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Federculture lancia l’allarme: la crisi si abbatte anche sulla cultura

Scritto da on 5 luglio 2013 – 11:26nessun commento

Puntuale come ogni anno arriva il Rapporto Federculture (edizioni IlSole 24Ore), che fotografa lo stato di salute della cultura nel nostro Paese, grazie ad un ricco repertorio di dati su  spesa e consumi delle famiglie italiane, fruizione culturale, investimenti pubblici e privati, politiche per l’istruzione, competitività internazionale dell’Italia.

 

rapporto fedeculture 2013_n

Se è vero che il comparto cultura ha dimostrato una vitalità insperata facendo da traino ad altri settori economici, come ha ampiamente evidenziato il Rapporto Symbola-Unioncamere, presentato appena pochi giorni fa (ne abbiamo parlato in un altro post), è altrettanto indiscutibile, spiega Roberto Grossi, Presidente di Federculture -organizzazione che riunisce enti e soggetti pubblici e privati che gestiscono servizi legati alla cultura, al turismo e al tempo libero- che l’Italia è entrata in un tunnel senza via d’uscita, coinvolgendo anche le sue vocazioni e principali leve di sviluppo, l’arte e la cultura, appunto.

 

I dati di Federculture rivelano che, nel 2012, dopo un decennio di crescita costante, la spesa in consumi culturali degli italiani ha avuto una flessione del 4,4%, con un taglio deciso in tutti i settori, compresi i musei, che perdono il 10% di visitatori.  Siamo ormai scivolati agli ultimi posti della classifica dei Paesi europei, insieme a Irlanda, Estonia, Lituania, Grecia, Bulgaria, a diverse lunghezze di distanza da consumatori tradizionalmente ‘forti’ di cultura come Finlandia, Svezia, Regno Unito e –persino- Malta, che destinano alla cultura oltre l’11% dei loro consumi complessivi!

 

Si comprimono, purtroppo, anche gli investimenti, tanto pubblici – i Comuni hanno fatto tagli solo in un anno per l’11%- quanto e soprattutto da parte dei privati, che per molte iniziative rappresentano pressoché l’unica risorsa, crollati dal 2008 di circa il 42%, con tangibili ricadute sullo stato del nostro patrimonio artistico e sui progetti in essere.

 

E’ significativo che nessuna mostra italiana nell’ultimo anno rientri nel gotha delle 10 esposizioni internazionali più visitate, in cui compaiono, guarda caso, paesi come il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, il Brasile, al vertice della classifica mondiale della competitività.

 

Per il turismo non va meglio: le nostre città perdono attrattività crollando al 15° posto  del Country Brand Index, pur mantenendo saldamente il primo posto per attrattività culturale. Ed infatti il turismo culturale rappresenta una fetta consistente dell’offerta turistica complessiva (35%) ed una voce di uscita significativa per chi viaggia lungo lo stivale.

 

Un quadro sconfortante e penoso che richiede, secondo Grossi, misure immediate e decise, tese alla revisione di obiettivi e politiche seguite sino ad oggi, nella direzione del sostegno tanto sul versante della spesa (per es. attraverso detrazioni di imposta) che dell’offerta e della produzione culturale, che offre esempi eccezionali quanto a capacità di autofinanziarsi e di creare posti di lavoro.

 

Occorre –sotto altro versante- aumentare il livello di istruzione e di formazione specialistica (oggi ai minimi storici), promuovere talenti e capacità di innovazione  stimolando la nascita di start-up di produzione e servizi alla cultura.

 

Poche ma decise azioni per invertire la rotta che porta i giovani a fuggire all’estero, smembrando intere comunità e  territori.

 

Insomma, come recita il titolo del Rapporto, occorre iniziare a dare una strategia alla cultura ed al Paese.

 

Per consultare tutti i dati

http://www.federculture.it/assemblea-generale-e-presentazione-rapporto-annuale-2013-5/

https://www.facebook.com/federculture