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Esce Doppio Sogno, primo album per Massimo Garritano e Alberto La Neve. L’intervista

Scritto da on 14 aprile 2014 – 09:11nessun commento

E’ un momento magico per Massimo Garritano e Alberto La Neve. E’ appena uscito il loro primo progetto musicale, Doppio Sogno, sette brani inediti in cui le sonorità del sax si fondono con quelle della chitarra acustica, alla ricerca di suoni inediti e originali, che venerdì 18 aprile 2014 ore 20.30 verrà presentato anche a Catanzaro alla Taverna San Nicola , Via Casalinuovo 9 (nei pressi di Galleria Mancuso).

LaNeve1Chitarrista dalle molteplici sfaccettature l’uno,  sassofonista versatile l’altro, fondono le rispettive esperienze in una dimensione musicale slegata da limiti stilistici o filologici, che consente ai due musicisti di esprimersi senza filtri e al pubblico di percepire ogni minima sfumatura del cuore e della mente.

 
 Doppio Sogno richiama echi dal vissuto di Massimo e Alberto, tra citazioni letterarie e cinematografiche. A cominciare dal titolo, preso a prestito dall’omonimo libro di Arthur Schnitzler, dal quale Kubrick ha tratto la sceneggiatura del suo ultimo film, Eyes wide shut. Il “doppio sogno” compositivo è rappresentato dalle due sezioni, una modale e l’altra blues, che si alternano e si mescolano liberamente nell’improvvisazione.

Cyrano, che apre l’album, nasce come composizione per chitarra sola, successivamente rivista e corretta per il duo, ed è ispirato al monologo di Cyrano nell’ Atto II della commedia di Rostand. La cellula generatrice della composizione è l’ostinato in 5/4, che sorregge il tema pentatonico.

In Pamplona le sonorità andaluse fanno da cornice all’improvvisazione di matrice etnica mentre Settembre è un po’ cinematografica – Woody Allen docet – oltre ad essere il mese di nascita di Garritano. Con un piede nell’armonia jazz e l’altro nei ritmi popolari. Homenagem a Saudade Tango, brano composto nel 2011, è un delicato omaggio alla storia di tanti emigrati che ogni giorno arrivano sulle nostre coste. Ispirato al Brasile e alla ritmica tanguera della terra argentina.

dodicilunecopTerra mia, invece, è quasi una danza. Il ritmo ternario e la melodia tonale lo rendono il brano più vicino alla musica di tradizione popolare. Una tradizione vissuta non come limitazione stilistica da cui affrancarsi quanto come possibilità creativa. Infine Midnight Sun,  composto in Norvegia nel 2008. La fonte ispirativa è rintracciabile nelle composizioni di Wayne Shorter ma l’andamento e la scelta dei timbri evocano pienamente atmosfere nordiche.

Due musicista da tenere d’occhio, Massimo Garritano e Alberto La Neve, entrambi docenti al Conservatorio di Cosenza e con un portfolio di collaborazioni di tutta rispetto, con artisti del calibro di Nicola Pisani, David Murray, Agricantus, Lutte Berg,  Attilio Zanchi, Achille Succi, Red Basica, Tino Tracanna, Marco Tamburini, Pietro Condorelli, Joe Amoruso, Crystal White, Gegè Telesforo, Rosa Martirano e Daniela D’Ercole.

Il progetto con Alberto è relativamente fresco, intendo sia come approccio musicale che meramente temporale -ci dice Massimo Garritano -. Ci siamo corteggiati per anni, abbiamo condiviso altre esperienze come l’OrCheStrana e il Sine Loco Ensemble, diretti da Nicola Pisani, ma ci siamo messi insieme soltanto lo scorso anno. Il tutto è stato molto rapido e decisamente semplice nonostante i nostri caratteri non siano proprio accomodanti, ammettiamolo.

 

Massimo, ci dici come è nato questo album?

