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18 settembre 2017 – 10:26 |

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A Cosenza anteprima mondiale di Burning fantasy, il film dedicato a Gregory Corso

Scritto da on 13 settembre 2014 – 11:12nessun commento

1958. Inghilterra. Centinaia di persone manifestano contro la bomba atomica. Arriva un uomo, zazzera chiara, gli occhi malinconici e attenti. Li osserva, poi si siede e comincia a annotare qualcosa nel suo taccuino. Quell’uomo è Gregory Corso, italoamericano di origini calabresi, poeta, capofila della Beat Generation. Sul taccuino nascono i primi versi della lirica che ha fatto conoscere Corso in tutto il mondo, Bomb. A lui e alla sua poetica un altro calabrese, Matteo Scarfò, dedica il suo ultimo film, Burning fantasy (Fantasia in fiamme) presentato in anteprima assoluta a Cosenza a Invasioni il prossimo 15 settembre (Chiostro San Domenico).

Con Matteo avevo parlato del film un anno fà quando era in cerca di fondi per recarsi a New York per terminare le riprese del film, iniziate sulla costa jonica reggina, in una bella intervista, che vi ripropongo (clicca qui) , in cui c’è tutto l’affetto e l’empatia per un uomo difficile e ingombrante, dalle posizioni radicali e spesso in antitesi con il sentire comune, ma sempre intensamente coraggiose e, soprattutto, vere.

 

gregory corsoA dire la sua Gregorio Nunzio Corso si era abituato subito, in orfanotrofio prima e in carcere successivamente, dove viene rapito per la prima volta dalla fulgida bellezza dei sonetti di Philip Marlowe e P. B. Shelley, altre due voci anticonvenzionali e fuori dal coro, dalla vita tragica e avventurosa. Gregory continua a leggere e studiare (Hugo, Dostoevskij, Stendhal) e, tornato nella Grande Mela, approda al Greenwich dove conosce Allen Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Neal Cassady, Laurence Ferlnghetti.

 

 

Gregory è un ragazzino duro dei quartieri bassi che crebbe come un angelo sui tetti cantando canzoni italiane con la stessa dolcezza di Caruso e Sinatra –dice Matteo Scarfò-. Ha un viso da scugnizzo, possiede l’autenticità del poeta di razza, un amore esclusivo per la parola, una smisurata capacità d’umorismo e allo stesso tempo una innata regalità Gli piace atteggiarsi a duro, a rozzo, crearsi alibi: “io parlare appena inglese”; ma le poesie che scrive smentiscono queste false modestie. Corso è sempre imprevedibile, impossibile da classificare: è fantasia in fiamme.

 

Kerouac la chiama Beat Generation e con Ginsberg e gli altri inizia a confrontarsi sulla necessità di una rottura con i modelli letterari mainstream. Nel beat c’è tutto, il battito, il ritmo, la ribellione, la liberazione da ipocrisie e stereotipi. Alla Columbia University e nei locali del Village si discute, si declamano le proprie poesie, si litiga, si fuma erba e si beve fino a tarda notte.

 

Corso, con Ginsberg e Kerouac è considerato il migliore di tutti, i suoi versi fendono la notte come lame affilatissime, il suo stile è sarcastico e tagliente, urticante a volte e spesso incompreso da critica e pubblico. Gira l’Europa in lungo e in largo, incontra sulla sua strada lo Zen cercando di trovare una pace impossibile, si trasferisce a Roma dove muore 13 anni fa e dove è sepolto accanto agli amati Shelley e Keats.

 

Fare un docufilm su Gregory Corso significa, da una parte parlare di un personaggio “profetico”; dall’altra di un uomo terreno che ha vissuto i suoi travagli interiori e materiali sempre con grande onestà intellettuale – spiega ancora il regista -. Le conseguenze sono state una vita condotta ai limiti dell’emarginazione, ma vissuta sempre attraverso un comportamento pacato e razionale, pur impregnata di affermazioni paradossali e di uno sguardo visionario capace di tradurre il suo mondo in parole in Corso… in Poesia. Il docufilm non segue una narrazione cronologica, ma le suggestioni emotive del rapporto di Corso con la Poesia.

 nick mancuso

Il ruolo di Corso Matteo l’ha affidato a Nick Mancuso, canadese originario di Mammola (Rc), attore di teatro, cinema e Tv (Ticket to Heaven e Una storia a Los Angeles i suoi film più famosi), affiancato da colleghi di razza come John Savage, che nel film parla del suo rapporto con  il poeta (conosciuto nel 1989 in Italia) e ne legge una poesia dedicata a Shelley, e Elisabetta Pozzi, che interpreta il ruolo di Shelley. Roberto Stranges ha curato le scene in greenscreen.

 

La proiezione è seguita dal concerto dei Nimby, autori della colonna sonora insieme a Aldo Ferrara, Francesco Leone e Arco Parentela .