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Filadelfia chiama Napoli risponde: tributo a Pino Daniele e alla world music partenopea

Scritto da on 7 agosto 2015 – 08:52nessun commento

Cinque secoli fa un gruppo di svedesi approdava nel Nuovo Continente, sulle rive del Delaware e vi fondava una città che viene chiamata Philadelphia, che in greco significa amore fraterno, ispirata a principi di libertà e fratellanza. Non a caso qui qualche decennio dopo si riunì il primo Congresso e vengono firmate la Dichiarazione d’Indipendenza e poi la Costituzione americana. Negli stessi anni, a migliaia di chilometri di distanza, sulle sponde del Mediterraneo, la Calabria viene colpita da un terremoto disastroso che semina morte e distruzione ovunque.

 

I superstiti non perdono le speranze, si rimboccano le maniche e ricostruiscono le loro città. Così avviene anche nelle Serre, dove l’antica Castelmonardo viene ricostruita su un pianoro, con una nuova struttura urbanistica e un nuovo nome, Filadelfia, come la città della Pennsylvania.

filadelfia piantaAnche la Filadelfia calabrese viene concepita, come quella americana, con una struttura urbanistica razionale, con larghe strade orientate lungo i punti cardinali, sistema unico in Italia, e un modello politico che riecheggia i principi propugnati da Benjamin Franklin e da Gaetano Filangeri. Che un secolo più tardi daranno la stura a un’insurrezione armata, da cui avrebbe dovuto nascere la Repubblica Universale di Filadelfia, ispirata agli ideali mazziniani. La sommossa venne duramente repressa dai Borboni, gli stessi che qualche anno prima erano stato i primi, con gli svedesi e i toscani, a riconoscere gli Stati Uniti d’America e a concedere loro l’accesso ai porti. Ennesima dimostrazione di come, ieri come oggi, gli affari dettino da sempre l’agenda politica.

La Filadelfia calabrese ha mantenuto i legami con la gemella al di là dell’Oceano così come con Napoli, bacino di coltura di quelle idee illuministe da cui è nata ma anche straordinario impasto musicale e culturale, crocevia di sonorità e influssi che hanno oltrepassato l’Atlantico e il Mediterraneo. Un legame che si rinnova i prossimi 17 e 18 agosto grazie a Filadelfia To Neapolis, omaggio a quel singolare pino daniele, amoruso, piscopo-45ba-9abc-520fb829db6bmix tra rock, fusion, jazz, tradizione, che quarant’anni fa ha portato Napoli e artisti come James Senese, Napoli Centrale, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, alla ribalta internazionale.

L’evento, organizzato da Marcello Nicotera e Tommaso Colloca dell’associazione Suoni del Sud Lamezia, inizia il 17 con un tributo a Pino Daniele intitolato Pagine Danieliane, presentato in prima assoluta nazionale. Protagonista Joe Amoruso, pianista e arrangiatore dei maggiori successi di Pino Daniele, da Vai Mo’ a Bella’Mbriana (album quest’ultimo registrato a New York insieme agli ex Weather Report, Wayne Shorter e Alphonso Johnson).

 L’incontro con Pino Daniele ha cambiato la vita a entrambi. A me in particolare, dal punto di vista professionale, ha spostato il mio lavoro sulle tastier e- spiega Amoruso-. Se non avessi incontrato Pino mi sarei dedicato solo al pianoforte acustico, attraverso il quale esprimo tutto il mio mondo. Il mio lavoro d’arrangiatore è stato fondamentale nella sua produzione discografica, a me ha sempre affidato la parte più tosta, come quella degli archi, dei fiati e ovviamente delle tastiere. “Pagine Danieliane” è un progetto acustico che per me comporta aprire il libro del cuore, il diario dei ricordi.

Al suo fianco Amoruso ha voluto Rosario Jermano, il primo batterista di Pino Daniele, Angelo Farias al basso elettrico e la giovanissima cantante partenopea Luna Di Domenico, ospite speciale Antonio Onorato, questa volta in versione chitarra acuAntonio Onoratostica.

Il giorno seguente, il 18 agosto, a Filadelfia va in scena la world music napoletana. Antonio Onorato alle chitarre elettriche e synth, Joe Amoruso al pianoforte elettrico e alle tastiere, Rino Zurzolo al contrabbasso acustico e al basso elettrico, Rosario Jermano alle percussioni e Mario De Paola alla batteria propongono al pubblico una rilettura di celebri standard jazz accanto a brani simbolo di quell’onda lunga partenopea che ha conquistato il pubblico come Chi tene o’ mare di Pino Daniele,  con in serti elettronici fusi agli strumenti acustici.

La musica, testimone di pace, dialogo, di incontro e contaminazione tra culture, lancia ancora una volta il proprio messaggio nel paese dell’amore fraterno.