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Se la chitarra battente incontra la jota. Intervista a Francesco Loccisano

Scritto da on 5 febbraio 2016 – 08:14nessun commento

Compositore, arrangiatore, ma soprattutto intenso interprete della chitarra battente. Dietro ci sono talento e studio, passione e disciplina, che ne fanno uno dei migliori protagonisti della chitarra battente. Se ne è accorto anche il grande regista spagnolo Carlos Saura che ha voluto Francesco Loccisano con sé per la colonna sonora del suo ultimo film, La jota.

 

Noto per le sue collaborazioni con gruppi di punta nel panorama musicale calabrese e con artisti come francesco loccisano 1_1353119367459326027_nEugenio Bennato, Pietra Montecorvino, Vinicio Capossela, Bob Brozman, Saba, Loccisano ha il merito di avere sottratto la chitarra battente dal suo ruolo classico, ritmico e di accompagnamento ai canti della tradizione popolare -dalla pizzica alla tarantella agli stornelli- per affidarle il ruolo di solista e di averne portato alla luce un pezzo consistente della sua personalità, unica e inimitabile. Ma anche di aver creato uno stile compositivo, interpretativo ed esecutivo personalissimo.

Due album in attivo, Battente italiana e Mastria, e decine di concerti in mezzo mondo e Francesco da astro nascente è diventato una stella del firmamento musicale internazionale. Con la benedizione del guru Brozman, con il quale era iniziata una fertile collaborazione, spezzata dalla morte del chitarrista californiano, e oggi del Maestro Saura che torna alla sua Aragona, crocevia tra culture, fedi e saperi diversi (cristiana, ebraica e araba) e alla tradizione della jota, che di quell’incrocio costituisce l’espressione perfetta e fedele.

Carlos Saura 10.00.07

Carlo Saura

Danza di fuoco e di ritmo, in cui danzatori e musicisti mettono in scena di volta in volta il drammatico incedere dell’esistenza. Danza che esige grande virtuosismo tecnico e carattere da vendere. Così Saura ha chiamato il maggior interprete della jota, oltre che uno dei più grandi danzatori spagnoli degli ultimi decenni, Miguel Angel Berna, e gli ha affiancato Sara Baras e Manuela Adamo e un gruppo di musicisti di valore, tra i quali gli italiani Francesco Loccisano, Giovanni Sollima, Maria Mazzotta, Vincenzo Gagliani, diretti da Alberto Artigas.

Incontriamo Francesco pochi giorni dopo il suo rientro da Segovia, dove stanno per concludersi le riprese del film.

Francesco, hai iniziato a suonare da piccolo ma l’incontro con la chitarra battente è arrivato dopo e ti ha cambiato la vita…

Nel 1985 avevo nove anni quando istintivamente chiesi ai mie genitori di iscrivermi ad una scuola di musica nel mio paese. Qui ho avuto la possibilità di avvicinarmi al pianoforte, alla batteria, alla chitarra elettrica ed in modo più accademico alla chitarra classica. Qualche anno dopo, a fine anni ’90, ho iniziato a conoscere la musica popolare calabrese, quando sono entrato a far parte dei Quartaumentata, storico gruppo di ricerca. Poi arriva la collaborazione con Mimmo Cavallaro (Voce), Stefano Simonetta (Basso) in arte Mujura, Fabio Macagnino (Tamburello) e Daniela Bonvento, con i quali formammo un gruppo che voleva riproporre la musica calabrese, i “TaranKhan” … Esperienze che hanno rafforzato il mio rapporto con la chitarra battente, nella quale riversai tutta la mia esperienza di chitarrista classico, compositore e polistrumentista. E’ nata così la necessità di sperimentare insieme ai miei compagni di viaggio nuove strade e nuovi stili.

C. Saura, La jota (YouTube)

C. Saura, La jota (YouTube)

Loccisano e la chitarra battente, la battente e Loccisano. Una coppia inscindibile. Un legame, quello tra il musicista e lo strumento, che è difficile, ma forse non impossibile, descrivere con le parole…

Si tratta di sensazioni viscerali ed ineguagliabili che solo la chitarra battente riesce a trasmettermi… La mia scelta stilistica non è dettata dalla “convenienza” di sviluppare uno stile nuovo, ma da un forte rapporto spirituale che ho con questo strumento. Il 2015 è stato un anno importante perché mi ha portato a pubblicare un metodo di studio e di approccio sulla battente (lo trovi qui ) basato completamente sul mio stile interpretativo. Stiamo vendendo tantissimo su scala nazionale ed internazionale e questo è per me una grande soddisfazione.

La chitarra battente per molti è un mondo sconosciuto. Eppure ha origini antichissime. Vogliamo parlare di cos’è la battente, che funzione ha avuto nel tempo e in cosa si differenzia dalle altre chitarre?

