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Il ritorno a casa di Re Niliu

Scritto da on 19 febbraio 2015 – 08:57nessun commento

C’era una volta, una volta c’era un principe che si invaghì di una giovane quatrara, bellissima quanto poverissima. I due decisero di scappare, ma il re e la regina, irati per la fuga del loro rampollo, lo maledirono, condannandolo a trasformarsi in una statua di cera, destinata per sempre all’oscurità.

Tascorsero gli anni, i giovani amanti e il bambino che intanto era arrivato continuarono a vedersi per poche ore, di notte, fino al canto del gallo. Ma un giorno il gallo non cantò più e il povero re Niliu finì, sotto i dardi dell’astro diurno, per sciogliersi, come neve al sole, lasciando il suo tesoro nel ventre del monte Tiriolo.

re niliu 1Narrano le cronache che Francesco Forgione 36 anni fa pensò a questa leggenda quando si trattò di dare un nome al gruppo che aveva formato insieme a Ettore Castagna, Sergio Di Giorgio, Gino Parisi, Goffredo Plastino ed Emilio Rinaldo. L’idea venne subito approvata ed ecco i Re Niliu, gruppo storico dell’etnosound meridionale e punto di riferimento imprescindibile della musica tradizionale del Bel Paese.

Tra cambi continui di formazione e di linguaggio, i re Niliu riescono tuttavia a mantenere intatta la cifra originale del gruppo, che attinge al ricchissimo patrimonio musicale calabrese grazie a un approfondito, paziente lavoro di ricerca sul campo, sulle orme della tradizione di studi etno-antropoligici dei De Martino e dei Carpitella, per puntare su una combinazione vincente di testi, suoni e strumenti che appartengono alla memoria storica delle comunità a sud dello stivale.

Nel giro di 10 anni il gruppo pubblica tre album, Non suli e no’ luna, Caravi, Pucambù, e arrivano subito gli apprezzamenti del pubblico e della critica, anche internazionale, entrando nella classifica della World Music Charts Europe e in diverse compilation.

Poi lo scioglimento, nel 2001, e la scelta di percorrere singolarmente nuove strade. Non durerà molto perché undici anni dopo Ettore Castagna, Salvatore Megna, Mimmo Mellace ed Enzo Tropepe decidono di riapparire insieme in una formazione rinnovata, cui si aggiungono la voce e la chitarra battente di Mico Corapi, le zampogne e le pipite di Peppe Ranieri, gli organetti e le tastiere di Giampiero Nitti.

A volte tornano. E quando si tratta del più importante gruppo di etnofolk made in Calabria la decisione non può che fare felici gli estimatori della prim’ora quanto destare l’attenzione di chi ne ha solo sentito solo evocare il nome. Soprattutto se il ritorno è segnato da un album come In a cosmic ear. Dove quell’ ear (orecchio) mostra qualche assonanza con heart (cuore), dove l’orecchio teso verso ritmi e sonorità che attraversano i confini e il tempo fa coppia con il cuore, ancora vivo e pulsante, di una tradizione orale ricchissima che attende ancora di essere esplorata in tutti le sue molteplici dimensioni e pratiche.

Dodici brani, alcuni dei quali arrivano da materiali inediti degli anni ’90, alcuni più Re Niliu 403_3951180724023767823_nrecenti, tutti riarrangiati, altri nuovissimi, fusi in una amalgama che stupisce per freschezza e originalità di sound. Ettore Castagna e i suoi sodali riprendono il discorso da dove l’avevano concluso, dalle sonorità elettroacustiche di Pucambù, per ritornare a sperimentare inediti impasti tra temi e sonorità della musica calabrese e della tradizione sonora del Mediterraneo, sound elettronico, effetti, campionamenti. E la ricerca continua anche nei testi in un percorso che parte dalla tradizione per toccare la poesia contemporanea, firmata da poeti calabresi (Pagai nu sonaturi, Strumbiota), temi di ordinaria vita quotidiana (Lira e frittura di patate e peperoni sulla Statale 18) e più strettamente d’attualità, come quello della immigrazione (Mare tundu) o dello sfruttamento del lavoro (Metitura). Magari ripartendo dalla diaspora di milioni di calabresi emigrati in giro per il mondo, storie di fatica indicibile e immenso dolore, di nostalgia, di dignità e orgoglio, tradotte in immagini liriche dal poeta calabro-canadese Antonino Mazza, al quale si ispira In a cosmic ear .

In un orecchio cosmico di aspri picchi e colline terrazzate
dove la ginestra e ciclamino fioriscono
a fianco e i limoni
e la casa dove sono nato
(A. Mazza)

 

In un Orecchio Cosmico. Così dice una sua bella poesia che parla di viaggio, emigrazione, trasformazione e la Calabria è una metafora di un Sud che è tutti i Sud. Poi continua con le parole mie. Che credo siano pure un po’ sue. E di tutti quelli che hanno vissuto una Calabria diversa, un altro Sud in giro per il mondo (Ettore Castagna)

 

L’incantesimo è rotto. Re Niliu è tornato a casa, da re.