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Speciale Primavera dei Teatri 2015: storie dall’Italia dei paradossi per Oscar De Summa e Valerio Malorni

Scritto da on 3 giugno 2015 – 16:27nessun commento

Ultimi appuntamenti di Primavera dei Teatri edizione 2015 con un autentico fuoriclasse come Oscar De Summa, attore, regista e autore di punta del nostro teatro, attualmente in giro per l’Italia con Stasera sono in vena, Premio Cassino 2015, racconto dolce-amaro sul lucroso mercato delle droghe, saldamente nella mani delle mafie nazionali, che genera ogni anno profitti pari al Pil di intere nazioni. Mercato che ha trovato il modo di sfruttare il ‘disagio della civiltà’, mali e dolori di questo tempo inquieto.

Il mio studio si è allargato a tutto il decennio degli anni ’80 e a tutta l’Italia, in cui si registra un deciso cambio di tendenza nel tipo di droga scelte. Negli anni ’70 c’era un tipo di droga legata all’idea e alla conoscenza di sè, o alla condivisione, come le droghe leggere. Negli anni ’80 la parola d’ordine è ‘edonismo’ e il tipo di droga è anestetizzante…Non si conoscono ancora gli effetti e quindi c’è una generazione messa a tacere, a morire. Una generazione che è stata falciata. Questo è lo sfondo su cui mi muovo in questo lavoro. … Tendenzialmente non farei teatro di narrazione, ma il tipo di società che vivo e come vanno le cose mi obbligano a fare delle scelte.

 

Antonello Fazio (che firma anche la recensione che pubblichiamo sotto) lo ha intervistato insieme a Carlo Gallo e ValerBOLLARI900400-900x350io Malorni, ospiti anch’essi del Festival (video gentilmente concesso da Castrovillari.tv)

Carlo Gallo, tra i fondatori del Teatro della Maruca, spazio indipendente di stanza a Crotone, che ha portato a PdT 2015 Bollari. Memorie dallo Jonio. Una immagine poetica, un grido sedimentato nel tempo, che racconta del profondo rapporto tra pescatori e mare, e tra gli stessi pescatori, la sfida del passaggio dei tonni al largo, e poi un’altra sfida, quella della  guerra e delle storie di mare che la attraversarono.

Malorni, autore con Simone Amendola de L’uomo nel diluvio, con il quale hanno vinto il Premio In-box per il Teatro emergente,  narrazione ellittica che conduce per mano lo spettatore all’interno del labirinto della storia, chiamandolo a contribuire al dipanarsi del racconto. Il  Luomo-nel-diluvio900400-900x350tema è quello di una generazione senza futuro, pronta a imbarcarsi verso altri lidi per scampare al diluvio che sommerge un Paese ormai senza ancoraggi, alla deriva.   Un  tema purtroppo di tragica attualità, affrontato su più piani da un testo che tende a de-costruire prima che a ri-costruire, scommettendo sullo scambio continuo con il pubblico, grazie al quale la storia può avverarsi.

Storie, questa, come quella raccontata da De Summa, di una Italia malata e in cerca d’ autore, che tenta di galleggiare, nella tempesta, in un oceano di contraddizioni e paradossi.

 

La Recensione

Nel festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea, spazio di coraggiose sperimentazioni, alcune delle cose migliori provengono dal teatro di narrazione, ovverosia uno tra i generi più esplorati da autori-attori-registi di ogni appartenenza e scuola stilistica.

oscardesummaDopo Milite Ignoto. Quindicidiciotto di Mario Perrotta e Bollari. Memorie dallo Jonio del crotonese Carlo Gallo (piccola-grande perla, emanazione di una terra di mare e di orizzonti sconfinati, la Calabria di Soverato, Catanzaro, Tropea, come la Puglia e la Sicilia figlie della medesima antica trasmissione orale della storia e delle storie) un altro intenso e profondo frammento di racconto monologante ci è venuto da uno straordinario Oscar De Summa, davvero bravissimo e difatti apprezzato, applaudito, osannato dal pubblico di Castrovillari e di P.d.T. per Stasera sono in vena, allusivo sin dal titolo, ironico, di sublime (e rara) leggerezza dolente. Spettacolo prodotto da ˝La Corte ospitale˝, testo vincitore del Premio Cassino 2015.

