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Viva la canzone d’autore: 40 anni di Premi Tenco con Profazio, Voltarelli, Pavone, Kento

Scritto da on 26 ottobre 2016 – 08:03nessun commento

Pare che la forma canzone fosse già nota nell’antico Egitto. Man mano venne a diffondersi sempre più nel Medioevo, attraverso sonetti e villanelle nei secoli successivi. Poi arrivò la canzone napoletana -cui contribuirono anche Donizetti e  Bellini- i lieder in Germania, le prime canzoni di musica leggera a metà del XIX secolo. E la contrapposizione tra musica colta -l’opera lirica- e quella popolare, che ingloba il filone folk, le canzoni politiche e quelle edulcorate e strappalacrime.

Con un balzo arriviamo al ‘900 e al dopoguerra che porta con sè la rimodulazione del genere, in Italia con gente come Fred Buscaglione e Domenico Modugno, la scuola genovese dei cantautori, da Tenco a Bindi a De Andrè, e quella milanese dei Gaber, Jannacci, Vanoni, in Francia con Brel e Ferrè, in Inghilterra con i Beatles e non solo,  mentre oltre Oceano si faceva avanti gente come Pete Seeger, Springsteen, Neil Young, Bob Dylan, Van Morrison, tanto per citarne qualcuno. A dimostrazione del fatto che da sempre la canzone è servita a convogliare emozioni e sentimenti, contestazioni e speranze, sempre diverse e sempre puntualmente deluse.

Un dato da ricordare per ricordare i 40 anni del Premio Tenco, rassegna (fieramente) indipendente della musica d’autore del Bel Paese, che quest’anno ha festeggiato un traguardo più che ambito con i meritati Premi alla carriera a Niccolò Fabi, a Staino, a Stan Ridgway e a quell’autentico portento che è il nostro Otello Profazio. Festeggiato per l’occasione da Peppe Voltarelli, vincitore della Targa Tenco, che ha portato sul Palco dell’Ariston il ‘suo’ Profazio, inanellando un po’ di gemme firmate dall’antesignano del folk revival, e da un altro calabrese doc come Pino Pavone, amico e collaboratore storico di Piero Ciampi.

E a dimostrazione che la canzone d’autore è viva e vive insieme a noi, tanto per parafrasare un celebre slogan di qualche anno fa, grazie alla capacità di camminare sulle strade e di respirare l’atmosfera dei tempi, gli organizzatori questa volta hanno voluto anche il rapper reggino Kento, anche lui accompagnato dalla orchestra di Mauro Ottolini, per la rivisitazione in stile rap di due brani di Tenco, e soprattutto a riprova dell’ intramontabilità di un genere che percorre spazio e tempo.

Certo la canzone d’autore, politica, di impegno, come veniva definita un tempo, ha lasciato il passo a testi più intimisti e privati, dimostrando di essere ancora

capace di fiorire fra sangue, pianto e morte dei campi di prigionia e sterminio tutti di questo “secolo breve”. Nelle fabbriche moderne come nella fame millenaria delle campagne. Un miracolo, la canzone, che invece d’esser stanco dopo tanto narrare e gioire e soffrire, non è mai stato -scrive Paolo Russo- così vivo e vegeto come da una ventina d’anni a questa parte. Quel che succede anche all’italica canzone d’autore che, di generazione in generazione, da una parte rafforza le sue radici folk, dall’altra, da tempo e per fortuna, non ha più paura di fare buona, anzi ottima musica, cosmopolita, complessa e finalmente scritta e suonata a colori.

 

Il folk singer e cantautore calabrese Otello Profazio insignito del Premio Tenco 2016.

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