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La biblioteca infinita: il sapere nell’antichità in una mostra a Roma

Scritto da on 13 maggio 2014 – 08:26nessun commento

amenormal_bibE’ stata inaugurata al Colosseo a Roma per rimanere aperta sino al 5 ottobre 2014 la mostra La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico, che rievoca gli spazi e i modi della trasmissione della conoscenza nell’antichità.

 

La rassegna, promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Electa, è divisa in 7 sezioni, con 120 tra statue, affreschi, rilievi, strumenti e supporti di scrittura, per documentare l’evoluzione del libro e della lettura nel mondo greco-romano, dall’età ellenistica al tardo antico, così come i luoghi pubblici e privati dove si scambiava e si custodiva il sapere, in un inedito allestimento scenografico.

 

La mostra nasce da due importanti scavi archeologici: la scoperta a Roma degli auditoria di Adriano a piazza Madonna di Loreto, avvenuta nel 2008 in occasione degli scavi preventivi alla costruzione della linea C della Metropolitana, e l’esigenza di ricomporre in un contesto unitario i risultati delle indagini archeologiche finora eseguite, e tuttora in corso, nel  Templum Pacis, lungo via dei Fori Imperiali, che hanno restituito inediti reperti, presentati adesso per la prima volta.

 

Gli auditoria, un insieme di sale destinate alla lettura pubblica, unico esempio di questo genere nella capitale dell’Impero e, per quanto ne sappiamo, nei territori conquistati dai Romani,  costituiscono la rappresentazione plastica di come la lettura, nell’antichità, fosse essenzialmente un processo collettivo rivolto a declamare ad alta voce, ascoltare,  comprendere un testo scritto, sul quale discutere e confrontarsi. Luoghi, dunque, in cui si racchiudeva la conoscenza universale e la si condivideva con gli altri.

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Il Templum Pacis, voluto da Vespasiano per sancire il ritorno alla pace dopo lunghi anni di lotte, era uno spazio poli-culturale costituito da un giardino porticato in cui erano esposte, come in un museo, le più belle opere d’arte provenienti dalla Grecia e dall’Asia minore, sculture e pitture, in parte già esposte da Nerone nella Domus aurea, e da una famosa biblioteca – divisa nelle consuete due sezioni greca e latina – con auditori  per conferenze, pubbliche letture e insegnamento. Uno straordinario complesso che nel IV sec. d.C. era ancora considerato una delle meraviglie di Roma.

 

L’allestimento mette in luce le differenze tra le biblioteche ellenistiche e quelle romane. Le prime erano luoghi chiusi, riservati al lavoro di pochi eruditi, e quelle romane veri e propri centri culturali in cui, al contrario di oggi, non regnava il silenzio: si frequentavano le biblioteche alla ricerca di testi rari, antiche opere, per confrontarsi con ricercatori e studiosi di varie discipline, per leggere

ad alta voce e dibattere, per ascoltare e apprendere. La biblioteca era un luogo deputato al

confronto culturale.

 

Nelle sezioni iniziali della mostra viene presentata una mappatura delle biblioteche e dei

luoghi destinati alla diffusione della cultura nel mondo greco-romano, grazie all’ausilio

di plastici che riproducono in scala le principali biblioteche dell’impero. Vi si possono trovare biblioteche private – come la villa dei Papiri a Ercolano da cui proviene l’insieme di sette busti in bronzo rappresentanti intellettuali del tempo, da Saffo ad Eraclito e Democrito – e pubbliche a Roma -l’atrium Libertatis; la biblioteca ad Apollinis; la porticus Octaviae; la biblioteca Ulpia.

 

Sono illustrate la produzione del libro e tutti gli strumenti che consentivano la scrittura, come raffigurano tre affreschi inediti, appena restaurati, provenienti dal teatro di Nemi e conservati presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, mentre il rilievo proveniente dai Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles mostra gli arredi di una biblioteca.

 

Un contributo particolare riguarda, nella settima sezione, le biblioteche di Roma antica

nell’immaginario della Roma dei pontefici, che la dicono lunga sull’ iconografia del libro nel corso dei secoli.

 

Tragiche istantanee del moderno bibliocausto e degli episodi esemplari della distruzione

della memoria concludono la mostra.

 

Nel catalogo, edito da Electa, sono raccolti numerosi saggi che focalizzano i temi della rassegna, illustrati dalle opere in mostra e dai quei documenti che per ragioni conservative non sono

presenti. Per la prima volta agli studi filologici si affiancano, per illustrarli,

i risultati della ricerca archeologica.

 

 

www.archeoroma.beniculturali.it