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Verdi’s Mood: quando Verdi e il jazz si incontrano. Intervista a Cinzia Tedesco

Scritto da on 19 aprile 2016 – 08:08nessun commento

La Traviata, insieme a Aida, Rigoletto, Nabucco sono incontestabilmente le opere più eseguite nei teatri di tutto il mondo. Arie come Và pensiero o La donna è mobile sono diventate patrimonio universale, sui palcoscenici o canticchiate in macchina o la mattina sotto la doccia. Avrebbe mai pensato Giuseppe Fortunino Francesco Verdi che la sua musica avrebbe valicato confini geografici, generi musicali e il tempo?

Forse no, o forse sì visto che, tra le tante cose, il Cigno di Busseto fu anche un grande visionario, anticipatore di temi e di idee che verranno sviluppati negli anni a venire. E probabilmente avrebbe cinzia tedescogradito anche la lettura che cinque jazzisti capitanati da Cinzia Tedesco hanno proposto dei suoi capolavori in Verdi’s Mood, edito dalla prestigiosa Sony Classical ad inizio anno. A cimentarsi con una operazione che farebbe tremare i polsi a chiunque Cinzia Tedesca, signora del canto jazz, italiano e non solo, pugliese con sangue calabrese nelle vene, insieme a un ensamble di tutto rispetto, composto da Stefano Sabatini al pianoforte, che ha curato anche gli arrangiamenti, Giovanna Famulari al violoncello, Luca Pirozzi al contrabasso e Pietro Iodice alla batteria.

Da La donna è mobile dal Rigoletto a Amami Alfredo (La Traviata), da Và pensiero (Nabucco) a Celeste Aida (Aida) l’immaginario verdiano dà anima a un progetto inedito in assoluto in cui la complessa architrave e la potenza drammaturgica del melodramma si confrontano con il linguaggio del jazz, per esserne esaltate grazie al lavoro di paziente smontaggio e rimontaggio della struttura, gli arrangiamenti rispettosi ed equilibrati, l’interpretazione raffinata e partecipe del quintetto, a partire da Cinzia Tedesco. Un progetto che, tra innesti swingati, aperture in chiave scat, svela man mano che si ascolta, cromatismi inattesi e una cera originalità, riconosciuti anche dal MIBACT che ha concesso il suo patrocinio all’operazione.

Non è facile contattare in questi giorni Cinzia Tedesco, instancabile nel promuovere l’album sul web, in televisione, alla radio, sulle migliori testate di settore, come Musica Jazz che le dedica un’intervista sul numero di aprile. Non demordo però e alla fine la mia pazienza viene premiata.

 

Ben ritrovata Cinzia! Quando ci siamo incontrate l’ultima volta, mi avevi accennato già all’idea di un progetto dedicato a Giuseppe Verdi … Oggi quell’idea è diventata realtà. Un cd pubblicato da Sony, distribuito in Europa, Giappone, Corea e una manciata di arie celebri rilette in chiave jazz… Ci dici come è nato?

Molti musicisti in passato hanno rielaborato la musica classica in jazz, ma nessuno in Italia o all’estero cinzia tedesco 2 80c56954d201613113058893aveva affrontato questo lavoro considerando anche la voce come parte dell’arrangiamento. Per la Sony è stata questa la chiave di volta, la caratteristica principale dell’unicità di Verdi’s Mood e della sua originalità. Ho scelto le melodie che sentivo più adatte ad esser cantate in modo non lirico, con una interpretazione che immaginavo in equilibrio tra tradizione e modernità,  tra melodia e improvvisazione jazzistica, tra creatività e rispetto per il grande maestro Giuseppe Verdi. Una direzione musicale che ho condiviso con Stefano Sabatini,  pianista, compositore ed arrangiatore che ho sempre apprezzato per la sua raffinatezza e sensibilità melodica, che unisce con gusto e misura ad una  forte conoscenza del linguaggio jazzistico. Stefano è riuscito a lavorare sugli arrangiamenti creando atmosfere raffinate dove inserirmi come volevo, lasciandomi libera di trovare la mia strada interpretativa.

Che tu sapessi muoverti con abilità tra generi diversi ormai non è una novità. Passi Dylan, ma a Verdi come ci si accosta partendo dal jazz? Cosa hai trovato in Verdi di attuale?  

