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Francesca Prestia: cuntu e cantu la storie delle donne del Sud

Scritto da on 16 giugno 2014 – 08:24nessun commento

Giovanna Marini, volto storico della canzone popolare italiana, l’ha definita una ‘collega’.  Francesca Prestia ride di gusto. Forse nessun altro riconoscimento l’ha reso più felice di quello che arriva dalla cantautrice romana. E’ appena rientrata da Motteggiana, dove le è stato conferito il Premio dedicato a Giovanna Iris Daffini, fok-singer emiliana, per la quale ha composto Si ccà fussa Giuvanna iddha cantèra. Stanca, ma con la mente già rivolta a nuovi progetti.

 

francesca prestia 2Da mesi percorre senza sosta l’Italia con la sua chitarrina per cantare la Ballata per Lea Garofalo e una ninna nanna, che ha composto per Giuseppina Pesce. Due donne che hanno anteposto la loro libertà e quelle dei propri figli alle leggi sanguinarie dei clan, accettando di svelarne ai magistrati storie e misfatti ma anche di pagare un prezzo altissimo per le scelte fatte. I due brani fanno parte di un progetto più ampio, che si è aggiudicato anche la menzione speciale del Premio Musica Contro Le Mafie nel 2012 al MEDIMEX di Bari, dedicato alle donne del Sud.

 

Donne che Francesca cunta e canta in parole e musica, da brava cantastorie, come ama definirsi. Musicista e compositrice di formazione classica, scopre la musica popolare tra i banchi di scuola e comincia a studiarla per strada, tra la gente, forse anche come atto di ‘resistenza’ a una famiglia che non ama il dialetto e le vieta di parlarlo in casa. Poi arrivano il matrimonio, i figli, l’insegnamento, e strumenti e spartiti vengono messi in cantina. Non per molto, tuttavia.

 

Circa quindici anni fa, per partecipare ad un concorso indetto dalla Provincia di Catanzaro sulla storia della seta a Catanzaro, mi venne l’idea di comporre con gli/le alunni/e due ballate in dialetto catanzarese, raccogliendo canti e versi antichi attraverso le voci dei loro nonni. Fu un successo. Partecipammo ad altri due concorsi nazionali, “Musica nella Scuola” nelle Marche e vincemmo entrambe le volte. Così mi sono scoperta cantastorie. E, su consiglio di tanti amici, ho proseguito.

 

Arrivano gli anni della ricerca e degli incontri, preziosissimi, con cantanti e cantastorie e con la letteratura calabrese.

 

Mi chiedi quali siano i miei maestri. Non so se posso definirli così, ma ho ascoltato per anni, e continuo a farlo perché mi ispirano continuamente, Rosa Balistreri, Caterina Bueno, Giovanna Daffini, Maria Carta, Gabriella Ferri, Giovanna Marini, Otello Profazio, Ignazio De Blasi, Orazio Strano. Contemporaneamente è arrivata la scoperta di Mario La Cava, Leonida Rèpaci, Saverio Strati, Corrado Alvaro, Fortunato Seminara… Poi la mia strada ha incrociato quella di Valentino Santagati, che mi ha messo a disposizione il tesoro inestimabile di registrazioni raccolte sul campo negli anni… Continuo ad ascoltare, a nutrirmi delle testimonianze raccolte da studiosi e cantastorie, a partecipare ai concerti, ad ascoltare la gente, le loro esperienze, le loro istanze. Curioso in giro. Sempre. E da lì nasce ogni mia composizione.

 

Una curiosità che porta Francesca a confrontarsi con esperienze sempre diverse, dallo studio della linguafrancesca prestia3 e della storia calabro greca, confluito nello spettacolo Gunaikes, tenuto insieme al musicista e regista greco Konstantinos Gakis (ne abbiamo parlato qui ), che ha debuttato a marzo alla Triennale di Milano, alle colonne sonore pensate per film come Bellezze e rovine, che Giovanni Scarfò ha dedicato alla figura di un grande amico della Calabria e dei calabresi come Umberto Zanotti Bianco (la sua storia la trovi qui).

 

Anche questo significa raccontare, da donna e musicista, se stessa e questa terra, che si esprime ogni volta con lingue, suoni, voci diverse. Raccontando la realtà, con il suo fardello di soprusi e ingiustizie, ieri come oggi, seguendo il passaggio di testimone tra le Filomene, le Serafine, le Micheline che, stanche di angherie e violenze, si ribellarono imbracciando un fucile e dandosi alla macchia, e le Lee, le Giuseppine di oggi, che camminano con coraggio e a testa alta sulla strada delle Madri.

 

In un mondo che chiede ad ognuno di fare la sua parte, io, come cantastorie, scelgo la strada dei cunti e dei canti, poco importa se su un grande palco o in una piazzetta o, semplicemente, davanti ad un caminetto. E’ quell’incanto che cerco, quello che si crea tra me e chi mi ascolta. Quel viaggio, fatto insieme, nella dimensione dell’immaginario. Dimensione straordinaria nella quale la mente umana può sperimentare tutto di sé. Da sola e insieme ad altri.