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Badolato Onde Rock 2010

Scritto da on 28 marzo 2011 – 21:17nessun commento

Meno male che il nome scelto per la manifestazione che ha visto sul palco una serie di band rock calabresi, con eccezione degli  PSYCHO FAMILY GANG di Los Angeles, non è stato Badolato Hell (Hell=inferno), altrimenti c’era il rischio che si sarebbe ripetuta la levata di scudi che ha visto il vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, scagliarsi contro il festival di musica metal Sikelian Hell (Inferno Siculo), sino a parlare di  «messaggi negativi, di violenza sfrenata e disinibita» (LA REPUBBLICA, 15/07/2010).

E se mandassimo al vescovo il testo del brano dei A BURIED EXISTENCE  in cui si denunciano i preti pedofili,  così da poter beneficiare degli strascichi della disputa per la prossima edizione di uno dei pochi festival in cui si può ascoltare rock non consono alle orecchie dei benpensanti?

Cristian Urzino dei RUSHDOWNSì, perché ad Onde Rock è questa la musica che si è ascoltata, a partire dagli acerbi  THE OUTSIDERS  per finire ai MEAT FOR DOGS, “anziani” del punk calabrese, passando dai decisamente sopra la media A BURIED EXISTENCE  e dagli ironici RUSHDOWN, che facendo il verso ai gruppi folk-melodici hanno proposto “U’ jumbuseddu”, uno dei jingle preferiti dal “popolo della tarantella”, in una fantastica versione metal, facendo rizzare le orecchie a coloro che erano approdati  a Badolato sperando di sentire per l’ennesima volta tamburelli ed organetti, sempre più privi tuttavia di quelle “iterazioni microvariate” che è possibile ascoltare nelle piazze e nelle feste dove la  “tarantella”, o meglio “u sonu” (Ettore Castagna, U Sonu. La danza nella Calabria greca, Squilibri, 2006) ha ancora un senso.

Senso ben diverso da quello che, invece, i politici calabresi, ai quali necessita la creazione di una identità regionale esigenza simile a quella che hanno avuto gli stati europei sul finire del 1800 (Hobsbawm-Ranger, L’invenzione della tradizione, Einaudi, 1987), chiedono al folk revival.

E quindi non c’è altro da fare se non sperare che per il prossimo anno questi “arditi della chitarra elettrica” non demordano e ci regalino altre serate simili, sempre che qualcuno come il parroco di Alcamo, dove avrebbe dovuto svolgersi il Sikelian Hell, non presenti le proprie istanze al sindaco di Badolato,  preoccupato perché «ognuno può scegliere di ascoltare la musica che preferisce, mi chiedo solo perché seguire dei principi che esaltano la negatività e inneggiano al dolore e alla morte, senza lasciare speranza per il futuro» (LA REPUBBLICA, 15/07/2010).

Ieri ho visto negli occhi di quei ragazzi non l’ipocrisia ed il servilismo, ma la speranza, una speranza accompagnata dalla rabbia e dalla voglia di cambiare.

Angelo Maggio