Alberto mi propose il duo per un concerto all’interno di una rassegna jazz. Decidemmo di inserire materiale originale per cui ci trovammo a casa mia per le prove. Poi ci lanciammo nel concerto. La scintilla era scoccata. Al termine del live avemmo entrambi le stesse sensazioni, il materiale andava ovviamente riveduto e limato qua e là, ma l’impasto timbrico e la resa espressiva furono talmente palesi che non potevamo non continuare.
Ci furono un altro paio di concerti prima di decidere di registrare il disco. Il tutto realizzato in un giorno e mezzo. In pratica una registrazione dal vivo, in uno studio con due sale così da poter preservare la qualità acustica delle riprese, e senza sovra-incisioni. Se ascolti attentamente il cd non ti sarà difficile sentire lo spazio, l’aria, insomma la vita, il respiro, i rumori…  Anche le note che non avremmo voluto suonare sono rimaste incise e, a distanza di tempo, le apprezziamo di più.

 

In questo lavoro ci sono molti riferimenti colti, musicali e letterari…

Come hai rilevato tu stessa c’è Shorter, Coltrane. Shorter è tra i miei musicisti preferiti e tutte le cose che ho letto su o di lui mi hanno fornito spunti di riflessione notevoli, non solo in ambito musicale.
Quanto a Coltrane se hai avvertito il suo spirito nel nostro disco, certamente è per merito di Alberto.
Per quanto riguarda Rostand e Schnitzler ti racconto com’è andata.
Il primo brano, originariamente per chitarra sola, lo composi per uno spettacolo teatrale. Serviva da commento al monologo di Cyrano, quello in cui “rivendica la sua libertà artistica” accettando di lavorare meno piuttosto che piegare i suoi versi alla volontà dei potenti. Non ricordavo quelle parole, ma rimasi folgorato.  Nello spettacolo, l’attrice, Patrizia Gallo, imprimeva un’energia e una rabbia tali che mi rimasero dentro e  che  provai a trasferire ad Alberto attraverso i miei racconti. Ascoltando la sua improvvisazione credo di esserci riuscito.

Ti confesso che il mio approccio alla musica, in termini di composizione, d’improvvisazione e di suono in genere, è sempre stato di tipo “immaginifico”.
Provo a rendere in note ciò che altrimenti potrebbe essere rappresentato da un film, un racconto, un dipinto.

 

Mi hai detto poco fà che tu e Alberto avete due caratteri molto diversi. Mi sembra, però, che insieme funzionate molto bene…

Le mie composizioni in questo disco non sono le più recenti  ma solo dopo averle suonate con Alberto ho avuto conferma di ciò che penso da tempo riguardo la musica e la vita, una cosa così semplice ma che spesso ci sfugge: le cose hanno bisogno del loro tempo per essere realizzate e della loro dimensione. Solo quando è giunto il momento tutto si realizza.

Alberto è stato la mia voce interiore. Quando glielo dissi lui apprezzò commosso.  Ora negherà di aver pianto lacrime di gioia (scherzo), perché ha un caratteraccio (non scherzo), ma questa è la verità.

Ha scelto lui il titolo del disco. Io ero scettico perché, trattandosi di un mio brano, sembrava poco carino spodestare le sue composizioni, anche se i miei titoli sono più belli, ma la sua motivazione era più che giusta. Se consideri l’opera nella sua totalità, noterai che Doppio Sogno  è il brano fa da spartiacque tra due mondi sonori. Ora stiamo programmando dei concerti e accarezziamo l’idea di un secondo disco.
Credo che durante i nostri live faranno capolino brani nuovi, magari approfondendo la ricerca timbrica. Vedremo…

Doppio Sogno è in distribuzione in Italia e all’estero nel circuito IRD, ed è prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime tre etichette discografiche italiane.

Info su http://www.dodiciluneshop.it/dettagli.asp?sid=25522300320140407022944&idp=163&categoria=1