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Voci e suoni dal sud del mondo nel nuovo disco di Vito Ranucci

Scritto da on 11 maggio 2012 – 07:56nessun commento

Dopo la bella prova de Il giardino delle delizie, nella colonna sonora di Le rose del deserto di Mario Monicelli, il sassofonista e compositore napoletano Vito Ranucci ci riprova con il nuovissimo progetto Dialects, prodotto da Mkrecords-VLC/Venus, vincitore del “Radici Festival 2011” (Volta la Carta).

Ancora una volta un percorso musicale personalissimo e trasversale, tra musica elettronica, classica, nu-jazz, fatto di voci, suggestioni e armonie “imprendibili”.


Un lavoro dal respiro internazionale, perfetto manifesto musicale dell’epoca della
mondializzazione, nel quale il mondo è un vasto scenario al cui interno le diverse tradizioni culturali recepiscono diventano fonte di nuove sonorità, in un processo infinito.

<<Realizzato applicando i criteri della composizione sinfonica ad una produzione artistica fatta in tipico ambiente dj-set, questo lavoro riesce a contemperare musica colta e dance-music, così come hi-fi e low-fi, sacro e profano, passato e futuro, contrapponendo suoni acustici e retaggi neoclassicistici a campionamenti, elettronica e rumori, utilizzati in funzione delle sezioni strumentali, ed in virtù delle dinamiche, delle armonie e delle architetture musicali.

In quest’epoca di incollamento spasmodico al trabiccolo tascabile, gode di poco spazio anche la poesia dell’anima, si da vita ad un linguaggio che concilia l’imperturbabile materialità con le esigenze della coscienza e della spiritualità. Ed è Dans le Regard” (Negli Occhi) che possiamo trovare, invece, la verità di ogni individuo e la sua espressione più vera. Suoni Nuovi e Antichi si fondono in una mistura alchemica, come elementi apparentemente inconciliabili, ma che poi, sapientemente miscelati danno vita a quella Poison”, che da veleno si tramuta in pozione magica.


World Trade Center”, simbolo odierno dell’eterno conflitto tra Oriente e Occidente viene da Ranucci considerato essenza della diversità che, resa manifesta, si dissolve in unica sconvolgente visione. L’anima sommessa e malinconica della Carmela” del mai dimenticato Sergio Bruni, viene resa inquietante in una rivisitazione mai, prima d’ora, così ‘diversamente’ raccontata.

Il sud di tutti i giorni, il sud che conosciamo, le voci di sempre, il sud che ancora scegliamo e che è la nostra Terra di Lavoro”; un’atmosfera ipnotica e sensuale si contrappone creando uno scorcio di spudorata modernità, in cui tutto è possibile e tutto accade con una certa Impunity” (impunità).

Dalle “Onde” di un canto d’amore delicato, profondo, passionale, talvolta sofferto, che la musica alleggerisce con un pizzico di ironia, si passa alla ‘solennità laica’ di Choral” (rielaborazione trasversale di uno dei più celebri corali da “La Passione secondo Matteo” di J.S.Bach) in cui una preghiera araba fa da contraltare ai testi evangelici protestanti in lingua inglese, creando una nuova dimensione della sacralità, prescindente da ogni tipo di appartenenza religiosa: un inno alla pace, contro ogni forma di integralismo religioso.

La filastrocca Napoli Hard” crea spunto per una coinvolgente elaborazione in stile down-beat. Lo spirito di “guapparia” in un clima di beffarda promiscuità. “Dialects” si chiude con la ‘complessità risolta’ di Lullaby for Camilla”, dall’apparente ingenuità minimalista che nasconde un’intricata catena di poliritmie complesse e sottili come possono essere soltanto i sentimenti che si celano dietro una ninnananna>>.

Vito Ranucci, è considerato oggi tra i maggiori esponenti della “World musica” italiana ed uno tra i più eclettici compositori della nuova generazione.Molto attivo nel mondo delle colonne sonore per il cinema ed il teatro, è stato distribuito in tutto il mondo dalla celebre etichetta francese “Harmonia Mundi” che produce gli album Distanze”, “Terres du sud Italie”, “Le tarantelle del Gargano, realizzati con la band Neroitalia di cui è leader e fondatore.

 

Ne “Il giardino delle delizie” ha raccoltoi intorno a sé alcuni tra i più importanti musicisti di Napoli-Est realizzando un lavoro apprezzatissimo da pubblico e critica, ondato su uno schema articolato di riferimenti extramusicali (poetico-letterari, pittorici, biografici, etc.).

 

 

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