Primo Piano »

Pietro Grasso inaugura il Tropea Festival L&S. Il programma

9 ottobre 2017 – 13:19 |

“Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C’è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, …

Leggi tutto »
Home » Musica, Tradizioni

Concerti dal folk revival al pop revival a Tarantella Power

Scritto da on 26 agosto 2011 – 08:46One Comment

Che a Badolato nella serata di chiusura dell’evento il pubblico sarebbe stato numeroso si percepiva già dalla sera precedente ma nessuno si sarebbe aspettata tanta gente. La lunga fila delle persone che sulla 106 attendeva più o meno pazientemente che i bus navetta li portassero in piazza Fosso faceva presagire ore di fila al ritorno. Opto quindi di aggirare l’ostacolo arrivando in paese da una diversa strada per scoprire che siamo in molti ad aver avuto la stessa idea. Arrivato ho conferma di quanto ho presagito qualche minuto prima, il paese è già pullulante di gente e sono appena le 21, immagino il sorriso sul viso degli organizzatori e del sindaco alla vista di una piazza così straripante di gente (il confronto sul numero di persone almeno per oggi con il festival competitor è vinto).

Attendo gironzolando per viuzze e cantine, tra mostre di quadri e di fotografie l’inizio del concerto salutando amici che come in cicliche migrazioni incontro durante simili eventi ed aspetto, aspetto, aspetto, mangio, mangio, mangio, bevo, bevo, bevo fornendo un non indifferente apporto all’incremento del P.I.L. di Badolato e mi faccio due conti.

Poco prima delle 23,30 il palco è “invaso” dai musicisti dell’Orchestra Popolare Calabrese “capitanati” da Danilo Gatto catanzarese d’origine ma badolatese d’adozione alla cui sinistra c’è Antonio Critelli, che insieme a Danilo Gatto organizza il festival Tarantella Power, ed alla destra Mimmo Audino visibilmente emozionato nell’esibirsi nella piazza del suo paese nell’ambito di uno degli eventi che saranno oggetto di discussione e commenti nei prossimi giorni in paese, dietro gli altri musicisti non meno emozionati (per i nomi vi rimando per brevità al sito www.tarantellapower.it).

Come avvenuto la sera precedente la piazza si riempie in pochi secondi di giovani pronti ad agitarsi per le ore successive, di ragazze “in tiro” come le ho viste durante le processioni della domenica di Pasqua o davanti ai locali “trend” della costa e di una moltitudine di gente curiosa di sapere se il connubio musica popolare calabrese-Cristicchi funzionerà.

La musica va e la piazza si muove all’unisono al comando di sonorità sapientemente addomesticate da Danilo Gatto per le orecchie di persone che non hanno mai sentito organetti e tamburelli suonare davanti al santuario della Madonna di Polsi o in piazza a Gioiosa Ionica durante la festa di San Rocco. Vengono anche invitati a suonare Johnny Kalsia  ed altri due musicisti dei Dhol Foundation. «Perché la tarantella è internazionale» dice ironicamente Danilo Gatto prendendo in giro chi qualche anno prima lo aveva accusato di non volersi aprire a proposte che provenivano dall’estero.

Il tutto prepara un red carpet sonoro sul quale arriva trionfante un allegrissimo Simone Cristicchi felicissimo di trovarsi in quella piazza piena di gente e di energia.

Se qualcuno nel 1999 ( anno in cui nasce il festival Tarantella Power) mi avesse detto «L’anno prossimo il festival lo chiude Annalisa Minetti o i Jalisse, quelli che hanno vinto il festival di Sanremo rispettivamente nel 1997 e 1998. Vedremo» avrei pensato il profeta avesse bevuto troppo, ingurgitato un particolare tipo di peperoncino allucinogeno o come un moderno aruspico avesse erroneamente interpretato quanto letto nella salsiccia arrosto che aveva mangiato.

Invece adesso ad animare la piazza di un ennesimo “paese che balla” è il vincitore del festival di Sanremo del 2007. Mi sento come  Dustin Hoffman nel film “Piccolo grande uomo” che rimaneva sempre più impressionato dal fatto che i sogni di un anziano capo indiano si avverassero malgrado fossero bislacchi.

Dal folk revival al pop revival quindi. In una regione che vede oramai le piazze invase da gruppi i cui nomi sembrano quelli di sette fedeli all’aracnide nera e pelosa collegata al fenomeno della pizzica salentina Simone Cristicchi è ci sta come una birra fredda quando si ha sete. Non è la prima volta che si confronta con la musica tradizionale e si vede subito. Alterna versi a musica, ricorda Rino Gaetano (cantautore mai dimenticato e che da qualche anno è oggetto di un rinnovato interesse), prende in giro i politici e scatena la piazza cantando «ma meno male che c’è…………… BADOLATO» fino a quando da un’area a destra del palco iniziano a partire i fuochi d’artificio non belli come quelli ai quali i comitati feste ci hanno abituati ma è sempre un segnale, ogni festa che si rispetti in paese deve chiudersi con i fuochi d’artificio (quanto saranno costati?) . Terminato lo spettacolo pirotecnico sul palco salgono per la seconda volta Johnny Kalsia ed i due musicisti dei Dhol Foundation il cui suono dei tamburi è però sovrastato da tutto il resto, tanta scena poco suono.

La serata per me finisce qui, lascio la piazza ancora piena di giovani che ballano al suono dell’organetto di Peppe Stillo e passo davanti un listino prezzi affisso su di un muro, presenta alcune delle pietanze cancellate, «a mezzanotte era rimasta solo la trippa e qualche melanzana ripiena» mi dice un amico.

Angelo Maggio