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Alberto Burri, l’arte e la poesia, in mostra al MAON di Rende

Scritto da on 4 novembre 2015 – 19:01nessun commento

A cento anni dalla nascita e a distanza di venti dalla morte, al di qua e al di là dell’Oceano, decine di mostre, incontri, libri,  ricordano una delle icone dell’arte del Novecento, Alberto Burri. Anche la Calabria non resta indietro e dedica a Burri una mostra al MAON di Rende, intitolata Alberto Burri ed i Poeti: materia e suono della parola, che resterà aperta al pubblico dall’11 novembre al 27 febbraio 2016.

La mostra, curata da Tonino Sicoli e Bruno Corà, della Fondazione Burri, insieme al Burri più conosciuto dal grande pubblico, espone alcune creazioni che testimoniano il suo rapporto assiduo e particolare con la poesia e i poeti, dalle copertine di libri in edizioni ormai rare e di pregio ai lavori per edizioni alberto burri 2particolari, che introducono ad una figura di artista estremamente sfaccettata, che alimentò nel tempo la sua visione pittorica attraverso  intense collaborazioni con artisti della parola come Giuseppe Ungaretti, Leonardo Sinisgalli, Emilio Villa.

E Giuseppe Berto, con il quale condivide la detenzione nel campo di prigionia di Hereford, in Texas, durante il secondo conflitto. Strano destino, per l’artista, che conosce per la prima volta, dietro le sbarre di una prigione, un paese, gli Stati Uniti, che ne sancirà in seguito il riconoscimento internazionale.

Ungaretti lo definisce

l’ultimo pittore rimasto nel mondo… Fontana ha una purezza unica. Il resto o è vecchio o è stupido. La pittura è morta. La poesia è morta. Tempi allegri!

alberto burri 1Burri ricambia e gli dedica una delle sue Combustioni. Un rapporto -quello tra uno degli artisti che ha cambiato il volto dell’arte del dopoguerra e uno degli epigoni della poesia del Novecento- che si radica sulla ricerca, all’interno delle capacità espressive della materia per l’uno, del linguaggio per l’altro.

Il nostro usa catrame, tela, smalti sintetici, ne esplora le possibilità di modellazione, ne impiega la forza simbolica, la carica rappresentativa del reale, l’energia. Non è la negazione del colore ma la riduzione, spiega lo stesso Burri, “alla sua funzione più semplice e perentoria e incisiva”.

Nascono così i Gobbi, i Sacchi, i Catrami, le Muffe, i Legni e poi le Combustioni, burri combustionicon le quali introduce una nuova tecnica, il fuoco, per plasmare la materia e piegarla alla sua estetica.

L’artista umbro rompe con la tradizione figurativa, che demolisce e riconfigura in un solo colpo, puntando tutto su materiali ‘non convenzionali’, materia non inerte ma viva e pulsante, emblema di una umanità sempre sotto scacco a opera della violenza e della morte, e sempre pronta a risorgere come l’araba fenice.

Dalle macerie del terremoto di Gibellina nasce così il Grande Cretto, immagine plastica della morte che cade implacabile su uomini e donne,  delle ferite inferte a una comunità e al suo territorio, ma anche segno di rinascita.

grande crettoBurri attraversa i principali movimenti artistici contemporanei, il Post-minimalismo, l’Arte Povera, la Land Art e il movimento artistico femminista degli anni ’60 con furore creativo e costante tensione innovativa, di cui dà atto la grande retrospettiva aperta in questi giorni al Guggenheim di New York, intitolata The Trauma of Painting, curata da Emily Braun, che va ad affiancarsi ai numerosi allestimenti programmati in tutta Italia.

Nell’ambito del progetto calabrese sono previsti interessanti eventi contestuali che coinvolgeranno, oltre al MAON, l’Università della Calabria, il Palazzo delle Clarisse di Amantea, Villa Rendano a Cosenza, Studio Gallery di Lamezia Terme.

Link:

http://www.fondazioneburri.org/

http://www.maon.it/