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Peppe vs. Otello. Voltarelli canta Profazio

Scritto da on 14 giugno 2016 – 17:16nessun commento

La Calabria alla fine è un minestrone/ il suo ritmo è semplice si chiama tarantella/ si ottiene pizzicando le corde spesse della chitarra/ con il pollice verso il basso/ e tirando le altre corde verso l’alto/ nell’intervallo di questi due movimenti c’è tutto/ senza accademia senza partitura/ una cosa istintiva/ non è proprio una narrazione è un filo/ uno spiraglio uno spigolo da dove spunta/ un sentimento puro / i tratti irregolari di una montagna/ un fiume enorme con poca acqua / una strada senza luci/ dei cani randagi stesi al sole un silenzio./In questa scena arriva Otello/ una parola che si attacca ai muri delle case /come fosse cemento una lettera scavata scolpita/ una buca un cielo…

Benvenuti nel folk d’autore calabrese. A cantare è Peppe Voltarelli, già Parto delle Nuvole Pesanti, poi una carriera solista stellare, che ne ha fatto il beniamino dalle platee di qua e di là dell’Oceano, un amore viscerale per la musica, diviso con il cinema, il teatro voltarelli profazioe i libri.  Questa volta si cimenta con il suo Maestro, Otello Profazio. Qualcuno ha detto che per diventare adulti e acquistare una propria autonomia i figli debbano (simbolicamente) uccidere i padri. A dire sul punto può essere solo Peppe. Fatto è  che Voltarelli canta Profazio –che mercoledì 15 giugno ore 19.30 sarà presentato al Museo del Rock di Catanzaro, in collaborazione con la Ubik- cofanetto con libro e CD, che inaugura la nuova collana tra poesia e musica di Squilibri editore, è un riuscitissimo doppio omaggio, in parole e musica, all’eclettismo, alla fine ironia, all’occhio disincantato di Otello Profazio, grande protagonista della scena folk in salsa italica.

Dentro ci sono i brani più belli del Maestro, rivisitati per l’occasione,  un racconto di Peppe Voltarelli, saggi di Domenico Ferraro, Laura Lombardi e Carlo Muratori e frammenti tratti dai giudizi espressi sull’opera di Otello Profazio da alcuni dei protagonisti di una irripetibile stagione di impegno meridionalistico, da Ignazio Buttitta a Carlo Levi, da Antonino Uccello a Saverio Strati.

E  in nome di una periferia che reclama a volce alta un’identità e un valore specifico da salvaguardare e rilanciare, di cui Profazio è stato -ed è- appassionato cantore, per impreziosire il cofanetto sono state scelte le opere d’arte di Anna e Rosaria Corcioneprofazio-voltarelli che esaltano magnificamente, in un costante gioco di rimandi (ancora una volta c’è un padre e diversi figli), Mimmo Rotella.

Voltarelli canta Profazio è un viaggio all’interno del mare magnum targato Sud, a mezza strada tra sfida e divertimento, luci e ombre, veleggiando tra storie e tematiche anche scomode come quelle che qualche decennio fa artisti come Guthrie o Cash tiravano fuori dal ventre dell’America.

Negli anni Sessanta Otello Profazio fece tra i primi una cosa sconvolgente per la cultura imbalsamata e aulica dell’epoca: prese le canzoni dei “cafoni” e le trattò come quello che erano, racconti di popolo, pezzi di storia di Italia. (…) scrive Franco Capitano su La Repubblica. A distanza di mezzo secolo un suo conterraneo, che racconta, anche lui, storie di Calabria e calabresi, scegliendo di non seguire necessariamente la strada del folk, privilegiando quella -forse più ardua- delle contaminazioni, e della  libertà espressiva e del coraggio di inventare e (re)inventarsi sempre.