Le prime tracce sul territorio nazionale sono presenti a partire dal 1500. La battente è parente stretta delle chitarre rinascimentali e barocche, dalle quali si differenzia per alcuni elementi fondamentali, come le corde (in budello per la barocca, in metallo per la battente) e la struttura del fondo della cassa armonica (piatto nella prima, bombato nella seconda). Ha una forma simile ad un otto allungato e le spalle hanno una lunghezza prossima a quella della pancia. In verità è la sola chitarra a potersi definire italiana, perché tutti gli altri modelli sono di origine straniera.

Altro dettaglio importante: la battente ha cinque corde doppie e la cassa bombata per cui è differente anche l’approccio tecnico pratico.

La Calabria ha avuto un ruolo fondamentale nel preservare la tradizione della battente, adottata dal mondo contadino come strumento di accompagnamento al canto, un uso senza il quale si sarebbe sicuramente estinta.

Oggi utilizzo una chitarra battente moderna che esaudisce la mia insaziabile vena compositiva. E’ un modello “Loccisano”, costruita appositamente per me dalla liuteria Oliver Guitar Lab a Scilla di Sergio Pugliesi, utilizzando legni selezionati e tecniche moderne.

Hai collaborato con numerosi artisti, diversi tra loro. Chi è che hai sentito più vicino e cosa ti ha lasciato da portare sempre con te, nel cuore?

Sicuramente il grande Eugenio Bennato. Mi ha dato davvero tanto. iI mio archivio racconta di più di 530 concerti in 5 anni, una tournée senza pause, un’esperienza vissuta tutto di un fiato, compresa la partecipazione a Sanremo 2008, e tantissimo lavoro di produzione in studio di registrazione. Eugenio è un artista che si è sempre distinto, non ha mai ceduto alle logiche di mercato ed i suoi concerti sono stati sempre una festa a cuore aperto, alla quale partecipano gli artisti del luogo per creare un’interazione di pura contaminazione. Ho conosciuto pochi come lui. La stima reciproca ci ha portati a collaborare con spirito guerriero.

A proposito di collaborazioni, ultimamente sei volato in Spagna per registrare un brano nella colonna sonora dell’ultimo film di Carlos Saura, La jota. Vuoi parlarci di questa esperienza?

E’ stato un fulmine a ciel sereno. Conoscevo da tempo la sua filmografia, da Flamenco a Tango, Carmen Story, e quando ho ricevuto la telefonata dalla sua coreografa, Manuela Adamo, non mi

C. Sausa, La jota (YouTube)

C. Saura, La jota (YouTube)

sembrava vero. Mi ha proposto di scrivere un brano e così sono volato a Segovia in Spagna.

L’11 dicembre abbiamo registrato la mia composizione con Saura, il figlio, la coreografa/ballerina Manuela Adamo e il resto della troupe per 12 ore quasi consecutive. Il Maestro è stato subito catturato dal suono della chitarra battente, lui ama la musica ed è profondamente innamorato dell’Italia… Adesso aspettiamo l’uscita del film.

In questi anni abbiamo assistito a un revival della musica etnica e popolare. Che rischia di diventare una esperienza come tante altre, di perdersi nel flusso di suoni quotidiani, perdendo la propria memoria storica e la propria irriducibile identità. Che ne pensi?
La storia della musica racconta che i percorsi importanti sono stati sempre scavati da musicisti di alto livello. In tutto questo revival ci sono musicisti validi, ma la stragrande maggioranza, per non dire il 90%, è fatta di amatori di basso livello. Una fetta di popolo ed in particolare la politica, purtoppo, dà molta approvazione e molti soldi alla mediocrità quindi siamo come al solito di fronte ad uno spropositato spreco di denaro pubblico ed i tanti talenti presenti sul nostro territorio vengono messi in secondo ordine. Bisogna per questo continuare a produrre musica di qualità, per orecchie ed animi sensibili, solo così il “Macellaio che la sera si improvvisa musicista” prenderà atto che la musica dovrà continuare a far parte della sua vita, ma al di fuori del palcoscenico. Sarà così salva la memoria storica di questo filone culturale e si potrà dare una proiezione positiva al mondo intero.

 I prossimi appuntamenti?

Tra qualche giorno parto per Perugia, dove mi esibisco l’11 febbraio al Balù in duo con Andrea Piccioni alle percussioni. Con Andrea ripartiamo subito per Roma, dove saliamo sul palco dell’Auditorium Parco della Musica il 13 febbraio. Per chi fosse interessato al mio metodo, sempre a febbraio, il 17, terrò un Seminario di Chitarra Battente al Conservatorio Francesco Cilea di Reggio Calabria.

 

Link utili:

www.francescoloccisano.it