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Osanna, l’anteprima calabrese di Palepolitana

Scritto da on 17 novembre 2015 – 08:28nessun commento

Dicembre 1970. Siamo in un localino underground dalle parti del Vomero, a Napoli. Il gruppo che si esibisce si chiama Città Frontale, ha una voce possente, Lino Vairetti, un suono nuovo, bei testi, scritti da Vairetti e Danilo Rustici. In mezzo al pubblico c’è un talentuoso flautista, Elio D’Anna, che rimane colpito al punto da farsi convincere in pochi giorni a entrare nella band. Nascono gli Osanna, una delle formazioni di maggiore successo del progressive italiano anni ’70.

Il loro sound dinamico ed esplosivo persuade artisti come Luis Bacalov e i Genesis, David Jackson palepoli osanna(Van Der Graaf Generator), Steve Vai, Joe Satriani, David Cross dei King Crimson. Osannati da pubblico e critica in Italia e all’estero, che dimostrano di apprezzare i loro live-act teatrali, lo straordinario impasto sonoro tra tradizione partenopea, free jazz, rock, blues, elettronica.

Sono anni di attività frenetica e estremamente creativa, che danno vita ad album come L’uomo e Palepoli, disco monumento della musica italiana del secolo scorso. Poi lo scioglimento. Si ritrovano vent’anni dopo con formazione rinnovata e una nuova produzione, il cui ultimo anello in ordine di tempo è Palepolitana, album doppio che include brani inediti al fianco del loro disco-manifesto, Palepoli, appositamente riletto e depurato dagli errori della prima masterizzazione. Un omaggio a una band, che si staglia con un unicum nel panorama underground italiano, e un atto d’amore verso la città del Vesuvio, la sua storia, la sua cultura, la sua arte e la sua musica. Città spesso vittima di banalizzazioni e stereotipi, ma sempre pronta a risorgere dalle ceneri.

Il tour di presentazione di Palepolitana ha fatto tappa qualche giorno fa al Politeama di Catanzaro. Ve li proponiamo nella recensione di Tommaso Colloca.

 

A Catanzaro, quel che resta degli Osanna…

di Tommaso Colloca

Ne è passata d’acqua sotto i ponti di “Palepoli”! Dalla “progdigiosa” e storica formazione che vedeva insieme a Lino Viretti, il chitarrista Danilo Rustici, Elio D’Anna al sax e al flauto traverso, Lello Brandi al basso elettrico e Massimo Guarino alla batteria, alle formazioni successive, ovvero quelle dell’album “Suddance” del ’78, fino a quella attuale esibitasi a Catanzaro con Gennaro Barba alla batteria, Nello D’Anna al basso, Pako Capobianco alla chitarra, Sasà Priore al piano e  tastiere e Irvin Vairetti alla voce e synth. In un Teatro Politeama gremito in ogni dove, a una platea musicalmente inconsapevole sul genere progrock, faceva da contralosanna coptare una galleria molto frizzante e partecipe.

Quanto espresso oggi dagli Osanna non è paragonabile alla prima storica formazione, immensa per qualità e soprattutto per ispirazione. L’ultimo disco “Palepolitana” non è per niente paragonabile a “Palepoli”, considerato dalla critica più autorevole uno dei migliori concept album della storia del rock progressivo italiano. “Palepolitana” rivela a voler esser buoni un’operazione nostalgica e oleografica da parte di Vairetti; non si comprende questo voler sottolineare, da parte sua, il tributo a Napoli. Gli Osanna non hanno bisogno di rendere omaggio a una cultura della quale sono intrisi fino al midollo; sembra quasi un’operazione con cui ci si congeda dal pubblico al tramonto d’una lunga carriera, più che dell’avvio d’un gruppo rinnovatosi.

Volendo al contrario citare il Divo Giulio con: “a pensar male si fa peccato ma spesso ci s’indovina”, nell’uscita di “Palepolitana” c’è per certi versi (vedi la scelta del nome del disco) un’operazione di rievocazione a sfondo commerciale. Ci si sarebbe aspettati da Vairetti una decisa virata verso la Napoli attuale, con degli Osanna proiettati verso nuove frontiere musicali, anche in virtù del completo ricambio generazionale dei suoi componenti… E invece no! E allora giù con gli immancabili raffronti e con le sottolineature da matita rossa e blu. La distanza tra i due gruppi è siderale: gli anni in cui fiorirono i primi Osanna erano quelli della scoperta del rock inglese e di quello d’oltreoceano, soprattutto nel quartiere Vomero, grazie ai numerosi viaggi a Londra di Raffaele Cascone.

IMG_2410Gli anni in cui la grande tradizione popolare partenopea incontrava il blues e il jazz, anni in cui Napoli esprimeva James Senese, Franco Del Prete, Mario Musella, Pino Daniele, Enzo Avitabile, Tony Esposito, Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Jenny Sorrenti, Alan Sorrenti, Elia Rosa, Gennaro Petrone, Edoardo ed Eugenio Bennato e tanti altri ancora che guarda caso rappresentano a tutt’oggi l’avanguardia musicale partenopea. Anni in cui quasi tutti suonavano e in cui suonare, creare, significava esprimere le idee socio culturali d’una intera generazione che si emancipava, che sognava un futuro migliore!

Ovviamente non è tutto negativo per gli Osanna, gruppo che più volte si è sciolto per poi ricostituirsi. In questo momento è di grande importanza il loro ritorno sulla scena musicale, soprattutto come riferimento alle nuove generazioni: non alienarsi a suonare un “pop” banale in cui spesso ci si abbandona a testi sulla retorica dell’amore e delle rivoluzioni sociali in cui non si crede. Al contrario, l’invito degli Osanna e del prog più in generale, è dell’abbandono della forma canzone per dare spazio alla creatività più pura senza limiti di tempo nei testi e nella musica.

Speriamo in una rinascita musicale degli Osanna, un gruppo immenso che fu il primo a intersecare la musica al teatro, a fondere secoli e culture musicali differenti, a usare i travestimenti e a truccarsi il viso durante i concerti, ispirando persino i Genesis di Peter Gabriel che a seguito della tournée italiana del 1971, nel corso della quale gli Osanna gli facevano da spalla, iniziarono a truccarsi.