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FRAC, se l’arte mette lo spettatore al centro

Scritto da on 9 agosto 2016 – 09:00nessun commento

Nel nostro Speciale Estate non potevamo non parlare di FRAC, il Festival organizzato dal CRAC – Centro di Ricerca delle Arti Contemporanee di Lamezia Terme (Cz) che ha portato in Calabria una fetta importante dei nuovi linguaggi dell’arte e della musica, sulla breccia a Roma, Milano, Berlino, Londra.

Una scommessa iniziata lo scorso anno ad Aieta e proseguita nel 2016 tra Vibo e Pizzo, in  contesti eccezionali come il Complesso di Santa Chiara (che oggi ospita il Sistema Bibliotecario Vibonese) e il Castello normanno a Vibo e il Castello Murat a Pizzo, facendo dialogare un pezzo importante della nostra storia, spesso trascurato, se non dimenticato, con installazioni, grafica, visual e interaction design, live set.

In mostra sono diversi gli artisti che chiedono al pubblico di interagire con l’opera e, in alcuni casi, di co-crearla. Ci sono, tra gli altri, il Paese delle Meraviglie di Pfadfinderei, il collettivo di creativi di stanza a Berlino, realtà tra le più prestigiose e acclamate in Europa, che si veste di mille colori per tingersi all’improvviso del rosso più profondo; una installazione interattiva di aurorameccanica in cui l’opera è il frutto della felice combinazione tra il collettivo torinese e gli spettatori, sollecitati a prendersi per mano e attivare un circuito energetico per creare uno spettacolo di luci e suoni; Dslak che dialoga con la natura in Meristema, la cellula vegetale che permette alle piante di crescere, di reagire ai cambiamenti,  rigenerarsi e raccontare la loro storia, che si trasforma in suoni generati da uno speciale software, creando una partitura davvero unica;  i movimenti ellittici e sinusoidali dell’opera di Natan che si alimenta dei contributi degli spettatori.

La facciata imponente del Castello che domina Vibo si anima tra pietre rotolanti e fasci di luci e colori  grazie al videomapping creato dalla crew di Neocortex Project e ai live set che si sono succeduti in una tre giorni che ha dimostrato, ancora una volta, come la Calabria possa essere, oggi come due millenni fa, ponte tra passato e futuro, tra Nord e Sud del mondo.

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