Puglia degli anni Ottanta, nella memoria di Oscar (l’io narrante): le musiche dei Doors (con le quali si apre la scena) e il mito del ˝re lucertola˝ e della vita avventurosa delle rockstar, la glasnost e la perestrojka annunciate al mondo da Gorbaciov come lasciapassari della libertà e del cambiamento ma in realtà destinate ad essere una grande illusione corrotta dalla prassi, il benessere disegualmente distribuito, la scarsa voglia di lavorare seriamente (e soprattutto onestamente), lo sfrenato edonismo reaganiano.

Il racconto cresce, si fa pulsante, mirabilmente sospeso tra ironia e amarezza. Nel cuore di una Terra del disonore, dove nasce quasi all’improvviso una mafia ˝tipica˝ apuliana (la Sacra Corona Unita), con le sue regole selvagge e feroci imposte dal brusco passaggio dal commercio di hashish e affini ai lucrosi traffici delle droghe performanti (eroina, cocaina), si muove un gruppo di persone variamente legate fra loro: gli amiconi di Oscar, Sandra (la ragazza venuta dalla Svizzera per conoscerlo), Franco (l’amico perfetto, quello di cui ti puoi fidare come di te stesso) e Claudio detto ˝lo zù di Berlino˝, un tipo strambo a cominciare dall’incomprensibile eloquio.

Quindi tutti gli altri, introdotti dalle sequenze di volta in volta dettate dal racconto, nella ricomposizione di un bestiario di umanità contigua e degradata (a cui, per varie ragioni presenti eIMG_7162 future, non sfuggono anche Oscar e i suoi amici), tra cui spiccano un piccolo boss dello spaccio destinato ad una precoce morte, Tonino ˝u pregamuerte˝, praticamente un nano, magro e dalla voce stridula come una sirena (che aveva ereditato dalla madre: «Toninoooooooooooo»), il killer Temperino e Pulicillo, emblema del perfetto sfigato-drogato-spacciatore, che puzzava come un cane morto e aveva le croste sulle braccia provocate dagli aghi con cui si iniettava l’eroina («e non se ne vergognava nemmeno più»).

Il racconto cresce, segnato da musiche eccellenti che ne scandiscono i passaggi drammatici, le accelerazioni e i rallentamenti, i continui ritorni e i balzi in avanti, in cui trovano spazio piccoli e grandi atti delinquenziali, i primi morti assassinati (per le dispute sul traffico di droga), i tradimenti consumati da un amico a spese dell’altro («per una dose, glielo avrei consegnato davvero di persona», dice a un certo punto Oscar di Franco, che aveva ˝imbrogliato˝ un boss emergente e da questi era ricercato per essere sparato in faccia…). Risuonano, lungo il cammino, come altrettanti codici di lettura drammaturgica, le note e i versi di ˝The passanger˝, ˝Hey You˝, ˝Is there anybody out there? ˝, ˝Heroes˝. Testi e suoni esemplari, forti ed evocativi, accompagnati sempre dalla bella voce di De Summa e intimamente intrecciati alle parole di un testo senza forzature. E perfino con momenti di surreale comicità. Come quando Tonino ˝u pregamuerte˝, rivolgendosi ad un immaginario interlocutore, gli chiede se fuma pure lui: «Ah scusa, non fumi? Avevo visto gli occhi rossi… Ah, allergia al polline ? Abbiamo pure il polline!!»

oscar-de-summa-672x372Dramma e tragedia. Nella terra del disonore, nella terra di Caino. Dove non si sa chi avrà la meglio fra l’amore e la morte, fra Sandra e la droga, fra l’amicizia e la schiavitù.

Non a caso lo spettacolo si chiude con le ultime note dell’Hallelujah di Leonard Cohen – preghiera laica, atto di sottomissione ad un giudizio altro, ammissione di colpa e affermazione di grazia ritrovata, speranza di redenzione.

˝… C’è una vampata di luce / in ogni parola / non importa quale tu abbia ascoltato / se il sacro o se il profano Alleluia…˝

Lacrime asciutte che calano sul viso omerico di De Summa-Oscar. Buio.

Antonello Fazio