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Paleariza, musica dalla galassia della Calabria greca

Scritto da on 11 agosto 2015 – 10:07nessun commento

Ha preso il via nell’Area Grecanica Paleariza, il festival che costituisce da 18 anni un appuntamento fisso per appassionati, studiosi o semplici curiosi del mondo e della cultura secolare dei Greci di Calabria. Concerti, itinerari, laboratori di musica tradizionale e lingua grecanica si alterneranno per tutto il mese di agosto.

Formula vincente non si cambia. Così eventi e concerti sono programmati secondo un percorso che mira a valorizzare l’entroterra e gli antichi misteriosi borghi dell’area.

manifesto-paleariza-2015Paleariza è un marcatore d’area, una occasione per leggere un intero territorio, un invito a un turismo culturale come speranza di incontro e di crescita per un territorio intero, afferma il suo direttore artistico, Ettore Castagna.

Si punta sulle attrazioni del territorio e la sua ospitalità oltre che sulle millenarie tradizioni culturali, musicali e coreutiche. E sulla antica lingua grecanica, impasto singolare tra il linguaggio dei popoli greci che vi approdarono molti secoli or sono e il lessico usato dagli autoctoni. Un patrimonio prezioso, per lunghi anni sconosciuto o del tutto osteggiato. Fino all’arrivo di un glottologo tedesco, Gerhard Rohlfs, che dedicò gran parte della sua vita a salvare una lingua destinata all’estinzione. Da qui l’idea di una Scuola estiva in lingua greka, rivolta non solo ai greci di Calabria ma a tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo mondo magico e straordinario.

Conoscere l’Area Grecanica significa anche percorrerne i sentieri che salgono verso la montagna, tra mulini, vigneti, terrazzamenti, visitare i vecchi borghi abbandonati, immergersi nel silenzio, rotto dalla musica dei suonatori tradizionali. In una parola, partecipare alle proposte di Trekking che Paleariza propone ogni anno, con l’intento di far conoscere itinerari sconosciuti e affascinanti, che ha attirato nel tempo un vastissimo seguito di  appassionati.

Ma Paleariza è anche musica.

Prossimo appuntamento il 12 agosto a Roccaforte del Greco,  interamente dedicata al canto a muttetta. Diffuso in Aspromonte, nel resto della Calabria è conosciuto come canto alla riggitana e principalmente utilizzato per portare la serenata, secondo la tradizione,  alla fidanzata o a dichiararle i propri sentimenti. Sempre con la stessa metrica, questo canto era utilizzato come canto di sdegno, o per raccontare eventi accaduti, tristi o divertenti.

Tra fiaba e discorso scientifico si muoverà Angelo Adamo nel magico palcoscenico naturale di PerdidoAfrico Vecchio (13) mentre  Alex Perdido porta a Bova Marina (14) il suo progetto Vinyl machine, un dj set in vinile che spazia dal Afro-jazz al funk fino alla musica elettronica. Il tutto a base di dischi in vinile, naturalmente d’epoca, mescolati a sinth, loops, in una sintesi tra old e new sound.

Il 15 agosto arrivano  gli Indo-Kalabristani Band, un progetto esclusivo per il festival, che punta sul mix di suoni indiani e meridionali, in bilico fra Oriente e Occidente. “Un Sud per tutti i sud, fra il fascino poligonale del canto femminile, suoni elettronici digitali e l’arcana profondità delle tabla“, con la partecipazione di Rashmi Bhatt alla tabla, Alessia Cravero, voce, lira, Giulia Provenzano, voce, Valeria Quarta, voce, tamburello ed Ettore Castagna alla chitarra battente ed elettrica, computer.

La kermesse ha il suo acme domenica 16 con la musica della Calabria Greca e u Ballu di lumusicisti_sardi camiddu. Palco aperto ai giovani suonatori che hanno scelto la strada della riproposizione della musica grecanica e calabrese usu anticu , che si confrontano con una tradizione musicale altrettanto degna e ricca, quale quella delle launeddas sarde. Giancarlo Seu e Andrea Pisu sono tra i più autorevoli esecutori del repertorio legato a questa famiglia di strumenti. Da mezzanotte parte u Ballu di lu Camiddu, a base di fuochi pirotecnici per cacciare il diavolo e aprire le danze, guidato da ‘u camiddaru  Mimmo Vazzana.

Mettete in agenda anche la “fanfara urbana”, come l’ha definita Carlo Petrini (Slow Food) dei Bandakadabra, musica balkan e mitteleuropea insieme un repertorio di brani originali alternati a classici jazz, latin e rocksteady. Due dischi in attivo, collaborazioni con Roy Paci e Marta sui Tubi e con il regista Davide Ferrario, partecipazioni nei maggiori festival internazionali, questa brass band che tra ispirazione dalla strada e di questa fa lo scenario d’elezione per le sue esibizioni, si è ritagliata un piccolo ma significativo spazio nel panorama musicale nazionale  (17 agosto a Palizzi).

Preziose e inedite contaminazioni sonore tra  musica tradizionale e musica colta sono proposte jujuslidedai Luftig.  Tra funk, rock duro psichedelico e blues, rafforzata da  ritmi africani, si muove il quartetto afro-rock Jujù Rock.  Christian Arcucci (guitar) Eon Ether (bass) Kette Lion (percussions) Paul Zimmerman (drums) calcano da tempo la scena londinese, dove portano l’incedere ossessivo delle loro percussioni e i feroci riff alla chitarra, echi raeggae e afrobeat sempre all’orizzonte (21 agosto, Bova).

A chiudere ufficialmente Paleariza il 21 agosto arrivano anche i reduci…e combattenti…Re Niliu, che tornano insieme dopo 17 anni con un nuovo album, In a Cosmic Ear, riprendendo il viaggio all’interno della musica tradizionale calabrese utilizzando chiavi di lettura assolutamente inedite.

Ma non finisce qui, perchè il 23 agosto sul palco a Pentedattilo sale Francesca Prestia con un concerto improntato ai suoni e alla lingua calabrogreca, aperto dai  versi  di Oh ìgghio cheràmeno! del poeta scrittore grecanico Salvino Nucera.

Info sugli appuntamenti del festival su http://www.paleariza.it/