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Roccella Jazz chiude con Wadada Leo Smith e Marockin’ Brass

Scritto da on 24 agosto 2015 – 13:27nessun commento

I canti gnawa dei Marockin’ Brass, accompagnati dalla tromba di Byron Wallen, chiudono come meglio non si poteva sperare l’edizione 2015 di Roccella Jazz Rumori Mediterranei.

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Roscoe Mitchell Ph. V. Fugaldi

Una edizione che ha inanellato diverse perle del miglior jazz, a iniziare da due numi tutelari di quella avanguardia che ha trovato il suo humus fertile a Chicago da 50 anni a questa parte, come Roscoe Mitchell e Wadada Leo Smith, che hanno dato vita a due ampi affreschi sonori, alternando parti scritte ad ampie evoluzioni improvvisative, alla ricerca del suono puro.

 

Due live che si affidano alla mente e all’anima del pubblico, che esigono fedeltà completa alla musica, in puro stile AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians) e AEC (Art Ensemble of Chicago), protagonisti per mezzo secolo di una parabola creativa che non ha cessato mai di spingere avanti la propria ricerca, che si sviluppa a tutto campo, anche nella direzione delle avanguardie accademiche europee.

 

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Orlando Julius Ph. A. Puleo

I musicisti AACM sono neri, come nero è il cuore del blues e del jazz, tra gli afroamericani. E sulle tracce di questo cuore si è posto Roccella Jazz, per approdare lì dove tutto è nato, in Africa, madre di una cultura, di linguaggi, di esperienze musicali che si contaminano con quelle di marca europea e si travasano nel blues, nel soul, nel jazz, e via via nel funky, nell’R&B, nel be bop, nella fusion, nel rap e via discorrendo. Un percorso complesso e articolato che ha trovato una sintesi originalissima in Orlando Julius, padre dell’afrobeat e pioniere dell’incontro tra l’estetica degli africani d’America e l’Africa. Un colosso che ha dimostrato, con la complicità degli Heliocentrics, la superband capitanata da Malcolm Catto (‘responsabile’ del ritorno in scena di un altro mostro sacro, Mulatu Astatke) che presta il suo groove martellante alla sorprendente energia di Julius, che in oltre un’ora di live, tra gli applausi, trae dal suo sax vecchi e nuovi successi, canta, danza, sorride, conversa con il pubblico, lancia continuamente ai compagni di cordata fili musicali da annodare e riannodare. Spettacolare.

 

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Dobet Gnahoré Ph. Vincenzo Fugaldi

Dall’Africa arrivano anche Dobet Gnahorè, ritenuta la nuova voce dell’Africa, energia vitale allo stato puro, incarnazione di un continente in movimento costante, tra modernità e tradizione, che ha calamitato l’attenzione del pubblico nella serata di venerdì, e due ensamble da tenere d’occhio, i Gabacho Maroconnection, band franco-ispano-marocchina e un tappeto di tradizioni e suoni che si ispirano ai canti gnawa, berberi, al jazz e al flamenco, e i Marockin’ Brass, incontro ad alto tasso adrenalinico tra la musica gnawa e il jazz, rappresentato da maestri del canto gnawa del Marocco e da uno dei migliori trombettisti in circolazione, Byron Wallen. Una miscela esplosiva, sorretta dalla ritmica straordinaria di Rod Youngs e dalle composizioni di Luc Mishalle, che ha meritato l’ovazione finale.

Il jazz è un atto irripetibile di libertà, in cui si concentrano passato, presente e futuro, e, come scrive Monk, <<andare oltre, sarebbe complicato>>.

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Marockin’ Brass Ph. A. Puleo

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Wadada Leo Smith Ph. A. Puleo

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Byron Wallen Ph. A. Puleo

 

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Gabacho Maroconnection Ph. A. Puleo