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Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

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Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

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E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico amore. Non possono essere più diversi il pittore piemontese, rampollo di una famiglia di matematici e scienziati, che si è votato alla musica e al diritto prima di approdare alla pittura, e il giovane che arriva dall’altra parte dello Stivale, al quale il famoso nonno ha subito messo il pennello in mano, quasi un passaggio di testimone che segnerà profondamente il giovane artista.

A Felice Casorati quel ragazzo solare e sorridente piace e accetta di prenderlo nella sua scuola. Inizia felice casoraticosì un sodalizio che viene ricordato dalla Fondazione Cefaly, insieme a 4Culture ed Ebag, nella mostra La scuola di Felice Casorati e Andrea Cefaly, che fino al 26 novembre nelle sale del Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro ospita alcuni disegni del maestro torinese insieme alle opere dei suoi discepoli nel dialogo con l’opera dell’artista cortalese.

La mostra ripercorre un’esperienza di vita e didattica inedita, lontana dai metodi canonici dell’accademia, che Casorati sperimentò negli anni ’20 insieme ai suoi allievi. Insieme al calabrese Andrea Cefaly c’erano la scrittrice Lalla Romano, Paola Levi Montalcino, sorella gemella di Rita, Marisa Mori, Giorgina Lattes, Sergio Bonfantini, Daphne Maugham, che qualche anno dopo sposerà il suo maestro. Casorati in quegli anni è un vulcano. Le influenze della Secessione viennese hanno lasciato spazio allo studio meditato dei grandi artisti del passato, a iniziare da Piero della Francesca, che lo inducono a sperimentare uno stile asciutto ed essenziale.

A.cefaly.-jr.01Lo chiamano realismo magico ma Casorati prende la sua strada e fonda un nuovo gruppo, I sei di Torino, insieme, tra gli altri, a Francesco Menzio e Carlo Levi. Si dedica nel corso degli anni anche al design, disegna scene e costumi per la Scala, il Teatro dell’opera di Roma e il Maggio fiorentino, espone nei più importanti musei del mondo e fa incetta di premi e riconoscimenti.

Andrea Cefaly è costretto a tornare a casa, nella sua Cortale, dalla morte del padre. Mantiene tuttavia i rapporti con Casorati, che lo considera « un artista sul serio.. anche se isolato in una montagna calabra» e lo coinvolge in alcune mostre che raccolgono le opere dei suoi discepoli, anche quando imbocca la sua strada, qualche anno dopo, sulle orme degli impressionisti ma non solo, pavimentata da colori vivaci e smaglianti, che fluiscono liberi sulla tela in un raro equilibrio tra forme e cromatismi. Le pennellate ampie e brillanti rimandano alla luminosità degli spazi delle montagne calabresi dove Cefaly si ritira nel corso del tempo, quasi a volersi rendere ‘invisibile’, come ha scritto un critico, quasi a volersi sottrarre al cicaleccio del mondo artistico ufficiale, alla folla di critici e pubblico, per tornare a una dimensione privata, intima, quella di una tazzina di caffè, di un fiore, dell’anfora dell’acqua, a volte sospesa e irreale che rimanda a un mondo ancestrale e lontano, nel quale ancora a dominare è il mito.

 

“Andrea Cefaly parla della sua pittura, dice cose semplici, chiare, sane; proprio come le direbbe uno di questi contadini parlando degli ulivi, dell’uva, del grano. E tu continui a ridere dentro di te, perchè pensi a tutte le chiacchiere sull’arte… di tanti pagliacci pompati e pompatori oggi di moda. …E’ lì davanti a te uomo vero e puro, come è vero l’olio dei suoi olivi, come il pane del suo grano e il vino delle sue viti… lui è puro sa il segreto di trasformare in gemme quel che vuole; ma non è un alchimista: è un pittore vero”. (Renato Cenni)

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