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Musica: Nimby II, visioni e metafore della realtà

Scritto da on 5 marzo 2018 – 08:27nessun commento

In fisica opacità indica la capacità di un corpo di rinviare o di assorbire la luce. Un termine che Zygmunt Bauman ha preso a prestito per definire la nostra società liquida, in cui tutto fluisce nella perdita di un orizzonte, nella assenza di certezze e sicurezze, in cui il rischio frutto di una scelta per il giocatore d’azzardo diventa destino comune e ineluttabile, al quale è impossibile sfuggire, rafforzando la sensazione dell’opacità e della impenetrabilità del mondo.

Non so se Tommaso La Vecchia, Aldo Ferrara, Francesco La Vecchia, Stefano Lo Iacono, Simone Matarese, e Raffele De Carlo, meglio noti come Nimby, la band calabrese nata sui tre colli catanzaresi quasi dieci anni fa, siano partiti da qui per la loro nuova avventura ma di sicuro hanno tenuto conto della lezione del sociologo e politologo polacco, morto un anno fa.

Foto NimbyUna avventura che culmina con Nimby II, secondo Lp (ancora una volta la scelta cade sul vinile) prodotto da La Lumaca Dischi in collaborazione con Overdrive Rec, nato sotto l’egida artistica di Manuele Fusaroli, nome di punta del panorama indie nazionale, noto per aver lavorato con Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Karate. Un disco figlio, ci tengono a dirlo, << della musica alternativa anglosassone degli anni ’90 e dei primi del 2000, ma che crea una linea di congiunzione con la cultura musicale italiana grazie a liriche surreali, visionarie e contemplative>>.

Otto tracce che scorrono una dopo l’altra tra sonorità psichedeliche, post-punk e garage rock, toccando temi apparentemente diversi e tuttavia, pur non trattandosi di un vero e proprio concept album, percorsi da un filo rosso, il senso di malessere e straniamento dalla realtà. I nostri si muovono tra esistenze sempre più opache di fronte a un presente e a un futuro evanescenti (“E’ così fragile il domani…”), in cui tutto perde forma rapidamente, in cui pensiero e progettualità si dissolvono come neve al sole, dove tuffi onirici in un buco nero o in un viaggio caleidoscopico possono farci sfuggire al disagio e al vuoto penumatico della quotidianità “(Il vuoto è uno strano gioco che ammicca a chi non lo sa, non può appiccare il fuoco…”), alla tortuosità delle strade percorse (“Si fa quel che si fa per non morire, collezionando vizi e bizzarrie…”).

Ad accompagnare l’album due bei videoclip, che seguono il brano La Noia ( lo trovi qui  ), e il brano di apertura, Opacità,un inno al potere della musica che squarcia il doppio velo posto tra l’attimo presente, il passato e il futuro, rivelando la malinconia e la frustrazione che si provano nell’impossibilità di cogliere l’essenziale”.

 

Nella bella copertina realizzata dall’artista Andrea Grosso Ciponte davanti a uno skyline futuribile solcato da navicelle spaziali che serpeggiano tra i grattacieli, due misteriosi bambini Cover Nimby IIarrivati dal passato puntano su di noi il loro sguardo stupito sospesi tra ieri e il domani, tra un passato disseminato di orrori e un futuro denso di incognite.

In una società in cui si è schiavi di tutto, ossessionati dal potere delle cose, dalle tecnologie come dall’Altro, forse la capacità di scegliere in piena autonomia e di farlo insieme agli altri, forse ripartire dalla libertà, smettendo di considerarla una conquista consolidata, parte integrante della nostra esistenza, ma come un aspetto sempre più ambiguo e sfuggente, è l’unica strada che può condurci fuori dall’opacità.

 

“Non so se la libertà sia così leggera ma mi sembra di esserci vicino…”