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Le Rivoltelle: contro la mafia a colpi di rock

Scritto da on 27 giugno 2016 – 12:16nessun commento

Una strada deserta, tra le case di un bianco accecante, come il sole che incombe, spietato,  su due uomini che si fronteggiano. Siamo al duello  in un perfetto finale da western d’annata, nella migliore tradizione. Cambio di scena. Siamo ai giorni nostri, una strada di una periferia come tante di una città del Sud, enormi casermoni, quartieri dormitori dove  squallore e degrado sono di casa, dove vige la legge del più forte, che fanno da sfondo a quattro ragazze che imbracciano non  armi ma i loro strumenti e sparano la loro musica. Io non  mi inchino è il nuovo singolo, ed un video che sta spopolando sul web, firmato da Le Rivoltelle,

band calabrese tutta al femminile, animo rock e lo sguardo orientato verso la terra in cui le rivoltelle 3 432_4520422549456131000_nsono nate e dove hanno deciso di rimanere a vivere e al nostro presente. Il video, diretto da Livia Alcalde Patanè in un algido bianco/nero, racconta una terra martoriata, percorsa in profondità dalla cultura mafiosa, che infetta tutto e tutti, compresi i bambini, che imparano presto a raccogliere il testimone dai propri padri e a comportarsi da capi, a dimostrare quanto valgono con un’arma in mano, a rispettare una legge che non sta in nessun codice e in nessun ordinamento, se non in quello, atavico, della famiglia. Bambini capi e bambini soldato. E bambini che hanno la forza di rialzare il capo e ribellarsi, indicando la strada della dignità, dell’orgoglio e del coraggio, anche  agli adulti.

Un testo forte, nato da un’idea di Gaccione (all’anagrafe Vincenzo Angelo Gaccione), elaborata e sviluppata in testo e musica insieme a Le Rivoltelle, che racconta comportamenti e atteggiamenti duri a morire, vedi l’ “inchino” delle statue nelle processioni religiose davanti alla casa del boss locale, con gli occhi disincantati di chi quel Sud lo conosce e lo combatte da sempre, come il giudice Nicola Gratteri.

Un brano che  anticipa l’uscita del loro terzo album e apre una nuova fase per Elena (voce, violino, sax e chitarre), Alessandra (basso, chitarre, voce e cori), Paola (batteria, percussioni e cori) e Angela (chitarre e cori), un album alle spalle dedicato alle donne nell’Italia post-unitaria (Donne italiane), un tributo ai miti del pop e del rock internazionale, dai Rolling Stones a Mina e Lucio Dalle ( Le Rivoltelle) centinaia di concerti, esibizioni in radio e in Tv e in festival come il MEI, alcune riletture in chiave rigorosamente rock di successi evergreen  -da La Notte di Salvatore Adamo a Vivere a Guarda che luna- che li proiettano sulla scena internazionale.

Un modo per raccontare un secolo di musica italiana ma anche tante storie, di amore e di stalking, di lavoro e sfruttamento, di grandi e piccoli privilegi, di una politica che ha perso la direzione, veleggiando tra ska, pop e reggae, con rabbia, disincanto e tanta ironia, a partire dal loro nome. Un solido background musicale, energia da vendere, una fucina di idee e la voglia di mettersi in gioco continuamente, queste sono Le Rivoltelle. Con l’orgoglio di essere donne perchè il futuro del rock, come il suo passato, appartiene alle donne.