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21 giugno 2017 – 12:00 |

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Musica: viaggio tra folk e jazz con Mujura

Scritto da on 19 gennaio 2017 – 09:56nessun commento

Musica popolare calabrese, strumenti tradizionali (chitarra battente, tamburello),  un viaggio appassionato all’interno del linguaggio -un calabrese a volte ricercato a volte ostico, plasmato sulla componente musicale e ritmica del  suono- e dei ritmi, che convivono assieme a elementi della musica folk rock contemporanea. Mixate il tutto e avrete il sound di Mujura, aka Stefano Simonetta, musicista e cantautore di Roccella Jonica, fedele sodale da tempo di Eugenio Bennato che  ha prodotto nel 2011 il suo disco d’esordio, Mujura.

11 brani in cui convivono il mondo di sopra e quello di sotto, scene di vita quotidiana e riti atavici (Ngravachjumbu, Mani chini, Mujura), i canti di mafia (A crapa) e la poesia (Blu), la  storia della Calabria, strettamente intrecciata a quella del Mediterraneo (Blu, Amir). Dentro ci sono contraddizioni e degenerazioni di una terra avvolta dai clichè da cartolina estiva, difficile da penetrare nei suoi mille e spesso opposti volti.

Ho parlato della Calabria in questo disco – dice Mujura – non come rivendicazione geografica o per motivi campanilistici, ma perché è l’argomento che conosco meglio di altri e sentivo di dover restituire un mondo del quale si hanno notizie parziali, frastagliate e imprecise. Quello dell’abbandono, della deturpazione, della malavita, della lentezza, del familismo e dell’isolazionismo in un mondo veloce e globalizzato.

Un background che ha portato anche all’interno degli Slivovitz, la band partenopea con cui collabora da tempo, che propone un interessante mix di jazz, rock, musica balcanica ed etnica. A dicembre Mujura è stato premiato alla 7a edizione di Musica contro le Mafie e ai primi di febbraio sbarcherà alla Casa del Jazz a Roma e a Casa Sanremo, nella settimana del Festival della Canzone italiana. In attesa di ascoltare il prossimo disco…

Quando negli anni Novanta si aprì la stagione della “musica etnica”, si aprì anche l’aspro dibattito tra i “puristi” e gli “innovatori”. I primi teorizzavano l’immobilità della musica tradizionale, i secondi erano per una fuga in avanti con l’ausilio di contaminazioni stilistiche e di tecnologia. Io penso che la contrapposizione sia mal posta e quindi inutile. Si può essere artisti moderni con una voce contadina e una chitarra battente e, allo stesso modo, si può essere artisti “popolari” con una classica rock band. Quindi su Stefano che si fa chiamare Mujura è inutile indagare che sia nato nella locride, che parli correntemente il calabrese, che abbia prestato attenzione ai nuovi modelli musicali provenienti dal mondo, che abbia ascoltato e suonato la tarantella. Quel che conta quando si scrive nuova musica è il risultato. È il tasso di follia artistica, detta anche “creatività”. (Eugenio Bennato)