Verdi era il musicista del popolo, le arie ed i cori verdiani parlavano alle coscienze, venivano cantati nelle piazze, andando in un certo senso a costituire la colonna sonora del Risorgimento Italiano. Oggi un nuovo risorgimento culturale, civile e sociale è secondo me indispensabile, vista la decadenza, la superficialità e l’apatia dei nostri tempi.  Si fa fatica a sognare, a combattere per i propri valori, a lavorare per migliorare se stessi anche perché i messaggi che passano in modo devastante verso le nuove generazioni incitano a percorrere scorciatoie facili se non scoraggiano a costruire un futuro visto dai ragazzi come ‘inevitabilmente precario’. Verdi era un combattente, combatteva con le note ma lo faceva con una forza trascinante. Un vero interprete dei suoi tempi, al servizio della giusta causa e del suo pubblico. Più che attuale, Verdi è un esempio di quel che dovrebbe essere un artista, che fatico oggi a trovare.

Forse il cammino non è poi così accidentato, visto che il nostro Cigno era un grande sperimentatore…Basti pensare ad arie come Celeste Aida, che porge tranquillamente il destro a una rilettura in chiave swing o alle mille colorature di un Amami Alfredo…

verdis moods 69_4740059712556707393_nLa tua osservazione è quanto mai corretta: Verdi era uno sperimentatore ed, aggiungo, un grande comunicatore. La sua voglia di arrivare al pubblico, il suo tendere a colpire l’ascoltatore al di là della sua estrazione sociale ne fa artista ‘jazz per definizione’. Ma non è stato  per me facile, credimi, scegliere  ed estrarre dalle arie verdiane le parti che fossero interpretabili con uno stile che oggi è il mio e che volevo fosse il filo conduttore di tutto il progetto.  La mia fortuna è avere un combo eccezionale formato da Stefano Sabatini al pianoforte ed arrangiamenti e da musicisti di gran classe quali Luca Pirozzi, Giovanna Famulari e Pietro Iodice, musicisti che sanno danno forma e sostanza al mio mondo musicale sostenendolo, arricchendolo con il loro talento.

Mi sembra sia un album rivolto sia ai melomani che agli appassionati di jazz di stretta osservanza ma anche oltre…

Verdi’s Mood nasce anche come ponte tra due generi musicali, al servizio di ascoltatori diversi per età, esperienze e conoscenze musicali, e come tentativo di avvicinare gli appassionati di jazz alla lirica, e viceversa. Un progetto musicale che è riconosciuto nel suo valore culturale, oltre che artistico, tanto da godere del patrocinio del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo Italiano  concesso dal Ministro Dario Franceschini.

E’ quindi una musica che abbiamo voluto suonare per tutti, cercando di portare le grandi arie verdiane nel nostro mondo musicale con rispetto e amore per la nostra tradizione. Il jazz consente tutto questo perché a mio parere è una potente chiave di lettura di qualsiasi melodia, un approccio alla musica libero e liberale, un humus in cui far crescere nuove sensazioni ed emozioni. Anche se jazz e classica sono distanti per matrice culturale e storica, li avvicina l’essere ricchi di composizioni che hanno fatto la storia della musica e di musicisti ed interpreti di prima grandezza.  E’ per questo che credo che Verdi’s Mood superi le barriere e sia un prodotto musicale per tutti.

Visto che ti portiamo fortuna, a quanto pare, vuoi accennarci ai progetti futuri?

 Adesso è il momento di Verdi’s Mood, della sua promozione in Italia attraverso media nazionali e non, con concerti che partiranno in autunno e che ci vedranno portare il jazz italiano anche in contesti internazionali. Voglio godere di questo momento e dell’inizio di un percorso importante e prestigioso, vista anche la grandezza dell’etichetta discografica che ci sostiene e che crede in noi. Questo disco mi impegnerà molto, lo so, e credo che per molti mesi sarò assorbita da Verdi’s Mood. Ho riposto tutto il resto nel cassetto, sapendo di poterlo ritrovare e realizzare al momento opportuno.

 

I nostri auguri a Cinzia, Stefano, Luca, Giovanna e Pietro! E un assaggio di Verdi’s Mood…