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Loop Loona: è donna e arriva dalla Piana il rap d’autore italiano. L’intervista

Scritto da on 22 dicembre 2014 – 17:58nessun commento

L’ho vista per la prima volta lo scorso anno, sotto un tendone alzato in piazza a Catanzaro per le feste natalizie, esibirsi con altri gruppi calabresi. Loop Loona mi aveva colpito tantissimo con la sua grinta, l’uso sapiente della parola, la presenza sul palco da attrice consumata e la capacità di coinvolgere il pubblico. Che, complice la temperatura scandinava, la pioggia, l’atmosfera delle feste, si era ridotto a pochi intrepidi. Così, la serata si chiuse con una bella scarica di adrenalina e l’amarezza di non aver potuto ascoltare la rapper reggina come avrebbe meritato. Qualche giorno fà, spulciando in Rete mi imbatto di nuovo in lei, grazie a un video.

 

05 Loop Loona (Foto di Carlo De Gori)Ascolto il brano, che si intitola Dalle mie parti. Mi piace e finisco per ascoltare per intero l’album da cui è tratto, Senza fine, il primo lavoro ufficiale di Luana Crisarà aka Loop Loona, rapper di Taurianova (Rc), da tempo di stanza a Roma, prodotto da un altro rapper che arriva dall’estremo lembo della penisola, Turi.

 

Brano duro, Dalle mie parti, che racconta la Piana come il Bronx, una terra senza più sogni dove parlano le armi, storie che arrivano dirette come un pugno allo stomaco, parole tagliate con l’accetta, tradotte di Mauro Russo, regista del video, in immagini di ordinaria violenza esaltate da un bianco e nero livido.

 

Tu che fai, aspetti o scappi?/ Sono solo pochi dilettanti/ Poi vedrai i tuoi sogni infranti/e dieci colpi in faccia a ricordarti/ che non sei stato ai patti /Sono stanca di dovermi chiedere se anch’ io sono come loro/scatenata come un toro/Conosco i ferri del mestiere/ li nascondo fino a che non mi miglioro/ E vi divoro, perché siete come un porco, meglio/ morto.

 

Un album che restituisce al meglio l’energia, il talento e la tecnica di questa bella ragazza dai colori e dai lineamenti mediterranei che si è fatta le ossa nelle jam locali e nelle battles nazionali, nelle quali si segnala subito rispetto ai colleghi maschi divenendo una delle interpreti di punta della scena rap italiana.

 

Ti hanno definito “energica e spigolosa, pungente, la versione 2.0 della ragazza di provincia che vuole dimostrare a tutti i costi che il rap femminile non ha nulla da invidiare a quello maschile”. E’ un giudizio che condividi?

 

E’ un giudizio condivisibile, tuttavia mi riservo di presentare altri aspetti della mia personalità artistica con il tempo. “Senza fine” mostra una parte di me, quella più arrabbiata e hardcore, in futuro farò anche cose differenti, ma non amo darmi definizioni perché sono in continua evoluzione, quindi quello che potrei dire oggi non varrebbe per il futuro.

 

Il grande poeta afroamericano Amiri Baraka scrive  nel suo libro più noto, il Popolo del blues, che << senza il dissidio, la lotta, non ci può essere un’estetica né nera né blues, ma solo un’estetica di sottomissione>>. Un concetto che si adatta perfettamente all’ hip –hop, che incarna la rabbia e  le disillusioni delle periferie urbane. Tema estremamente attuale, dai non-luoghi di Tor Sapienza ai campi rom di Bologna e dintorni a questa periferia dell’impero che è la Calabria, che evochi nei tuoi brani…

 

Storicamente l’Hip Hop nasce tra i sottomessi. Rispetto agli altri tipi di musica, il testo e il messaggio hanno un ruolo più rilevante. Se non hai una battaglia da combattere, che sia personale o collettiva, è difficile risultare credibile. Certo non è una regola, perché alcuni dei personaggi adesso in auge non hanno la minima credibilità. Però se guardi ai migliori scrittori di rime vengono tutti dalle periferie, non dai salotti bene.

 

Vivi da tempo fuori dalla Calabria, sei stata  all’estero, in altre terre di confine come il Medio Oriente, ma la rabbia non è cambiata, e, come scrivi in Dalle mie parti, sei lì a chiederti se sei come loro “scatenata come un toro”…

 

Sono molto legata alla Calabria, sono una calabrese doc, nonostante ormai viva fuori. A noi calabresi hanno rubato il futuro, è difficilissimo creare qualcosa rimanendo nella propria terra. Io sto facendo il mio e spero un giorno di poter tornare in Calabria e dare la possibilità a qualcuno dopo di me di realizzare il proprio sogno. Per adesso devo concentrarmi su me stessa, una volta che avrò abbastanza potere, potrò mandare avanti qualcun altro. Intanto torno spesso dalle mie parti e spingo il movimento che si è creato giù.

 

La scena rap italiana da qualche anno si è arricchita di diverse voci di donne, a partire dalla madre di tutte, La Pina, fino a Baby K., Missa, Lady D., mcNill, che, pur con linguaggi e sensibilità diverse, mi sembra siano molto attente a prendere le distanze dai colleghi rapper che, soprattutto negli Usa usano toni e comportamenti settari e (a volte, molto) violenti contro le donne. Non credi che, spinte dall’ ansia di dimostrare di essere brave quanto –se non più di- dei maschi, donne che hanno valore, talento, personalità da vendere, non finiscano per usare i loro stessi codici e per auto-relegarsi in una sorta di ghetto dei luoghi comuni?

 

Senza togliere nulla a La Pina, di cui conosco quasi tutti i brani a memoria, credo che la madre dell’Hip Hop al femminile sia Carri D, che ormai è uscita dalle scene. A parte questo, secondo me è proprio quello il punto, dimostrare di essere brave quanto gli uomini, a livello tecnico e a livello di rime. Gli altri rapper e le ragazze e i ragazzi che ascoltano notano la differenza tra un prodotto di qualità e un prodotto scadente. Per questo alcune rapper si sono fatte scrivere i testi da artisti uomini, perché da sole non potevano dare quella qualità. Io sono qui per dimostrare che una donna da sola può scrivere testi di qualità. E non uso gli stessi codici degli uomini, ma piuttosto i codici del rap e dell’Hip Hop. In questo senso credo di arricchire il panorama musicale rap con similitudini e rime che un uomo non potrebbe fare. Lo dico chiaramente: “Non faccio il maschiaccio, tantomeno la sguardrina”.