianoforte direttamente ispirate a precisi repertori popolari il cui riferimento è contenuto nel titolo stesso delle composizione. Così come, nel caso del presente Etnopiano, una selezione di brani del repertorio popolare calabrese, effettuata evidentemente sulla base di criteri estetici e di rappresentatività, suggerisce la forma e offre il contenuto alle sei composizioni di Danilo Gatto.

Come già detto l’idea musicale di questo disco viaggia libera e un altro panorama sonoro evocato è quello del jazz contemporaneo all’interno del quale il pianoforte ricopre un posto centrale, sia per la composizione e sia per la prassi esecutiva. I nomi evocati dall’ascolto dei brani, in ordine sparso e senza voler stilare una lista chiusa, vanno da Uri Caine a Rita Marcotulli a Stefano Bollani e Ludovico Einaudi a Joe Zawinul a Antonello Salis, e l’elenco potrebbe continuare. Il richiamo al pianoforte jazz è opportuno, non soltanto per le evidenti assonanze che si sentono, ma anche perché è proprio nella storia del jazz e del blues che il pianoforte è sottoposto agli adattamenti necessari per poter eseguire una musica in molti casi non temperata. Una diversa accordatura dei tasti, come pure lo sviluppo di tecniche di esecuzione appropriate sono state più volte sperimentate, soprattutto in passato, per dare corpo a un differente senso del suono, per mettere in atto un attacco delle note, un avvicinamento alle note stesse più vicino all’espressività blues. Una tale prospettiva sembra di cogliere in questo disco mediante uno stile esecutivo e una ricerca di sonorità dello strumento in grado di esprimere gli stili esecutivi, l’idea dei suoni, il senso della musica che si ascoltano nei frammenti incipit.

Attraverso l’ascolto di Etnopiano il mondo musicale popolare della Calabria si colora di un nuovo e inusuale tratto espressivo, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico musicale tra i più ricchi e interessanti del panorama europeo e mediterraneo.

Antonello Ricci, luglio 2011.